﻿{"id":807,"date":"2025-11-16T14:34:57","date_gmt":"2025-11-16T13:34:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sogliaoscura.org\/gabriele_luzzini\/?p=807"},"modified":"2025-11-16T15:04:34","modified_gmt":"2025-11-16T14:04:34","slug":"i-menhir-di-piscina-rei-e-i-loro-silenzio-millenario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sogliaoscura.org\/gabriele_luzzini\/2025\/11\/16\/i-menhir-di-piscina-rei-e-i-loro-silenzio-millenario\/","title":{"rendered":"I menhir di Piscina Rei e il loro silenzio millenario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9648 alignright\" src=\"https:\/\/www.sogliaoscura.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Menhir02.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"400\" \/>Sulla costa sud-orientale della Sardegna, dove il mare cristallino accarezza le spiagge di Costa Rei, si cela un enigma che sfida il tempo. Tra le dune e lo stagno di Piscina Rei, ventidue monoliti di granito si ergono come sentinelle silenziose, custodi di un passato che continua ad affascinare archeologi e viaggiatori. Questo complesso megalitico, noto come i <strong>menhir di Piscina Rei<\/strong>, racconta storie di culti ancestrali, riti misteriosi e civilt\u00e0 dimenticate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I menhir di Piscina Rei sono <em>aconici<\/em>, cio\u00e8 privi di punta, e sono tornati visibili grazie a una campagna di scavi condotta dal cantiere archeologico regionale tra il 1980 e il 1984. Durante i lavori, i monoliti caduti nel tempo furono rialzati e riposizionati, mentre cinque rimasero nella loro collocazione originaria. L\u2019intervento permise di recuperare l\u2019assetto del complesso e di valorizzare il sito, anche se nei decenni successivi fu lasciato in uno stato di abbandono.<br \/>\nSolo nel marzo 2024 l\u2019associazione <em><strong>Limen Sarrabus Gerrei<\/strong><\/em>, nell\u2019ambito del progetto <em><strong>Archeo Sarrabus<\/strong><\/em>, ha organizzato un\u2019operazione di riqualificazione in collaborazione con il Comune di Muravera e la Soprintendenza di Cagliari, ripulendo l\u2019area dalle sterpaglie e migliorandone l\u2019accessibilit\u00e0. Il Sarrabus, per completezza, \u00e8 una regione della Sardegna sud-orientale ricca di siti preistorici e nuragici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi collocano la nascita del complesso tra il Neolitico finale e l\u2019Eneolitico (circa 3500\u20132500 a.C.), un\u2019epoca in cui le comunit\u00e0 agricole iniziano a organizzarsi e a venerare divinit\u00e0 legate alla fertilit\u00e0 e alla vita. Alcuni archeologi ipotizzano che la disposizione dei monoliti non sia casuale, ma frutto della volont\u00e0 di creare un santuario all\u2019aperto, dedicato alla <strong>Dea Madre<\/strong>, alla fertilit\u00e0 della terra e alla ciclicit\u00e0 delle stagioni.<br \/>\nTale divinit\u00e0 femminile \u00e8 una figura centrale nelle religioni preistoriche dell\u2019isola e di altre civilt\u00e0 mediterranee, risultando fortemente connessa al ciclo vitale: nascita-morte-rinascita.<br \/>\nSimboleggiando la Terra, rappresentava la capacit\u00e0 di generare vita, nutrire e accogliere i morti (proprio col concetto di \u201c<em>Madre Terra\u201d<\/em>).<br \/>\nAlcuni studiosi vedono nei menhir un simbolo maschile complementare alla Dea Madre, in un equilibrio cosmico tra principio femminile e maschile.<br \/>\nAltri scienziati suggeriscono una funzione astronomica: forse queste pietre indicavano il sorgere del sole in momenti particolari dell\u2019anno, come i solstizi, trasformando il sito in un calendario primitivo per organizzare le attivit\u00e0 agricole. Pi\u00f9 in dettaglio, alcune analisi di archeoastronomia indicherebbero come l\u2019orientamento potesse essere stato determinato dal Solstizio d\u2019Inverno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Resta il mistero dei costruttori e delle tecniche utilizzate per muovere e disporre pietre dal peso di diverse tonnellate. \u00c8 probabile che fossero comunit\u00e0 agricole e pastorali, organizzate in clan, con una forte componente spirituale. La costruzione dei menhir potrebbe aver richiesto anni di lavoro collettivo, con tecniche rudimentali ma efficaci, basate su leve, rulli e forza umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9649 alignleft\" src=\"https:\/\/www.sogliaoscura.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Menhir03.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"400\" \/>Tra i menhir di Piscina Rei ce n\u2019\u00e8 uno che spicca per la sua unicit\u00e0: un grande blocco di granito con una cavit\u00e0 scavata nella parte superiore. Potrebbe essere stato usato per raccogliere acqua piovana, simbolo di fertilit\u00e0, ma molti studiosi lo interpretano come una possibile ara sacrificale, un altare per offerte agli d\u00e8i. Oggetti? Doni vegetali? O addirittura animali? \u00c8 di indubbio interesse poich\u00e9 la sua presenza collega il complesso non solo a funzioni astronomiche, ma anche a pratiche cultuali articolate.<br \/>\nInoltre, non \u00e8 possibile stabilire se la parte incavata sia naturale oppure artificiale. Nella seconda ipotesi, restano ignoti gli strumenti utilizzati e in grado di essere efficaci sul granito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In epoca romana il sito venne riutilizzato, snaturando la funzione originaria e modificandone la disposizione. I menhir furono inglobati in strutture edilizie con la tecnica dell\u2019<em>opus africanum<\/em>, tipica delle province romane ma di origine punica, che prevedeva pilastri verticali e riempimenti con blocchi pi\u00f9 piccoli e pietrame misto, creando pareti per edifici e fortificazioni. Nacque cos\u00ec un insediamento chiamato <em><strong>Susalei<\/strong><\/em>, di cui oggi restano tracce sparse. \u00c8 sorprendente pensare che pietre nate per scopi rituali siano diventate parte di case e mura, come se la loro energia dovesse continuare a vivere in un contesto completamente diverso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante decenni di studi, il significato profondo dei menhir di Piscina Rei rimane avvolto nel mistero. Perch\u00e9 proprio l\u00ec, vicino al mare? Perch\u00e9 ventidue pietre? Perch\u00e9 una cavit\u00e0 in una sola di esse? Ogni risposta sembra aprire nuove domande, e forse \u00e8 proprio questo il fascino dei luoghi megalitici: non ci danno certezze, ma ci invitano a immaginare.<br \/>\nOggi Piscina Rei \u00e8 una meta che unisce bellezza naturale e suggestione storica. Chi visita Costa Rei per il mare scopre, quasi per caso, questo angolo di Sardegna dove il tempo sembra essersi fermato. Non servono spiegazioni: basta ascoltare il silenzio delle pietre e, forse, per un istante, sentire l\u2019eco di voci antiche.<br \/>\nI menhir di Piscina Rei non sono solo un sito archeologico: sono un ponte tra noi e un passato che non possiamo decifrare del tutto. Ci ricordano che la storia non \u00e8 fatta solo di date e fatti, ma anche di simboli, riti e credenze che sfuggono alla logica moderna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-9654 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.sogliaoscura.org\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Menhir05-big.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"600\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla costa sud-orientale della Sardegna, dove il mare cristallino accarezza le spiagge di Costa Rei, si cela un enigma che sfida il tempo. 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