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La fiamma olimpica accende Seregno: un viaggio tra storia e identità


3 febbraio 2026, via Cadore, ore 15:40 circa

È il momento che aspettava Seregno.

In piedi, sui marciapiedi della via, una folla si è riunita per l’evento, l’intera città partecipa alla festa.

L’attesa è palpabile, leggibile sui volti eccitati e infreddoliti delle persone che mi circondano.

I locali lungo la via sono aperti, per partecipare con noi a questo momento collettivo.

Davide D., gestore della caffetteria ElTabli, mi racconta che le Olimpiadi che ricorda di più sono quelle di Londra e di Atene.

Non ha mai visto dal vivo – né in televisione – il passaggio della fiamma e la associa soprattutto agli atleti, più che al rituale.
Le sue parole si mescolano al brusio della folla.

Tutti siamo visibilmente emozionati per ciò che sta per accadere.

Arriva il corteo. Prima il camion della “Coca Cola”, accompagnato a piedi dai ragazzi del team che distribuiscono coca cola e berretti rosso fuoco a chi è sprovvisto di cappello.

Un gesto concreto e utile, dato il freddo della giornata. Poi il furgone giallo dell’ENI con ragazze e ragazzi che salutano, allegramente.

Ed eccola che arriva.

Trattengo il respiro.

La fiamma è accolta da un coro spontaneo di applausi. Sono i bambini delle Scuole primarie e Secondarie, invitate dal nostro Sindaco a partecipare al momento di storia viva che accolgono la Tedofora, poi ancora un mare che corre in sgargianti tute rosse, sono gli atleti della zona. Le voci si sovrappongono, la gioia esplode.

«Brava», dice Roberta M., 56 anni, in piedi sul marciapiede accanto a me, accompagnando il passaggio della fiamma.

Io riesco solo ad annuire alla mia amica. Continuo a battere mani e piedi al ritmo della folla per la gioia e per scaldarmi, al contempo.

L’aria gelida mi sferza il viso. Di solito detesto il freddo. D’inverno non amo uscire di casa: mi rintano a leggere e a scrivere nel mio tempo libero. Ma non oggi.
Oggi niente può impedirmi di essere qui.

Vedere la fiamma olimpica mi riporta a un ricordo lontano, nel 1984. Avevo 14 anni e persi l’appuntamento con i Giochi di Los Angeles in diretta TV. Svegliarmi nel cuore della

notte non faceva per me allora e nemmeno oggi. Ma poco importa.

Oggi ho chiuso un cerchio semplicemente uscendo di casa e l’emozione mi accompagnerà per tutta la vita.

La purezza della fiamma e la soddisfazione di aver recuperato un’esperienza che mancava nel mio passato alimentano il mio sorriso: sì oggi è proprio una giornata felice!

 

 

Il simbolo e la sua storia

La fiamma olimpica è uno dei simboli più potenti dei Giochi: luce che attraversa confini di spazio e tempo, messaggio di pace che unisce tutti. Ma il connubio tra sport e fuoco affonda le radici nella notte dei tempi.

Ecco alcuni giochi olimpici fra i più significativi della storia:

  • 800 a.C.: ad Atene, intorno all’altare di Hestia, nasce il fuoco eterno.
  • 1896: ad Atene rinascono i Giochi, ma senza torcia.
  • 1928: Amsterdam accende la fiamma moderna.
  • 1936: Berlino inaugura la prima staffetta con tedoforo.
  • 1964: Tokyo segna il primo viaggio intercontinentale.
  • 1992: Barcellona, la freccia infuocata di Antonio Rebollo diventa leggenda.
  • 2004: Atene, la fiamma compie il giro del mondo.
  • 2008: Pechino, la torcia sfida il Monte Everest.
  • 2014: Sochi, la fiamma viaggia nello spazio.
  • 2021: Tokyo, idrogeno verde per la sostenibilità.
  • 2026: Milano-Cortina, la fiamma attraversa l’Italia fino alla cerimonia del 6 febbraio.

 

 

La fiamma se ne va, il suo viaggio continua, ma Seregno conserverà per sempre il segno di questo passaggio: nelle strade, nei volti, nei racconti di chi c’era.

Per un giorno non siamo stati solo una tappa, ma parte viva di una storia che unisce sport, memoria e identità. Un ricordo indelebile nel tessuto cittadino.