il cane nero di Newgate

Una delle leggende più sinistre del folklore inglese riguarda la tristemente nota prigione di Newgate e un misterioso e famelico cane nero. L’inizio della vicenda risale addirittura al XII secolo quando Londra fu colpita da una carestia e, a causa della scarsità del cibo, i detenuti praticarono il cannibalismo per sopravvivere. In quei tempi grami, uno studioso fu imprigionato con l’accusa di stregoneria, espediente piuttosto consolidato per sbarazzarsi di chi poteva minare l’Autorità con la conoscenza.
La sua sana costituzione era un invito troppo esplicito per gli stremati prigionieri e solo qualche giorno dopo la sentenza, i più anziani di loro lo uccisero e se ne cibarono.
Non passò molto tempo dall’efferato omicidio che una notte comparve misteriosamente all’interno della prigione un mostruoso e gigantesco cane nero con gli occhi del color della brace. Le sue zanne pronunciate grondavano sangue e un’aura mortifera sembrava avvolgerlo.
L’infernale molosso inizio ad attaccare i prigionieri nelle loro celle, facendoli letteralmente a pezzi mentre altri detenuti morirono di paura quando udirono la bestia immonda ansimare nelle immediate vicinanze.
Così come era comparso, il cane svanì con le prime luci dell’alba.
Dopo quella notte di terrore, alcuni prigionieri più audaci, che avevano partecipato all’omicidio dello studioso, riuscirono a eliminare alcune guardie e a fuggire per scampare all’eventuale ritorno della belva soprannaturale.
Ma nonostante avessero lasciato la città e raggiunto anche luoghi sperduti, il cane nero li trovò tutti e li divorò, senza alcuna pietà.
Lo studioso era stato vendicato ma cos’era davvero quella fiera invincibile che aveva sistematicamente individuato e ucciso tutti gli assassini?

La storia, così come viene proposta, si riallaccia evidentemente alla tradizione dei mastini o segugi infernali che caratterizza l’area anglosassone, anche se qui emerge la tematica della vendetta, quasi a sottolineare che lo studioso fosse stato davvero uno stregone anche se è sicuramente fuori dal canone classico il fatto che la creatura infernale compaia solo dopo la sua morte.
Un’altra credenza che si innesta è propria della licantropia e cioè lo scellerato atto di cannibalismo abbia innestato una maledizione di natura mannara su uno dei prigionieri, come successe al re d’Arcadia Licaone quando offrì carne umana a Zeus, giunto alla sua corte sotto mentite spoglie, e che fu trasformato il lupo dal dio come punizione per l’abominevole gesto.
Ovviamente è più plausibile pensare che un cane randagio di grosse dimensioni si sia intrufolato in cerca di cibo nella prigione e poi la trasmissione orale della vicenda abbia creato il mito.

Ma diverse sfumature paranormali permangono…
Il cane nero fu visto altre volte attorno alla prigione di Newgate alla vigilia delle esecuzioni, quasi fosse un presagio di morte.
La struttura detentiva, infine, fu demolita nel 1902 e si pensò che la spettrale presenza non si facesse più vedere ma ancora oggi ci sono alcuni testimoni che segnalano avvistamenti di una sagoma simile a un gigantesco cane nero nell’area in cui sorgeva il carcere, contraddistinta da un riconoscibile fetore di morte e decomposizione.