Risotto, fuoco e un pizzico di magia: la vera tradizione della Giubiana
Gennaio, in Brianza, è il mese della Giubiana.
La nostra antica usanza celebra la fine dell’inverno bruciando un grande fantoccio di paglia e stracci nell’ultimo giovedì del mese.
Un gesto catartico e propiziatorio per sconfiggere il gelo e la malasorte, abbracciando la rinascita.
Il fantoccio ricorda uno spaventapasseri malandato e non credo sia un caso.
Fino agli anni Sessanta la vita brianzola ruotava attorno ai campi e alle stalle, e quale modo migliore per congedare l’inverno se non liberarsi dei vecchi fantocci consumati dal tempo?
Del resto, gennaio non era tenero con i contadini: il freddo li costringeva a restare in casa, a rimuginare sul destino dei raccolti ancora lontani e minacciati dalle intemperie.
L’ ansia si rifletteva nei proverbi popolari, che scandivano i giorni come un bollettino meteorologico in rima:
- 17 gennaio – Sant’Antonio, freddo da demonio
- 21 gennaio – San Sebastiano ha la viola in mano
- 2 febbraio – Alla Madonna ceraiola, dall’inverno siamo fora
La fine di un mese tanto difficile era perciò accolta con una festa attorno a un falò perché il fuoco purificava tutto: dagli spiriti maligni fino agli insetti pronti a tormentare i futuri raccolti.
A tavola, il protagonista era il risotto con la salsiccia: il riso come augurio di prosperità per il nuovo anno contadino, la salsiccia come simbolo di abbondanza.
Un pasto semplice, ma completo, come lo erano i nostri nonni. Ma la Giubiana aveva anche un altro compito importantissimo: favorire nuovi amori.
Così, le ragazze trascorrevano l’ultimo giovedì di gennaio trasportando sulla schiena una finta gobba, un curioso rituale per ingraziarsi la benevolenza della Giubiana.
Alla sera, riunite attorno al fuoco, intonavano la filastrocca propiziatoria per favorire il matrimonio da progettarsi entro l’anno:
El va ’l giné della buna ventura Se ne va gennaio della buona ventura
Ne sun né maridada né imprumetuda non sono né maritata né promessa
El va ’l giné e me ’resti indrè. Se ne va gennaio e io resto indietro
Col passare del tempo, la figura della Giubiana ha perso molti dei suoi antichi significati,
confondendosi sempre più con quella della strega combina guai. Ma questa è tutta un’altra storia.
Tuttavia, i falò ancora oggi fanno parte del folklore europeo.
A Seregno, anche quest’anno festeggeremo la nostra Giubiana.
L’evento è in programma sabato, 31 gennaio, presso il parco della Madonna della Campagna.
Alle 19 sarà offerto il risotto con la luganega (salsiccia di maiale) e alle 21:30 brucerà il falò con la Giubiana
alla quale i bambini avranno offerto letterine per allontanare tutto quello che c’è di brutto nel mondo
e che non vogliono più.
Bibliografia
Pirovano, Franca. Sacro, magia e tradizioni in Brianza.


