La Soglia Oscura
Monografie,  Mitologia

GLI ANTICHI DEI DELLA GRECIA – PALLADE ATENA
di Daniele Bello
Capitolo 13

Comincio a cantare Pallade Atena, signora dell’Acropoli,
terribile: a lei e ad Ares sono care le imprese di guerra,
il sacco delle città, le grida e le battaglie;
è lei che protegge l’esercito, quando parte e ritorna.

Inni omerici, XI, Inno ad Atena, vv. 1-4
(traduzione di G. ZANETTO)

1.
Attributi della dea

Nella mitologia greca, ATENA (in greco: Ἀθηνᾶ, Athēnâ; in dialetto ionico Ἀθήνη, Athénē; in dialetto dorico: Ἀσάνα, Asána) era la dea della sapienza, della saggezza e degli aspetti più nobili della guerra; erano, ad esempio, care alla divinità le contese motivate da una giusta causa, le azioni eroiche e le guerre difensive: la violenza, la crudeltà, la distruzione brutale e cieca rientravano invece nelle prerogative di ARES.

La dea veniva considerata anche come la protettrice di tutte quelle attività che richiedono pensiero e meditazione; per questo motivo, era venerata come la divinità tutelare dell’artigianato, della tessitura, nonché delle tecniche agricole e navali. Nel mondo mitologico etrusco e latino, ella aveva il suo corrispondente nella figura di MENRWA-MINERVA.

Erano sacri ad Atena la civetta, il serpente ed il gallo; anche l’albero dell’ulivo veniva associato alla dea, in quanto ella stessa lo avrebbe creato durante la contesa che ebbe con Poseidone per diventare il nume tutelare della capitale dell’Attica.

Nelle rappresentazioni artistiche, Atena viene spesso raffigurata assieme ad uno dei simboli a lei consacrati (l’olivo, la civetta o altro animale caro alla dea): ella indossa in genere una corazza chiamata Egida, realizzata con la pelle della capra AMALTEA (dono del padre Zeus)1, un elmo ed uno scudo; non è insolito che la dea brandisca una lancia. Nella iconografia legata ad Atena, di solito, lo scudo o la corazza sono adornati con la testa della Gorgone MEDUSA, dono votivo dell’eroe PERSEO. Nelle rappresentazioni artistiche Atena viene spesso associata e, a volte, identificata con la figura di NIKE, la dea della vittoria. Qui di seguito, una delle descrizioni più efficaci della divinità protettrice della sapienza e della guerra eroica:

Tosto veste
L’Egida impetuosa rilucente,
Infrangibil, pesante, ed agli stessi
Immortai riguardevole, e stupenda:
Perch’era in lei dell’orrida Medusa
Effigiato il formidabil teschio,
Sovra cui fieri, inestinguibil fiamma
Largamente spiranti, eranvi i serpi.
Alto fremea così l’Egida scossa
Intorno al petto della vergin Diva,
Come il gran ciel, se balenando tuona.
L’arme paterne indi impugnò, che nullo
Degli Dei regger può fuor che il gran Giove.

QUINTO SMIRNEO, Posthomerica, Libro XIV, vv. 386-398
(traduzione tratta dal sito www.miti3000.it)

L’arte greca ha dedicato moltissime opere a questa divinità: la più famosa, anche se è andata perduta, è senz’altro la colossale statua in oro ed avorio realizzata dal celebre FIDIA nell’Acropoli di Atene.

Il culto di Atena, diffuso in tutta la penisola ellenica, era particolarmente sentito nella regione dell’Attica: la dea era considerata il nume tutelare della città di Atene, che le dedicò il tempio più famoso dell’antichità: il Partenone.

Le origini di questa divinità sono ignote (anche se taluni studiosi ipotizzano che il culto fosse di derivazione lidia); certo è che la sua venerazione risale probabilmente ad epoche molto antiche, nelle quali la dea era presumibilmente legata ad elementi primordiali (come l’acqua) e veniva rappresentata come una dea-uccello.

Il nome di Atena fa la sua comparsa nelle tavolette di epoca micenea, in scrittura Lineare B: in un testo rinvenuto a Cnosso, nell’isola di Creta, è stata scoperta una iscrizione votiva: A-TA-NA-PO-TI-NI-JA, (“Athana potniya”), che potrebbe essere tradotta come “Padrona Atena” ovvero come “la dama di Atene”; è stata altresì reperita la forma A-TA-NO-DJU-WA-JA, (“Athana diwya”), ovvero “divina Atena”.

Numerosi sono i nomi e gli appellativi della dea Atena: da OMERO in poi, l’epiteto più comunemente usato in poesia è quello di glaukòpis (γλαυκώπις), che viene solitamente tradotto come la dea “dagli occhi glauchi”, ovvero azzurri o lucenti: il termine deriverebbe da glaukos (γλαύκος, che significa “lucente”, “argenteo”) e ops (ώψ, “occhio”); altri ritengono invece che l’attributo significhi “dagli occhi di civetta” in quanto avrebbe la stessa radice di glaux (γλαύξ, “civetta”).

Nell’Iliade, negli Inni omerici e nella Teogonia di ESIODO viene ascritto ad Atena il singolare epiteto di Tritogeneia. Il significato di questo termine è oscuro: secondo alcuni esso va interpretato come “nata da Tritone” (il dio marino sarebbe stato suo padre) ovvero “nata dall’acqua”; secondo altri, esso si riferiva alla circostanza che la dea fosse nata nei pressi del lago Tritone, in Africa. Un altro possibile significato potrebbe essere “tre volte nata”, “terza nata” (alcune leggende la indicano infatti come terzogenita di Zeus, dopo Artemide ed Apollo) ovvero “nata dalla testa” (in eolico: tritò, τριτώ).

Un altro appellativo molto frequente per la dea è quello di PALLADE ATENA (Παλλάς Αθηνά); esso appare associato ad un’altra figura mitologica, chiamata appunto Pallade. Secondo alcune versioni, ella sarebbe stata una figlia di Tritone, compagna di giochi di Atena: la figlia di Zeus l’avrebbe uccisa per sbaglio mentre simulavano un combattimento. La dea, angosciata per la morte dell’amica, ne avrebbe preso il nome in segno di lutto, per dimostrare il suo rimorso. Altri mitografi riferiscono invece che l’attributo deriverebbe da PALLANTE, uno dei Giganti che Atena uccise durante la Gigantomachia. Secondo un’ulteriore versione, infine, Pallante sarebbe stato il padre della dea: si diceva che egli avrebbe tentato di commettere violenza nei confronti della propria figlia; Atena lo vinse, si impadronì della sua pelle e la indossò.

In realtà, è verosimile che Pallade fosse una figura mitica risalente, che venne successivamente “assorbita” da Atena, che ne acquisì il nome e gli attributi.

Altri epiteti della dea erano:

Ergane (industriosa), in quanto patrona di artisti e artigiani;
Parthenos (vergine), poichè non ebbe mai alcun marito o amante;
Polias o Poliuchos, protettrice delle città e degli eroi;
Promachos, prima in battaglia;
Pronoia, la “provvidenza”;
Areia, legata alla guerra e ad Ares (o forse, per il suo ruolo di giudice al processo di Oreste nell’Aeropago);
Efestia, legata ad Efesto;
Gorgopide, “colei che ha il volto della Gorgone”;
Itonia, da ITONE, un re della Tessaglia che avrebbe allevato la dea;
Alalcomeneis, da ALALCOMENEO (un sovrano primordiale della Beozia), un altro presunto tutore di Atena;
Aithya, ovvero cornacchia di mare (e quindi dea-uccello).

2.
La nascita di Atena

Comincio a cantare Pallade Atena, la gloriosa dea
dagli occhi splendenti, ingegnosa, dal cuore inflessibile,
vergine casta, intrepida signora dell’acropoli,
Tritogenia; il saggio Zeus la generò da solo,
dal suo capo venerabile, rivestita già delle armi di guerra
dorate e lucenti. Tutti gli immortali si stupirono
a questa vista: essa balzò fuori rapidamente
dal capo immortale, agitando un giavellotto acuto
davanti a Zeus egioco.

Inni omerici, XXVIII, Inno ad Atena, vv. 1-9
(traduzione di G. ZANETTO)

Numerose sono le leggende che ruotano attorno alla nascita di Atena; secondo la versione che viene rammentata negli Inni omerici e narrata per esteso da ESIODO, Zeus prese in moglie per prima METIS, la prudenza, appartenente alla stirpe dei Titani (secondo APOLLODORO, la dea inizialmente aveva tentato di sfuggirgli continuando ad assumere forme diverse, ma invano).

Quando, tuttavia, la consorte del tiranno del cielo rimase incinta, URANO e GEA predissero che sarebbe nata una bambina; se, tuttavia, Metis avesse partorito una seconda volta, questa avrebbe generato un maschio, destinato a diventare il nuovo signore dell’Olimpo. Per questo motivo, Zeus inghiottì la dea della prudenza nel suo ventre.

Zeus, re degli Dei, dapprima prese in sposa Metis,
che aveva più senno di tutti gli uomini e dei numi.
Ma quando stava già per dare alla luce
Atena glaucopide, Zeus le tese un agguato
con parole astute e la trangugiò nel suo ventre,
su consiglio di Gaia e Urano stellato.
Così l’avevano consigliato perché nessun altro
tra gli dei immortali avesse il poter regale al suo posto;
secondo il Fato Metis avrebbe partorito una prole
assai saggia: dapprima la fanciulla glaucopide,
la Tritogenea, pari di senno e di forza a suo padre;
poi doveva generare un figlio di immenso vigore,
destinato ad essere sovrano degli uomini e dei numi.
Ma Zeus la inghiottì nel suo ventre,
perché la dea potesse consigliarlo sul bene e il male.

ESIODO, Teogonia, vv. 886-900

Quando giunse il momento del parto, il figlio di Crono ordinò a Prometeo di colpirgli la testa con la scure (altri, invece, ritengono che fu EFESTO a farlo2): dal capo di Zeus balzò fuori Atena, già adulta e rivestita con le armi da guerra; ciò avvenne sulle rive del fiume Tritone, in Africa.

Egli generò dalla sua testa Atena glaucopide,
la Signora, guida indomabile degli eserciti,
che eccita i tumulti ed ama le guerre e le battaglie.

ESIODO, Teogonia, vv. 924-926

Secondo altre versioni meno note del mito, la dea sarebbe stata figlia del gigante Pallante; altre leggende, invece, attribuivano la paternità di Atena al Ciclope BRONTE, al dio marino TRITONE (figlio di Poseidone), ovvero al re della Tessaglia Itone.

Dopo la sua nascita, la divinità tutelare della sapienza e della guerra eroica venne allevata da Tritone ovvero – secondo altri – da Itone o da Alalcomeneo.

3.
Atena benefattrice

Pallade Atena era nota come divinità protettrice di numerose città: la storia della competizione tra la figlia di Zeus e il dio del mare per dare il proprio nome alla principale città dell’Attica è stata già raccontata.

Come si legge nel Libro III della Biblioteca di APOLLODORO, “gli dei decisero di dividersi le varie città, perché ogni nume avesse il suo culto particolare in una determinata città. Il primo ad arrivare in Attica fu Poseidone; e con un colpo di tridente fece apparire nel mezzo dell’acropoli un mare, quello che adesso si chiama Eretteide. Dopo di lui giunse Atena, che chiamò Cecrope a testimone della sua presa di possesso della città, e vi piantò un ulivo, quello che ancora adesso viene fatto vedere nel Pandrosio. I due dei vennero a contrasto per il possesso di quella terra; Zeus li fece smettere, e chiamò dei giudici per risolvere la faccenda: ma essi non erano, come certi hanno detto, Cecrope e Cranao, oppure Erisittone, bensì i dodici dei. Il loro giudizio fu che la terra spettava ad Atena, perché Cecrope aveva testimoniato che lei per prima aveva piantato l’ulivo. Atena, dal suo nome, chiamò la città Atene3 (traduzione tratta dal sito www.ilcrepuscolodeglidei.it).

In quanto dea della guerra eroica, Pallade Atena era spesso associata ai grandi eroi della mitologia ellenica. La figlia prediletta di Zeus, ad esempio, aiutò PERSEO ad uccidere la MEDUSA; per questo motivo, il prode figlio di Danae donò alla dea la testa della Gorgone, capace di pietrificare chi l’avesse guardata. Erano cari alla dea anche ERACLE, che ella aiutò durante le sue Dodici Fatiche, TESEO e TIDEO, eroe della guerra dei Sette contro Tebe e padre di DIOMEDE (valoroso condottiero durante l’assedio di Troia). Il prediletto di Atena era tuttavia ODISSEO, figlio di LAERTE, noto per la sua intelligenza e per la sua astuzia. Fu grazie alla protezione della dea che l’eroe riuscì a ritornare in patria al termine della guerra di Troia, sia pure dopo lunghe peregrinazioni, e a riconquistare il trono di Itaca.

4.
Atena parthenos

Uno degli attributi di Pallade Atena era, appunto, quello di parthenos (vergine), poiché ella non ebbe mai né un compagno né un marito; le fonti, tuttavia, concordano nell’attribuirle comunque un figlio.
Ecco come andarono le cose, secondo alcuni mitografi: l’artefice dei numi, EFESTO, chiese in sposa la dea glaucopide: Atena, tuttavia, difese strenuamente la sua verginità; nella colluttazione, il seme del fabbro degli dei cadde al suolo ed ingravidò la dea Terra; nacque così un bambino cui venne dato il nome di ERITTONIO (in greco ERIS significa contesa, mentre CHTONIOS vuol dire figlio della terra).

Secondo APOLLODORO, invece, un giorno Atena si recò da Efesto per farsi forgiare delle armi: il dio, che era stato da poco abbandonato dalla moglie AFRODITE, si sentì preso da un grande desiderio per la Tritogenea e cercò di inseguirla, ma lei fuggì.

Quando Efesto, con grande sforzo (poiché era zoppo), riuscì a raggiungerla, egli tentò di possederla, ma Atena si divincolò; il nume eiaculò sulla coscia della dea che, disgustata, si ripulì dal seme con un bioccolo di lana e lo gettò a terra.

Dal seme caduto a terra nacque Erittonio, che la dea Atena decise di allevare come madre adottiva di nascosto dagli altri dei, con l’intenzione di renderlo un giorno immortale; ella lo pose in una cesta e lo affidò a PANDROSO, la figlia di CECROPE (il primo re di Atene), raccomandandole di non aprirla mai.

Le figlie di Cecrope (Pandroso, ERSE ed AGRAULO), tuttavia, vennero prese dalla curiosità e decisero di scoprire cosa nascondeva il dono di Atena: esse aprirono la cesta e videro un serpente che si avvinghiava intorno al bambino (secondo altri, invece, era Erittonio stesso ad avere la parte inferiore del corpo a forma di serpente).
A questo punto, le versioni della leggenda divergono: vi è chi sostiene che Atena, adirata, fece impazzire le tre sorelle, che si gettarono dall’acropoli (ovvero da una scogliera) e perirono miseramente; secondo un’altra versione, fu il serpente che si nascondeva dentro la cesta ad uccidere le figlie di Cecrope.

Erittonio venne quindi allevato nel recinto sacro di Atena; giunto in età adulta, egli diventò re di Atene ed ebbe sempre al suo fianco la madre adottiva a proteggerlo e a consigliarlo4.

5.
L’ira di Atena

Al pari degli altri dei dell’Olimpo, anche Pallade Atena poteva scatenare la sua ira nei confronti di altri numi o di uomini mortali, se provocata od offesa.

Si narra, ad esempio, che Medusa originariamente fosse una bellissima fanciulla, di cui si invaghì il dio del mare; poiché Poseidone consumò la sua passione all’interno del tempio di Atena, quest’ultima si indignò per la profanazione del luogo sacro e trasformò la Gorgone, rendendola mostruosa come le sue sorelle STENO ed EURIALE.

La dea perseguitò anche AIACE OILEO, colpevole di aver stuprato l’infelice CASSANDRA nel tempio di Atena durante il sacco di Troia; secondo quanto ci riferisce il poeta CALLIMACO (Inno per il bagno di Pallade), inoltre, ella punì con la cecità l’indovino TIRESIA, colpevole di aver scorto la dea mentre faceva il bagno. Sua madre, la ninfa CARICLO, supplicò la Tritogenea di ritirare la sua maledizione, ma Atena non aveva il potere di farlo e decise, come riparazione, di dotarlo del dono della profezia (un’altra versione sulla cecità di Tiresia è descritta nel capitolo dedicato a Hera).

Ma l’episodio più famoso riguardante l’ira di Atena è quello che vede come protagonista ARACNE, figlia di IDMONE, una donna di origine lidia che un giorno si vantò di essere una tessitrice migliore della figlia prediletta di Zeus.

La versione più nota di questa leggenda è descritta nelle Metamorfosi di OVIDIO (Libro VI, vv. 1-145): secondo il poeta latino, Atena si recò da quella ragazza così arrogante travestita come una vecchia e consigliò Aracne di pentirsi della sua superbia (hybris), senza però riuscire a convincerla a venire a più miti consigli. Sembra anzi che Aracne, a quel punto, giungesse ad attaccare apertamente la dea (“Perché essa non viene di persona? Perché evita questa gara?”); Atena allora riassunse le sue vere sembianze ed accettò la sfida.

La dea realizzò un arazzo che rappresentava lo scontro tra lei e Poseidone per dare il nome alla città di Atene, mentre Aracne ne fece uno in cui venivano derisi Zeus e gli altri dei dell’Olimpo, raffigurati nell’atto di sedurre le loro svariate amanti. La vergine Atena, allora,

“si addolorò della bella riuscita e strappò quella tela ricamata con gli adulteri degli dei e, come teneva tra le mani la spola fatta con il legno del monte Citoro, con essa percosse tre o quattro volte la fronte di Aracne idmonia. L’infelice non sopportò l’affronto e, impetuosa, si legò una corda attorno al collo; Pallade per compassione sorresse lei che era già penzolante e così le disse: <Continua a vivere sì, ma resta appesa, scellerata, e perché non stia tranquilla riguardo al futuro, la stessa pena sia comminata alla tua stirpe e ai tuoi lontani discendenti!>”

OVIDIO, Metamorfosi, Libro VI, vv. 130-138
(traduzione in prosa di N. SCIVOLETTO).

La dea glaucopide, quindi, spruzzò Aracne con l’estratto di un’erba del mondo degli inferi; la donna venne trasformata in un ragno e continuò a tessere le sue bellissime tele per il resto della sua esistenza.


1 Secondo altre versioni, l’Egida sarebbe stato uno scudo.
2 Quest’ultima versione del mito è, ovviamente, in contraddizione con un’altra tradizione, secondo la quale HERA avrebbe generato Efesto proprio per vendicarsi del tradimento del consorte Zeus (vv. Capitolo IV, Hera, e Capitolo XIV, Efesto).
3 Una diversa versione della leggenda dice che Poseidone non offrì in dono una sorgente, ma il primo cavallo; gli Ateniesi scelsero comunque il dono della Tritogenea.
4 In un’altra versione del mito, narrata nelle Metamorfosi di OVIDIO (Libro II, vv. 708-832), il dio Hermes si innamorò di Erse (v. Capitolo IX). La sorella Agraulo chiese al nume del denaro per aiutare il messaggero degli dei a sedurre l’amata; Atena, disgustata, scatenò il demone dell’Invidia nei confronti di Agraulo, che ne restò pietrificata.

Fonti:

https://www.theoi.com/Olympios/Athena.html
o The Homeric Hymns – Greek Epic C8th-4th B.C.
o The Orphic Hymns – Greek Hymns C3rd B.C. – C2nd A.D.
o Pausanias, Description of Greece – Greek Travelogue C2nd A.D.
o Quintus Smyrnaeus, Fall of Troy – Greek Epic C4th A.D.
o Philostratus the Younger, Imagines – Greek Rhetoric C3rd A.D.
o Ovid, Metamorphoses – Latin Epic C1st B.C. – C1st A.D.
o Apuleius, The Golden Ass – Latin Epic C2nd A.D.
o Hesiod, Theogony – Greek Epic C8th-7th B.C.
o Hesiod, Works & Days – Greek Epic C8th-7th B.C.
o Pindar, Odes – Greek Lyric C5th B.C.
o Greek Lyric V Telestes, Fragments – Greek Lyric B.C.
o Plato, Menexenus – Greek Philosophy C4th B.C.
o Apollodorus, The Library – Greek Mythography C2nd A.D.
o Callimachus, Hecale Frags – Greek Poetry C3rd B.C.
o Strabo, Geography – Greek Geography C1st B.C. – C1st A.D.
o Antoninus Liberalis, Metamorphoses – Greek Mythography C2nd A.D.
o Plutarch, Lives – Greek History C1st-2nd A.D.
o Philostratus, Life of Apollonius of Tyana – Greek Biography C2nd A.D.
o Hyginus, Fabulae – Latin Mythography C2nd A.D.
o Hyginus, Astronomica – Latin Mythography C2nd A.D.
o Ovid, Fasti – Latin Poetry C1st B.C. – C1st A.D.
o Valerius Flaccus, The Argonautica – Latin Epic C1st A.D.
o Statius, Achilleid – Latin Epic C1st A.D.
o Statius, Silvae – Latin Epic C1st A.D.
o Nonnos, Dionysiaca – Greek Epic C5th A.D.
o Suidas – Byzantine Greek Lexicon C10th A.D.