Tanti papaveri rossi come il sangue inebriano – di Mirva Akai Hana

Ogni tanto mentre percorro le stesse strade di sempre, con quei paesaggi che non cambiano mai….
Penso che tu non ci sei più e che te ne sei andato in silenzio…
Apparentemente….Nulla è cambiato.
Ascolto questa melodia che è uscita dalle tue dita, le sento che pizzicano le corde di una chitarra acustica che sarà stata il tuo Amore dall’inizio alla fine dei tuoi respiri.
Queste note dolci, malinconiche raccontano senza voce… non sapevo niente di te, eppure queste semplici strofe mi fanno respirare i tuoi Segreti per la durata di qualche minuto.
La immagino prendere forma nella tua mente, spinta chissà da quali pensieri, emozioni…
Amori.
Che ormai sono Segreti.
Ogni parola che non diciamo è un Segreto, un Segreto che si perde con la nostra essenza quando ci spegniamo.
Non desidero averne, temo che poi diventino rimpianti.
Ecco perché sono scomoda.
Ecco perché quando cammino da sola per le strade, o cerco i miei angoli nei locali pubblici, mi concedo di osservare tutto quello che passa….
Tutto quello che si vede e non…. in genere quello che vediamo non è mai ciò che guardiamo.
Allora quel giorno il tuo Caffè al bar può essere più amaro o più dolce e un sorriso può cambiarti la giornata.
Una volta una persona molto speciale mi disse “Vestiti di Seta, è un tessuto pregiato, come la tua Anima, ed è Impermeabile e resistente…. Così che l’acqua che le cadrà sopra scivolerà via senza lasciare macchie” .
A volte mi chiedo se la mia Seta si sia macchiata o sia rimasta ancora intatta sotto la Vita che le scorre addosso….
E se dovessi sparire domani che traccia avrei lasciato del mio cammino…? Dentro me stessa e nelle persone che amo?. Ho solo preso o sono stata capace anche di dare ?
Non ci pensiamo mai ma il tempo scorre via e noi ne perdiamo tanto in futilità.
In blocchi stupidi, in offese inesistenti, in capricci che non siamo in grado di comprendere….
Quando ci rendiamo conto che la solitudine è tutto quello che ci rimane e la desideriamo perfino, impariamo ad amare la nostra malinconia e diventa lei la compagna che
ci tiene per mano quando meno ce lo aspettiamo.
Quando succede qualcosa di bello e non hai nessuno a cui dirlo. Cosi ti ritrovi ad urlare da solo in macchina e ti senti felice da morire, sino a che non ti rendi conto che quella felicità da sola è meno bella e più la osservi più diventa piccola, sino a che non scompare, esattamente come era comparsa, sotto il cielo che ti guarda dall’alto.
Eppure tu da solo sei tutto il tuo mondo, uscirne, rompere le pareti di cristallo del castello incantato che ti sei costruito, diventa sempre più difficile…
Fino a che un bel giorno ti rendi conto che non sei mai stato tu a chiudere il mondo fuori e che può entrare quando vuole se solo dimostra di saperlo fare… Di meritare di entrare.
Infine ti guardi allo specchio, guardi quei grandi occhi verdi riflessi che ti osservano di rimando… profondi e critici, acuti e velati di malinconia, freddi e indagatori ma guarniti dalla scintilla dell’inconsuetudine, della perversione, perché sai dove trovare quello sguardo quando lo cerchi….non si nasconde mai troppo lontano.
Sei il tuo più Grande Critico e la tua più devota Amante.
Arrivi a punirti da sola, in silenzio, ma sotto lo sguardo attonito di tutti quelli che sanno o che vogliono osservare.
Tutto quello che conta, tutto quello che voglio è che non perdano la scintilla di vita che vi vedo ardere in fondo, nel nero della pupilla dilatata dall’attenzione che si sta dedicando.
Quando mi osservo così, capisco da me perchè molti mi ritengono scomoda…. ma
molti non sono tutti e a me interessa quel poco che basta (che invero non è mai poco)
per illuminare il mio piccolo castello.