GLI ANTICHI DEI DELLA GRECIA – EFESTO
di Daniele Bello
Capitolo 14
Musa canora, canta Efesto dall’ingegno famoso,
che con Atena dagli occhi splendenti ha insegnato opere
splendide agli uomini sopra la terra. Prima essi
vivevano sui monti, dentro le caverne, come le fiere:
ma ora, grazie agli insegnamenti di Efesto, l’artefice
insigne, conducono una vita facile e serena
dentro le loro case, dal principio alla fine dell’anno.
Inni omerici, XX, Inno a Efesti, vv. 1-7
(traduzione di G. ZANETTO)
1.
La nascita
EFESTO (Ἥφαιστος, Héphaistos in attico; Ἇφαιστος, Áphaistos in dorico), che i Latini chiamarono VULCANO, era nella mitologia greca il dio del fuoco, della tecnologia e della metallurgia.
Il nume veniva adorato in tutte le città della penisola ellenica in cui si svolgessero attività artigianali, ma soprattutto ad Atene. Il suo culto si estese poi nella Magna Grecia e, in particolar modo, in Sicilia dove il nume venne identificato con una divinità locale (ADRANÒS, una divinità originaria della Sicilia), che le tradizioni collocavano sul monte Etna1.
Secondo quanto ci riferisce ESIODO nella sua Teogonia, Efesto fu il frutto dell’ira della sposa di Zeus; furiosa per i continui tradimenti del marito
Senza unirsi in amore con alcuno,
Era generò Efesto, lui che è valente
nelle arti tra tutta la stirpe di Urano.
ESIODO, Teogonia, vv. 927-929
Ad esasperare la dea Hera, in particolare, sarebbe stata la nascita della dea Atena, che Zeus fece nascere dalla propria testa (tale interpretazione è però contraddetta da quanti sostengono che ad aiutare il padre di tutti gli dei a far nascere Atena fu proprio il dio Efesto, che aprì il cranio di Zeus con un martello per agevolare il parto).
Secondo questa versione del mito, il dio Efesto fu generato da un parto indipendente dalla figura paterna; la dea pensò inizialmente di tradire il marito, ma non le fu possibile, poiché era la dea del matrimonio. Ella concepì così un figlio senza bisogno di un compagno e nove mesi dopo generò il figlio Efesto.
Secondo un’altra fonte, Efesto era invece figlio di Zeus e della dea Hera; egli fu tuttavia concepito in quel periodo di trecento anni in cui i due dèi si erano frequentati di nascosto ed avevano avuto solo rapporti segreti.
Ne seguì un parto prematuro e mal riuscito; si racconta infatti che nacque un bambino che zoppicava da ambedue i piedi, in quanto le piante e le dita erano rivolte all’indietro; questa deformazione inorridì la madre, umiliata per aver partorito un figlio deforme, al punto tale che ella lo scagliò giù dall’Olimpo.
Efesto, simile ad una ruota di fuoco, impiegò una giornata intera per raggiungere la terra; egli venne quindi accolto nel grembo di due divinità marine: EURINOME, figlia di Oceano e madre delle Cariti, e TETIDE, futura madre di Achille; per nove anni, il figlio di Hera venne accudito dalle due dée, all’insaputa dei numi e degli uomini: egli rimase presso di loro forgiando fibbie, fermagli, orecchini e catenine per le sue salvatrici, come ricorda lo stesso Efesto nell’Iliade, quando accoglie nella sua casa la bella Tetide:
Nella mia casa c’è una Dea riverita e onorata!
Fu lei a salvarmi quando ero in preda al dolore: ero caduto lontano
per colpa di mia madre, quella cagna sfacciata: intendeva
nascondermi perché ero zoppo; avrei patito e sofferto a lungo,
se Eurinome e Teti non mi avessero accolto nelle profondità marine:
anche Eurinome, figlia di Oceano che scorre attorno a se stesso.
Da loro, per nove anni, forgiai molti gioielli:
fibbie, collane ricurve, orecchini e bracciali,
dentro la grotta profonda. E intorno fluiva sempre
la corrente dell’Oceano ribollente di spuma; nessun altro
lo sapeva, né tra gli Dei né tra gli uomini mortali,
tranne Teti ed Eurinome: loro mi salvarono.
Ora lei è venuta nella nostra casa! Ecco, devo proprio
Ricompensare Teti dalle belle chiome, per avermi ridato la vita.
Tu intanto falle una buona accoglienza,
mentre io metto via i mantici e tutti gli arnesi!
Omero, Iliade, Libro XVIII, vv. 394-409
Non conosciamo bene i dettagli, ma in seguito Efesto venne riammesso nell’Olimpo, dove il dio zoppo e claudicante veniva apprezzato come fabbro e come artefice di manufatti sacri ai numi.
OMERO racconta di un’alta rovinosa caduta di Efesto: secondo quanto leggiamo nell’Iliade, il figlio di Hera avrebbe infatti cercato di prendere le parti della madre durante una lite contro Zeus.
Sembra che il padre di tutti gli déi avesse punito severamente la moglie, colpevole di perseguitare senza tregua il prode Eracle, che Zeus aveva concepito amando la mortale Alcmena.
Il figlio di Crono aveva tenuto Hera sospesa ad una fune d’oro, tra cielo e terra, e due incudini erano state sospese ai piedi della dea; il figlio di Zeus avrebbe tentato di liberarla ed era per questo in corso nell’ira di Zeus, come rammenta il fabbro divino nell’Iliade di Omero:
Abbi pazienza, madre mia, e fatti forza, anche se ti costa!
Mi sei tanto cara: non vorrei vederti qui,
malmenata sotto i miei occhi. Anche se mi dispiacesse, non potrei
aiutarti: è difficile, lo sai, tenere testa all’Olimpio.
Un’altra volta, in passato, volevo difenderti:
lui mi prese per un piede e mi buttò giù dalla soglia divina;
precipitai per un intero giorno e al calar del sole
caddi a Lemno: mi restava un filo di vita.
Omero, Iliade, Libro I, vv. 586-593
Zeus afferrò Efesto per un calcagno e lo scaraventò giù dalla sacra soglia del palazzo degli dei; al tramonto, egli cadde nell’isola di Lemno, dove il popolo dei Sinti lo trovò e lo curò.
2.
L’arte di Efesto
Nell’Iliade si racconta che Efesto fosse brutto, deforme e di cattivo carattere, ma con una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle, per cui tutto ciò che faceva era di un’impareggiabile perfezione:
Intanto Teti dai piedi d’argento giunse al palazzo di Efesto;
era una costruzione eterna, risplendente, pregiata tra gli immortali,
ricoperta di bronzo: se l’era costruito da sé il Dio zoppo.
Lo trovò che girava tra i mantici grondante di sudore,
tutto affaccendato; stava costruendo venti tripodi,
da mettere lungo la parete del grande salone:
aveva messo alla base di ognuno delle rotelle d’oro,
così potevano andare da soli al concilio degli Dei
e poi fare ritorno a casa (meraviglia a vedersi!).
Erano quasi finiti: non erano stati messi ancora i manici
ben lavorati; in quel momento il nume stava attaccando i bulloni.
Mentre eseguiva queste operazioni con occhio esperto,
giunse a casa sua la Dea Teti dal piede d’argento.
Omero, Iliade, Libro XVIII, vv. 369-381
Secondo la tradizione antica, la fucina di Efesto si trovava sull’isola di Lemno; i coloni greci che erano andati a popolare la Sicilia la collocarono invece sul monte Etna. I suoi assistenti all’interno della fucina erano i Ciclopi; egli inoltre costruì degli automi di metallo che lo aiutavano nel lavoro.
Il figlio di Hera aveva dimora anche sul monte Olimpo, dove rimaneva sempre acceso quel fuoco che venne poi rubato dal Titano Prometeo.
ESCHILO e APOLLODORO ci rammentano anche che fu lo stesso Efesto, in seguito, ad incatenare il figlio di Giapeto sul monte Caucaso per fargli espiare la sua colpa.
Efesto realizzò le dimore dei numi e la maggior parte dei magnifici oggetti di cui si servivano gli dei, nonché quasi tutte le splendide armi che nei miti greci compaiono in mano agli eroi più leggendari.
In particolare, ESIODO riferisce nella Teogonia e nelle Opere e i Giorni che l’illustre ANFIGIEE (epiteto di Efesto che significa “l’Ambidestro”) creò la prima donna, Pandora, nonché il vaso funesto che ella portò con sé quando di recò da Epimeteo:
ordinò poi all’illustre Efesto di impastare
velocemente terra e acqua, ponendovi dentro voce umana
e vigore; di formare una figura bella e amabile di vergine,
simile nell’aspetto alle Dee immortali; poi disse ad Atena
di insegnarle le arti, come quella di tessere trame dai molti ornamenti;
disse ad Afrodite di effonderle grazia intorno alla fronte,
il tormentoso desiderio e le pene che distruggono le membra;
ordinò a Hermes, il messaggero Argifonte,
di ispirarle un’anima impudente e un’indole scaltra.
ESIODO, Le Opere e i Giorni, vv. 60-68
Il figlio di Hera realizzò anche l’arco e le frecce di Apollo, i calzari di Hermes, lo scettro e lo scudo di Zeus, il carro di Helios, le armi di Achille, Memnone ed Enea. Egli fu anche l’artefice di TALOS, il guardiano di bronzo dell’isola di Creta, della cintura di Afrodite, della spalla di Pelope (figlio di Tantalo) e della collana di Armonia, la sposa di Cadmo (che tanta discordia portò alla famiglia reale di Tebe)
3.
L’incatenamento di Hera
Secondo un’antica storia, Efesto volle vendicarsi del grave torto subito da Hera, che lo scaraventò giù dall’Olimpo alla nascita; poiché, in qualità di artefice famoso, gli venne richiesto di costruire dei troni per gli dei olimpici, egli ne costruì uno in oro massiccio per la madre.
Quando Hera vide il dono prezioso, ella si rallegrò e si sedette sul trono, ella venne intrappolata da sottili catene invisibili: come racconta IGINO:
Vulcano [Efesto] fabbricò per Giove e per gli altri Dèi troni d’oro e di adamante; ma quando Giunone [Hera] si sedette, iniziò a pendere in mezzo al cielo. Venne chiamato Vulcano perché sciogliesse la madre che aveva legato; ma, adirato per essere stato precipitato dal cielo, affermò di non avere alcuna madre. Quando però il padre Libero [Dioniso] lo ubriacò e lo condusse nel concilio degli Dèi, non poté negarsi alla pietà; da Giove [Zeus] tuttavia ebbe la facoltà di ottenere tutto ciò che avesse chiesto.
IGINO, Favole, 168
Secondo alcune fonti, Poseidone istigò Efesto a chiedere in sposa la dea Pallade Atena; dopo aver ottenuto il consenso degli dei, il figlio di Hera entrò nel talamo: Atena, tuttavia, difese strenuamente la sua verginità con le armi; mentre essi stavano lottando, il seme del dio Efesto caduto al suolo ingravidò la dea Terra; nacque così un bambino che aveva la parte inferiore in forma di serpente: egli perciò fu chiamato ERITTONIO perché in greco antico ERIS significa contesa, mentre CHTONIOS vuol dire figlio della terra.
Secondo APOLLODORO, invece, un giorno Atena si recò da Efesto per farsi forgiare delle armi: il dio, che era stato abbandonato da Afrodite (v. infra), si sentì preso da un grande desiderio di Atena e cercò di inseguirla, ma lei fuggì. Quando con grande sforzo riuscì a raggiungerla (perché era zoppo), egli tentò di possederla, ma Atena – che era casta e vergine – si divincolò ed Efesto eiaculò sulla coscia della dea. Nauseata, Atena si ripulì dal seme con un bioccolo di lana, e lo gettò a terra. Poi fuggì; ma dal seme caduto a terra nacque Erittonio, destinato a diventare re di Atene.
4.
Le spose di Efesto
Una tradizione molto antica vuole che Efesto acconsentì a liberare Hera, ma solo dopo che gli venne concessa in moglie la dea dell’amore, AFRODITE.
Si narra che Zeus diede il consenso a questo matrimonio perché Efesto era dotato tra tutti del carattere più fermo e costante; in questo modo si sarebbe prevenuta l’ovvia disputa per la sua mano tra gli altri dei. Non è escluso che anche Hera ebbe la sua parte nel combinare le nozze, a causa della sua gelosia nei confronti della bellissima dea dell’amore.
In ogni caso quello tra Efesto ed Afrodite fu un matrimonio combinato ed Afrodite, alla quale l’idea di essere sposata con il bruttissimo fabbro degli dei non piaceva affatto, intraprese una relazione segreta con il dio della guerra, ARES.
Efesto venne a sapere del tradimento della moglie da Helios, il dio del sole, ed organizzò una trappola per sorprenderli in uno dei loro incontri, come ci racconta OMERO nell’Odissea:
Subito venne da lui come nunzio
Helios (il Sole), che li vide unirsi in amore.
Quando Efesto udì l’annuncio doloroso,
corse alla sua fucina, macchinando vendetta nell’animo.
Sul ceppo piantò una grande incudine; e forgiava catene
salde ed infrangibili per imprigionarli.
Quando costruì la trappola, irato con Ares,
andò verso il talamo dove vi era il caro letto:
attorno alla bella lettiera sparse intorno i fini lacci;
molti erano sparsi sopra dal tetto,
come sottili ragnatele: nessuno poteva vederli,
neppure gli Dei beati, perché frutto di ingegnosa frode.
Dopo avere messo la rete tutta attorno al letto,
finse di andare a Lemno, città ben costruita,
città a lui cara più che ogni altra.
Ares dalle redini d’oro non stava invano di vedetta,
quando vide partire l’illustre fabbro Efesto.
Si avviò alla casa dell’assai famoso Efesto
bramando l’amore di Citerea dal bel diadema.
La Dea era ritornata dalla casa del padre, il possente
Cronide; Ares, entrando, la trovò che sedeva,
la prese per mano, le rivolse la parola e disse:
“Andiamo a letto e prendiamo il nostro piacere;
Efesto non è in casa, è partito
per Lemno, tra i Sinti dalla voce selvaggia”.
A lei l’invito parve allettante.
Entrambi andarono a letto ma attorno a loro
si avvolgevano i lacci forgiati dall’abile Efesto:
non potevano stendere una mano, né levare un piede.
E allora capirono che per loro non vi era più scampo.
Omero, Odissea, Libro VIII, vv. 270-299
Mentre Afrodite ed Ares stavano insieme a letto, Efesto li bloccò con una catena e per punizione li trascinò così sull’Olimpo per deriderli davanti agli altri numi. Gli dei alla vista dei due amanti scoppiarono a ridere ma Poseidone convinse Efesto a liberarli, garantendo che in cambio Ares avrebbe pagato la multa che toccava agli adulteri.
La coppia avrebbe finito per divorziare: si dice che Efesto avrebbe riportato Afrodite a suo padre e avrebbe chiesto la restituzione della dote nuziale.
L’unione tra Efesto e Afrodite non diede alcun frutto, anche se VIRGILIO sosteneva che dalla coppia nacque EROS, il putto alato che con le sue frecce suscitava la passione amorosa nei mortali; in realtà, sembra che il fanciullo fosse figlio di Ares, ma che Efesto lo adottò come suo erede.
Ad Efesto vengono attribuite anche altre mogli: in Sicilia si raccontava dei suoi amori con la ninfa ETNA, mentre ESIODO sostiene che la sua consorte fosse una delle Cariti (le Grazie), AGLAIA.
Una tradizione molto antica vuole che nell’isola di Lemno il fabbro degli dei si unisse con la Nereide Cabiro, con la quale egli concepì la stirpe dei CABIRI.
Descritti ora come abili artigiani, ora come servitori della Grande Madre REA CIBELE, i Cabiri erano probabilmente delle divinità primordiali (per questo essi erano chiamati Megaloi Theoi, “grandi dei”) di origine pre-ellenica (secondo Kerenyi lo stesso Titano Prometeo era, in origine, un Cabiro), del cui culto si perse quasi del tutto la memoria in epoca storica; esso non scomparve del tutto tanto è vero che esso si conservò nell’isola di Samotracia e a Lemno, dove venivano celebrati i misteri dei Cabiri: essi erano chiamati anche Hephaistoi, ovvero gli uomini di Efesto; gli appartenenti ad una delle tre tribù che vivevano a Lemno venivano chiamati Efestini e sostenevano di discendere direttamente dal dio.
1 Pindaro chiama l’attività esplosiva dell’Etna getti di Efesto (Ἇφαιστοιo κρουνοὺς – Áphaistos krounoùs).
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Fonti:
http://www.theoi.com/Olympios/Hephaistos.html
o Homer, The Iliad – Greek Epic C8th B.C.
o Homer, The Odyssey – Greek Epic C8th B.C.
o The Homeric Hymns – Greek Epic C8th-4th B.C.
o The Orphic Hymns – Greek Hymns C3rd B.C. – C2nd A.D.
o Cicero, De Natura Deorum – Latin Rhetoric C1st B.C.
o Nonnos, Dionysiaca – Greek Epic C5th A.D.
SOURCE STATUS (of Hephaistos pages)
o FULLY QUOTED: Homer (Iliad & Odyssey); Hesiod; Hesiod; Homeric Hymns; Homerica; Aesop; Apollodorus; Pausanias; Strabo; Herodotus; Orphic Hymns, Quintus Smyrnaeus; Callimachus; Antoninus Liberalis; Aelian; Hyginus (Fabulae & Astronomica); Ovid (Metamorphoses & Fasti); Cicero; Apuleius; Apollonius of Tyana
o PARTIALLY OR NOT QUOTED (GREEK): Pindar; Greek Lyric (Fragments); Greek Elegaic (Fragments); Apollonius Rhodius; Diodorus Siculus; Euripides; Aeschylus; Sophocles; Aristophanes; Plato; Theocritus; Lycophron; Plutarch; Philostratus & Callistratus; Nonnus; Oppian; Colluthus; Tryphiodorus; et. al.
o PARTIALLY OR NOT QUOTED (LATIN): Statius; Propertius; Valerius Flaccus; et. al.


