La Soglia Oscura
Racconti

IL TOCCO DELLA TUA MANO
di Elisa Costa

Negli ultimi giorni della sua malattia, nostra nonna disse che una notte si era svegliata e, mentre era in bagno, aveva sentito qualcosa: come una mano che le si posava sulla spalla; e aveva avvertito il suo tocco ma poi, quando si era voltata, non aveva trovato nessuno. Le era rimasta la sensazione che ci fosse qualcuno, o qualcosa, lì dietro; anche se era sparita dopo un momento, lasciandosi dietro la solita notte sorda.
Più o meno nello stesso periodo, io ebbi un sogno. Un sogno in cui lei era morta.
Mi mise paura, perché il lungo male di nostra nonna era stato la mia prima esperienza di vicinanza alla morte (ma adesso so che era soltanto lei, che voleva dirmi addio prima di partire); quell’incubo mi perseguitò per tutta l’infanzia.
Se ora vago con la mente fino ad arrivare a un altro tempo, a un altro mondo che poteva essere e non è mai stato, allora mi sembra di rammentare un sole chiaro: una mattina limpida, come ne avremmo vissute tante in quella casa.
Ecco, per un motivo che l’immaginazione non vede, ti sei fatto un piccolo taglio ed entri proprio quel bagno per lavarti la mano: quando sollevi la testa, incontro il tuo riflesso nello specchio. Io sono proprio dietro di te. Ho visto i capelli, il tuo viso, i tuoi occhi bassi sull’acqua, ma non ho visto il sangue, sciacquato nel getto trasparente.
Poi ci incrociamo nello specchio; ti giri apparendomi dal vero, che è sempre stato il mio modo preferito per guardarti.
Quando nostra nonna si alzò di notte, non sapevo nulla di tutta questa fantasia; o non la ricordavo.
Ma forse allora, nel momento in cui era così vicina sia al sogno che alla morte, forse era la tua mano che aveva sentito… La mano che ti sei ferito, e che ha sanguinato nei miei pensieri. Che le hai posato sulla spalla.
L’hai spaventata, sì: perché per noi è sempre così, quando non capiamo qualcosa. Come il vecchio incubo d’infanzia spaventò me, ma anche quel sogno per tanto tempo esiliato, forse, eri soltanto tu. Che mi raccontavi il futuro, e ne ebbi paura.
Se nostra nonna ha potuto sentire il tocco della tua mano, però, io ora rivedo lo sguardo nei tuoi occhi.
E mi domando se, fra tanto o poco tempo non so, mi domando se anch’io sentirò la tua mano sulla spalla.
Ma per adesso mi basta così, ricordare i tuoi occhi che a tratti tornano vividi e poi sembrano sbiaditi, è normale. Mi basta vagare per quelle cose che non sono mai accadute, ma avrebbero potuto. E un po’ di te rimane nella mano che ha toccato nostra nonna, proprio come lei rimane anche se non è più qui.
Così aspetterò sempre di svegliarmi una notte e sentire il tocco della tua mano sulla spalla; non importa quando sarà.
Spero di rivedere un giorno i tuoi occhi. E di non distogliere più lo sguardo.