Segnali di antiche sintonie – di Bruno Vacchino, Daniele Vacchino e Davide Rosso

C’era un’anziana signora,
che incontravo al tramonto
sul viale del camposanto,
che raccontava, assorta e nera,
senza smancerie o vago vanto,
di una certa tomba antica
dentro cui posavano, senza fatica
alcuna, non una, ma due bare.

Le chiedevo, senza ombra di sgomento,
“Nonnina, voi parlate con arguzia
di un remoto ricongiungimento!”
E quella, con candore e gran perizia:
“Non fu la tomba di due familiari,
ma di due morti accoppiati per destino”.
“Se non erano amanti, amici o cari,
che gran burla, che scherzo mancino!”.

Non rideva la vecchia, labbra rigate
come le ferite del Signore sulla croce,
si segnava con le dita screpolate
e muta se ne andava, quasi feroce.

Del riso mi passava la passione
e un senso di lutto e di sconforto
avvolgeva con trepidazione
il viale, il cielo buio e morto.

Nei restanti giorni dell’inverno desolato,
giravo i cimiteri della zona in ogni lato,
a cercare il loculo vuoto e abbandonato
che apparteneva al morto scappato.

Tratto da ‘La Solitudine del Rito’
di Bruno Vacchino, Daniele Vacchino e Davide Rosso
disponibile gratuitamente QUI