DIECI SECONDI PRIMA DEL BUIO
di Autori Vari
“Il seminterrato di casa mia ha l’interruttore in fondo alle scale. Ogni volta devo scendere per accenderlo. Quando lo spengo, ho solo 10 secondi per risalire: è il patto che ho da bambino con le ombre e le creature che vivono là sotto, in attesa nelle tenebre. 10 secondi prima che mi possano prendere.”
La sfida lanciata agli autori che animano La Soglia Oscura era di raccontare in max 320 battute (non parole) cosa accade nell’undicesimo secondo.
Percorrete con noi i gradini, cercando di restare nei 10 secondi…
(Nota Bene: I racconti sono pubblicati esclusivamente in ordine di ricezione)
– 1° Secondo –
Un rumore mi riscuote. Mi giro lentamente dalla cima della scala. La lavatrice si è attivata da sola!
Scendo i gradini mentre il cuore pulsa.
Mi avvicino all’elettrodomestico. Mi abbasso…
Un grande occhio si muove nell’oblò!
Ruota e mi fissa.
Mi accusa per il corpo del mio socio che ho infilato nel forno accanto?
(Giovanni Maria Pedrani)
– 2° Secondo –
Da dietro le lavatrici, un drappello di calzini spaiati si sta organizzando. Marciano zoppi seminando pallini di pelucchi. Mi giro In preda al terrore, ma la luce delle scale si spegne; passi claudicanti e felpati salgono le scale mente mi stringo contro la porta. Poi non vedo più niente, sopraffatto da calci nel culo.
(Michele Ottone)
– 3° Secondo –
Bulbi oculari, pupille patinate. Spilli. Sfere buie brillano nella penombra.
Bocche, file di denti appuntiti. Mandibole ossute si muovono in una famelica danza.
Tac-tac tac-tac.
Corpi deformi si contorcono e supplicano nell’oscurità. Ammassi di carne, polvere e speranza.
“Ciao mamma, ciao papà: oggi pane secco. A domani.”
(Manuel Marinari)
– 4° Secondo –
Undicesimo secondo.
Mi volto. Non succede nulla.
Respiro sollevato.
Dodicesimo secondo.
Qualcosa mi tocca.
Ho infranto l’accordo.
O non c’è mai stato nessun accordo.
Quella sulla lavatrice è la cesta dei vestiti sporchi?
La luce davanti a me sfarfalla.
Ho paura.
Era un gioco. Solo uno stupido gioco.
O forse no.
(Matteo Cappuccio)
– 5° Secondo –
Un rumore mi fa ruotare verso il buio. Vedo uno strano mucchio di stracci, prima non c’era. Lo fisso, vedo un volto fatto di calzini e una mutanda si torce in uno strano sorriso.
“Chi sei?”
“Sono il ragman, ma tu puoi chiamarmi i tuoi vestiti persi nella lavatrice.”
“Allora avevo ragione! Sei tu che mi spai i calzini e mi fai sparire mutande”
Accendo la luce, i vestiti non rispondono enon sono più li.
(Alessandro Schümperlin)
– 6° Secondo –
Il cestello della lavatrice è pieno ma non d’acqua. Dentro c’è il tempo che hai già consumato, i secondi che ti rimangono.
C’è un gradino più basso. Stasera è scivolato più indietro, abbastanza perché il piede cerchi nel vuoto.
La lavatrice decide il ritmo rubandoti o regalandoti i secondi.
Se la porta si apre, sei fuori.
(Lorenzo Cavallo)
– 7° Secondo –
Allo scoccare dell’undicesimo secondo sento qualcosa strisciare nell’ombra.
Mi volto e nel buio lo vedo.
Per un attimo mi sembra di guardarmi allo specchio.
È identico a me, a parte quegli occhi oscuri e vuoti.
“Hai infranto le regole – mi dice con un ghigno terrificante sul viso – e ora il tuo posto è qua con noi”.
(Jacopo Casula)
– 8° Secondo –
Ieri ho indugiato e ho sentito il sapore di terra nella gola. Non mi hanno preso, mi hanno scorticato l’ombra. Ora cammino senza riflesso e ogni specchio è una bocca che aspetta. Sento il pavimento farsi carne sotto i passi. Stasera non conterò. Lascerò che mi trascinino dentro le pareti.
(Dominic Noir)
– 9° Secondo –
Mancava poco alla fine, ma ancora rifiutavo la sconfitta.
Sola, davanti alla porta, preparai il piede e tirai.
Vidi la rete gonfiarsi per poi ritrovarmi a terra,
paonazza, con i segni di un pallone sul volto.
«Questo è il mio attimo, dovresti saperlo!» disse la voce.
E aveva ragione. Era il fantasma dell’undicesimo secondo!
(Monica Porta)
– 10° Secondo –
La scala scricchiola. Ogni fine settimana papà dice: “Sistemerò la scala”; talvolta la chiama “la dannata scala”.
Salgo uno gradino alla volta, appoggio piano il piede ma il legno cigola lo stesso.
Arrivo in cima, giro il pomello e la luce affetta le ombre. Giù da basso la scala si contrae, si gonfia… e scricchiola, la maledetta.
(Andrea Bonifacio)
– Secondo Bonus –
Salgo rapido, sono dieci gradini in dieci secondi, come sempre. Faccio così da quando ne ho memoria. Uno al secondo: primo, nono… quasi fatto. Decimo gradino, decimo secondo. Ma… un undicesimo gradino? Da quando? È impossibile! Artigli immondi sbucati dal nulla mi afferrano, trascinandomi in un abisso di pece.
(Gabriele Luzzini)


