Le opinioni nuove sono sempre sospette e in genere contrastate, per nessun'altra ragione all'infuori dei fatto che non sono già comuni.
(John Locke)

L'uomo è un sole, i sensi sono i suoi pianeti.
(Novalis)

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità .
(Plutarco)

L'enigma delle luci di Hessdalen

di A. Rossignoli

Si manifestano all'improvviso, brillando nella notte.

Questi oggetti splendenti a volte restano a lungo sospesi a mezz'aria, a volte schizzano via a gran velocità prima di sparire.

Sono le cosiddette “luci di Hessdalen”, così chiamate dal nome della valle norvegese dove appaiono, un luogo solitario situato 80 km a sud di Trondheim. Qui, a partire dal 1981, si replica con una frequenza impressionante uno spettacolo che lascia stupefatti coloro che hanno la fortuna di assistervi. Le “sfere di fuoco”, infatti, non recitano mai lo stesso copione. Talora fisse, talora pulsanti, si muovono in modo irregolare. Di un unico colore rosso, giallo o blu, oppure multicolori, possono essere tanto intense da illuminare l'intera vallata.

Che cosa le genera? Cosa le fa risplendere?

Hessdalen

Secondo l'astrofisico Massimo Teodorani, queste sfere di luce compaiono nella valle con una certa regolarità, ma sono molto più frequenti da gennaio a marzo e tra le 6 del pomeriggio e l'una di notte. Alcune svaniscono in fretta, altre restano visibili anche per un paio d'ore. In base a punti di riferimento come alberi o case, si è stimato che il loro diametro possa variare da 1 a 10 metri.

Si presentano come strutture dal contorno evanescente, formate, come si è appreso da recenti osservazioni, da tante piccole componenti che vibrano attorno a un baricentro comune, dal quale a volte vengono prodotte sfere di dimensioni inferiori.

Da un punto di vista fisico, i ricercatori hanno potuto dimostrare che il fenomeno luminoso si comporta come un plasma, particolare stato della materia, con una temperatura di circa 6000 gradi, che rimane costante anche quando le sfere aumentano di volume.

Secondo Teodorani, ciò ha portato a ritenere che il plasma sia confinato all'interno di un fortissimo campo magnetico e che la sua struttura globulare sia dovuta a qualche tipo di “forza centrale” che simula la gravità dando alle sfere un aspetto simile a quello si soli in miniatura.

Nei giorni di maggiore attività, ci informa Teodorani, gli strumenti (spettrografi, magnetometri, radar, rilevatori per ultrasuoni, macchine fotografiche e videocamere automatiche ad alta definizione) hanno rilevato numerose tracce radar, ma solo poche di queste avevano come “controparti” ottiche le sfere di luce, e, quando le avevano, rivelavano spesso un andamento intermittente mentre la luce rimaneva fissa. Anche le perturbazioni magnetiche connesse alle sfere, che si manifestavano sotto forma di pulsazioni, hanno talora rivelato un comportamento insolito, presentandosi poche ore prima o dopo l'osservazione delle luci: come se il fenomeno ottico originale fosse sostituito da una forma invisibile.

Un'ipotesi prevede che nella zona si sviluppino forze tettoniche capaci di comprimere il quarzo delle rocce producendo intensi campi elettrici, in grado a loro volta di innescare i vortici di plasma.

Un'altra, invece, ritiene responsabili le particelle emesse dal Sole, che penetrerebbero nell'atmosfera da “buchi” nella magnetosfera terrestre.

Entrambe, però, presenterebbero molti punti deboli, sia per la frequenza con cui si manifesta il fenomeno, sia perchè non è stata trovata una vera correlazione con le tempeste solari.

Il mistero rimane...


Fonte:

Rossana Rossi, Quark N°16 - L'enigma delle sfere di fuoco.