‘Una Storia dell’Orrore Italiana’ Di Paolo Prevedoni – Recensione di Simone Dellera

Una Grande Perla Nera!!!
Premetto che è sempre un piacere poter leggere romanzi d’Orrore, come in questo caso, di Autori nostrani… ma soprattutto con ambientazioni “locali”, piuttosto che relegare tali storie in un ambiente estero che ormai è diventato, per quanto mi riguarda, solamente un inutile cliché! Ricordo che il nostro Stivale è veramente ricco di folclore, cui poter attingere per scrivere ottime storie.
Interessante sin dal Prologo, quest’ultimo ambientato nella lontana estate del 1982, in una piccola frazione di Valenza chiamata Miraniente, si ha l’impressione di ritrovarsi in una sperduta e nostrana Salem’s Lot, perfettamente tratteggiata con l’inconfondibile Villa Marsten in cima alla collina che in questo caso è chiamata “Villa Bianca”, vecchia e decrepita magione della famiglia Parise.
Giorgio Gionaldi detto Giogiò, e Mario Curtigiani soprannominato Il Curti, due personcine poco raccomandabili che non riescono nemmeno a portare a termine una rapina alla stazione di benzina, peraltro di proprietà e ai danni del padre di Giogiò, in un’afosa notte estiva tempestata non tanto di stelle, ma di zanzare Kamikaze, decidono di appiccare il fuoco alla “Villa Bianca”. Immancabilmente qualcosa va storto e Nicola Vanni insieme all’appuntato Maurizio, saranno i primi a contemplare una croce di legno che brucia e il suo personale Cristo inchiodato, Mario Curtigiani, mentre si consuma lentamente in un mare di nere sfumature della pelle. Qualcuno però li osserva. Un uomo alto, vestito di scuro con una maschera sul volto…
Ovviamente, questo non può essere che solo l’inizio. E se la sensazione iniziale era quella di un omaggio a King, non si può certo ricredersi, quando ci spostiamo dalla vecchia Miraniente (Jerusalem’s Lot) a quella attuale datata 2014 (Salem’s Lot), ma soprattutto quando facciamo la conoscenza del protagonista Francesco Andrea Romero (il cui cognome Romero per me è un altro chiaro omaggio all’inventore degli zombie cinematografici. Anche se, per essere onesti, pare che Francesco non sopporti i morti viventi..) che potremo paragonare al Ben Mears di King e delle famose notti di Salem. Anch’egli scrittore, diversamente dalla trama di King, è contattato da Massimo Ceriana, anziano artigiano orafo arricchitosi in giovane età, allo scopo di commissionargli la stesura di un romanzo sulla base del dossier inviatogli tramite mail, il cui compenso è di centomila euro come anticipo e il successivo 30% sulle future vendite. Non essendo stato convocato per un lavoro di Ghostwriter, vige l’anonimato sul committente, che dovrà rimanere segreto. Le altre poche clausole sono di prendere alloggio all’albergo Azzurro di Valenza, scrivendo il romanzo non spostandosi da Miraniente per tutto il tempo necessario e ambientandolo in quest’ultima, in un locale di un vecchio palazzo allestito per l’occasione. Naturalmente il Sig. Ceriana, lo avvisa che sosterrà tutte le spese necessarie oltre al compenso promesso, ma lo esorta con cipiglio a non prendere sottogamba le vecchie leggende di Miraniente, così come poco più tardi durante la cena, è ulteriormente ammonito dall’Avvocato Bianchi che avrà la funzione di svolgere tutte le pratiche legali, prima dell’inizio della fine. C’è un’altra importante analogia, che presumo possa essere del tutto “soggettiva”, leggendo questo romanzo dall’ottimo e intricato intreccio narrativo, con “Un Brivido sulla Schiena del Drago” in cui si narra delle linee sincroniche che passano sulla schiena del drago, in cui tutto può succedere, e se in quel di Danilo Arona la cittadina era Masone su cui passava una di quelle linee, analogamente Miraniente non ha niente da invidiare a quest’ultima. È infatti noto sin dalle prime battute, degli strani decessi ed eventi funesti, che in un paesello costituito da circa 400 anime, non si può definire una casualità e che viene esposto sotto forma riepilogativa come un buon antipasto a base di nere portate a seguire, quando viene fatto il punto della situazione consultando il dossier attraverso gli occhi di Francesco, prima di immergersi a capofitto nel fulcro della storia narrata con maestria. Oppure il lettore potrebbe anche finire totalmente sintonizzato come nell’Inverno di Montebuio mentre si lascia travolgere dagli eventi narrati.
Del resto, l’intero romanzo è pieno d’importanti citazioni per gli amanti del genere, e scoprirle man mano che la lettura prosegue, diventa divertente e pone l’accento sulla cultura e il buon gusto in materia da parte dell’Autore.
Una possibile citazione nascosta, riguarda Jack Torrance per l’occasione alias Francesco Romero, per via del fatto che il barista dell’unico bar di rimpetto all’hotel Azzurro, gli versa della grappa non chiesta come se si trovasse davanti al bancone dell’Overlook Hotel in pieno delirio d’astinenza da alcol e via dicendo in successione per tutti gli altri esercenti che incontra.
Gli ingredienti per perdersi in un interminabile carosello di orrori avvolti dal mistero, sottolineati dalle spettacolari ambientazioni, ci sono tutti e aspettano solo che il lettore ne approfitti.
Affrontata questa lunga premessa, non si può certo non parlare dell’originalità che è propria dell’Autore. Ho sempre sostenuto che l’arte si crea sull’arte, e questo romanzo ne è un chiaro esempio, ma senza una definita personalità non si approda a nulla. Personalità che sfocia in un’evidente originalità dell’Autore, non slegato dal pathos che crea con il lettore. Il romanzo, nonostante la mole di pagine è facilmente assimilabile in pochi giorni, e la tensione rimane alta e cresce pagina dopo pagina. Le ambientazione sono dettagliate e riescono a rendere immagini precise. Il vento che soffia a Miraniente, spira e infuria fra le pagine del romanzo avvolgendo il lettore. Il freddo penetra nelle ossa durante la lettura e l’ambientazione diventa sempre più definita, tanto da ritrovarcisi dentro. Si ha l’impressione di un’impercettibile distorsione della quotidianità che man mano lascia il posto all’incubo vero e proprio. I personaggi sono ottimamente caratterizzati e si riesce tranquillamente a impersonarli uno per uno, alla stessa stregua di un transfert fra lettore e questi ultimi. L’intreccio narrativo è ottimo e non presenta nessun calo di tensione, che come ho già specificato, aumenta con il procedere nell’incubo. La trama non è mai scontata, e si fonde in una miscela di ghost story, horror, paranormale, thriller, alimentate dal nero mistero per la figura dell’uomo con la maschera.
Perché Francesco è stato incaricato da Ceriana di scrivere un libro sulle vicende di Miraniente? Qual è l’apporto che un semplice scrittore effettivamente può dare a una vicenda che puzza di marcio come il terreno intorno alla Villa Bianca e che sprofonda nella notte dei tempi? Qual è quindi la vera natura di Francesco Romero?
Antiche presenze, più vecchie della notte dei tempi si fanno sentire, gareggiano con l’inconscio delle persone coinvolte urlandogli nella mente. Quelle che possono vedere oltre le apparenze… oltre alla valle di lacrime in cui ci aggiriamo senza scampo verso l’oscurità, senza comprenderne il beffardo, nero destino che ci attende.
L’orrore scorre veloce e va a braccetto con la quotidianità, tanto da farlo sembrare normale e indissolubile dalla vita di tutti i giorni, naturalmente a Miraniente. I colpi di scena si susseguono senza sosta, fra presente e passato fino all’inaspettato finale.
Sicuramente l’argomento trattato è l’eterna lotta fra il bene e il male, e se ci pensate… qualsiasi argomento narra di quest’eterna battaglia, quella tra il bianco e il nero… ma questo scontro è stato descritto così bene che appassiona il lettore fino all’ultima pagina.
Un ottimo esordio e scoperta! Uno dei migliori romanzi che ho letto quest’anno!
CONSIGLIATISSIMO!!!