Daniele Vacchino tagged posts

Comunicato Novilunio Stampe Amatoriali – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

Vi segnaliamo questa interessante iniziativa editoriale, direttamente con le parole di coloro che l’hanno sviluppata e cioè Daniele Vacchino e Davide Rosso.


Cari amici, stufi di farci spillare soldi da editori farlocchi e penosi, abbiamo deciso di sfruttare l’auto-pubblicazione e, per gioco, inventarci una nostra sigla editoriale...

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Se le notti all’inferno – di Daniele Vacchino

Titolo: Se le notti all’inferno
Autore: Daniele Vacchino
Editore: GDS
Prezzo: 8,90 euro

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Tre amici di lungo corso si ricongiungono dopo diversi anni. Sono trentacinquenni le cui vite sono segnate da divorzi, crack finanziari e problemi personali...

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Le due sponde (Gotico Vercellese) – di Daniele Vacchino

Ero giunto a un paese remoto seguendo un percorso molto particolare, tracciato sulle indicazioni di antichi libri e disegnato assecondando le bizzarrie della mia mente. Era mia intenzione dare alle stampe un libro sui luoghi dimenticati della zona. Dare forma ai fantasmi, inseguire le figure che sopravvivono alla modernità. Il tracciato era quello battuto dal corso del fiume Sesia, un fiume sinistro, cangiante, ricco di anse e dal bacino mutevole. Ero sicuro che non solo antiche edicole e chiese allagate, ma interi paesi abbandonati avessero dimora sulle sue coste. Così, giunsi al paese di Greggio incuriosito dalla radice di quel nome, che faceva riferimento, forse, al greto, in ricordo delle alluvioni.
Greggio era cupo e abbandonato. I muri graffiati erano marci e cadenti, le imposte divelte e i cancelli corrosi dalla ruggine. La chiesa doveva essere stata smontata da predoni e le case mangiate dai topi. Fortunatamente era estate e trovai ricovero in una soffitta scalcinata e sporca. Trascorsi la prima notte nel buio completo. Da dove mi trovavo, potevo sentire il fiume scorrere, con il suo fragore di mandria. Di giorno scattavo fotografie, per delineare la planimetria del posto. Quando avevo terminato, scendevo al fiume: la golena, ampia e ferruginosa, testimoniava la capacità del corso d’acqua di modificare il territorio, di stravolgere l’equilibrio degli spazi e di decidere cosa potesse restare fuori dall’acqua e cosa dovesse essere sommerso. Mi ero persuaso che, a giudicare dalla lontananza di certe pietre, il fiume si fosse trovato nel tempo anche a un chilometro di distanza dal tracciato attuale.

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Il luna park sul mare – di Daniele Vacchino

Titolo: Il luna park sul mare
Autore: Daniele Vacchino
Editore: Novilunio edizioni
Prezzo: 8,90 euro

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“Per ogni uomo che, come lei e come me, ma anche come tutti coloro che ogni giorno si giocano sull’immensa giostra della Sorte la propria vita… giocatori d’azzardo, certamente, ma anche operatori di borsa, grandi e piccoli speculatori, venditori, piazzisti, perfino commercianti… per ciascuno di ...

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La candida morte: ecco perché il Thrilling anni ’80 resta intatto al suo posto nel “riflusso” – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

(…)
Il thriller italico anni ’70 è un monumento centrale dell’immaginario ermetico, linguaggio penetrato nel cinema e lì rimasto, incapace di attecchire in letteratura (I racconti di Dracula copieranno su carta i sintomi del gotico italico o hammer, pochissimo – e male – il thriller).

Fu una tabula rasa che accadde nella parentesi di piombo di quel periodo, tra stragi, golpe, br, afa di lacrimogeni.

La P38 mutò in un rasoio calzato dal cadavere di una mano, ossia dal guanto surrealista della grande trasformatrice, la Morte!
(…)
Il planisfero del thriller ha pure una musica cosmica.
Morricone.
Nicolai.
Trans europa express.
Ferrio.
Orlandi.
Umiliani.
I DeAngelis.
Cipriani.
Melodie sublunari fatte di armonia e numero, tetragrammi perfetti, cerchi genesi al cui centro è nascosto un punto luminoso in cui tutto è celato e non diffonde alcuna luce.
(…)
Torniamo a casa.

Torniamo al thrilling all’italiana, ai suoi lampi surreali, al connubio di morbosità, sesso e morte.

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Una settimana di festeggiamenti (Gotico vercellese) – di Daniele Vacchino

Tanti anni fa, viveva in paese un vecchio avido che aveva fatto fortuna trasportando attraverso il fiume certa merce di contrabbando. Era mal messo, zoppo e completamente sordo da un orecchio, ma tardava a rimetterci la pelle. Era inviso a tutto il paese, per via dei modi di fare spigolosi e del suo ottuso egoismo. Non aveva avuto figli; i parenti, tutta gente che tirava a campare, non vedevano l’ora di ballargli sulla tomba. Le malelingue dicevano che passasse le notti dalla maga, per scongiurare il trapasso. Nonostante la sua avversione alla morte, aveva avuto grande cura nel prepararla. Nei momenti di ottimismo, guardava al suo funerale come al primo giorno di una seconda vita. In quest’ottica, come molti compaesani abbienti, aveva provveduto ad accaparrarsi una lapide in un punto soleggiato del camposanto. Ma si era spinto oltre: nel tentativo di controllare il momento dell’ultimo saluto, in gran segreto aveva già fatto incidere sulla lapide il suo nome e fatto apporre la fotografia. Per una questione di superstizione, aveva fatto coprire la lapide incisa. Non voleva certo che la morte, invitata dalla nuova lapide, anticipasse la sua venuta! Era un vecchio spilorcio che sapeva fare i suoi conti.

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Il capello di Erminia (Gotico vercellese) – di Daniele Vacchino

– Quel che mi domandi sul capello… La tua risposta risiede in un racconto della tradizione del paese. Io te lo racconto così come me l’hanno riferito i vecchi che sedevano per la strada di notte. Un velo di mistero posava in quei tempi sul ponte che porta all’isola sul fiume. I vecchi credevano che superare il ponte significasse dirigersi nel mondo infero. Al contrario di quel che potresti credere, il timore della gente non era di lasciare questo mondo, avaro di soddisfazioni; la paura riguardava la possibilità di non compiere il trapasso. Restare un’ombra muta nel mondo dei vivi. Agli occhi del morto, il ponte sul fiume appariva sottile come un lungo capello di ragazza. Era necessario conoscere una formula e recitarla: solo in quel modo il ponte sarebbe apparso per quel che era e il maleficio si sarebbe dissolto.

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Daniele Vacchino e Davide Rosso presentano ‘Ritualis’

(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)

Daniele Vacchino e Davide Rosso, profondi conoscitori del thriller in tutte le sue forme, collaborano da tempo con la Soglia Oscura e sicuramente vi sono ben noti per via dell’intensa produzione narrativa e saggistica sviluppata singolarmente o in coppia.
Daniele è l’autore di diverse opere tra cui ‘I balordi di Tulear’ (Eretica Edizioni) mentre Davide ci ha regalato ‘I sintomi del Gotico’, oltre ad una produzione davvero vasta che spazia in diversi Generi.
Oggi li incontriamo per parlare della loro ultima collaborazione ‘Ritualis’ e dell’argomento del loro romanzo: il Mostro di Firenze.

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RITUALIS – di Daniele Vacchino e Davide Rosso

Titolo: Ritualis 
Autore: Daniele Vacchino e Davide Rosso
Editore: Edizioni Il Foglio
Prezzo:  15,00 euro (Cartaceo)

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Il romanzo lavora sulla cronaca fiorentina e la
trasfigura, facendola assurgere a un mito oscuro, orfico, della
contemporaneità, al pari della vicenda di Jack lo squartatore, mostro
mitologico utilizzato all’interno di format narrativi che lo accoppiano
con tutto e tutti.

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Intervista a Enrico Luceri, giallista e autore di thriller

(Intervista raccolta da Daniele Vacchino)

Enrico Luceri è un nome noto per gli appassionati del giallo e del thriller. Vincitore del Premio Tedeschi e firma di spicco del Giallo Mondadori. L’intervista che faremo sarà una faccenda per appassionati del genere giallo, un incontro a tutto tondo con un grande appassionato del genere.

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