Antologia,  racconti,  segnalazioni letterarie

Tormento

«Ne gradisce una tazza?»

“Caffè”, avrei voluto rispondere al cameriere in livrea e guanti bianchi, ma i cartoncini sul tavolo mi confondevano le idee riguardo al gusto che preferivo. Alla fine scelsi un macinato robusto in moca solo perché la fila dietro di me stava cominciando a imbarazzarmi.

La festa per i quarant’anni di Anna Pilgrim aveva attirato numerosi avventori. Snob dell’aristocrazia locale si mescolavano a borghesi, faccendieri dello spettacolo e vip.

I giornalisti come me stavano già contendendosi l’attrice, ma sapevo che era un errore. Anna non amava essere costretta, si irritava e diventava ostile quando le facevamo fretta.

Socchiusi gli occhi e sorseggiai il caffè.

Nulla era cambiato dal liceo, lei sempre attorniata da ammiratori e io che mi limitavo a osservarla da lontano.

«Ti stai nascondendo da me?»

Le volute di calore del caffè mi appannavano gli occhiali e sobbalzai al timbro della voce familiare.

«Ciao festeggiata» dissi, emozionato e le baciai le guance «l’idea di invitare la stampa romana sta funzionando» ripresi ammiccando la miriade di occhi puntati su di noi «vuoi farci impazzire tutti?»

«Forse. Scriverai di questo nel tuo articolo?»

Persi la voce. Le bastava uno sguardo per ridurmi adolescente a quarant’anni.

Fui salvato dal suo agente. L’uomo le mormorò qualcosa all’orecchio.

Anna non si mosse, mi afferrò il braccio «Ronnie, rilascerò solo un’intervista e sarà la tua. Ti fermerai per la notte?»

Colto di sorpresa, annuii. Anna era l’unica che riusciva a spezzarmi il cuore e a ricomporlo solo prestandogli attenzione.

Mentre aspettavo, accettai un secondo caffè. Un anziano mi urtò, rovesciando alcune briciole sulla tovaglia. Tentò di aiutarmi, ma fui più veloce di lui: raccolsi il mio zucchero e le sue briciole per poi versare tutto nel caffè. Per fortuna, nessuno sembrava essersi accorto del pasticcio che avevamo combinato.

L’arabica stavolta aveva un sapore dolce amaro, un gusto che non riconoscevo.

Fu la musica colpirmi, per prima. Avevano alzato il volume e ora percepivo il ritmico rullare di quattro tamburi differenti.

Mi spostai, barcollando fra la folla, finché vidi Anna splendere nell’abito da sera adamantino.

L’orchestra stava eseguendo un lento, ora. Ne approfittai per rubarle un ballo. Le emozioni non mi impedirono più niente. Le sussurrai tutto quello che per anni mi ero sforzato di nascondere. Contro ogni previsione, lei avvicinò le labbra e mi baciò.

Quando mi risvegliai, il sole inondava già una stanza che non riconoscevo.

Bussarono alla porta. Era Anna, accompagnata da uno sconosciuto.

«Lui è mio padre, ha insistito tanto per conoscerti dopo stasera» disse sorridendo per poi lasciarci soli.

«Devo proprio ringraziarla, giovanotto! Mia figlia nemmeno sospetta del mio, ehm…  confido che il mio piccolo segreto ora diventi nostro» disse, facendomi l’occhiolino.

Annuii, non sapendo che altro fare. Il mal di testa che avvertivo si accentuò. Ero confuso, della serata trascorsa rammentavo poco.

«E come le è sembrato?»

Stavolta non riuscii a dissimulare.

«Il mio peyote nel caffè» incalzò l’anziano.

«No, no. Io ho aggiunto solo zucchero nel mio caffè» replicai, incerto.

Tutta la confusione, il sapore particolare del secondo caffè mi tornarono in mente. Arrossii.

«E’ in prima pagina, lo sa?»

Il padre di Anna mi porse il giornale per poi lasciare la stanza.

Sospirando, cominciai a leggere l’ articolo:

Brutta avventura per l’attrice Anna Pilgrim che ieri notte ha rischiato di essere sfigurata nella sua villa fuori Roma. Durante la festa per i suoi quarant’anni, l’ex fiamma, Giorgio Saviori ha tentato di sfregiarla con un coltello. Il temerario intervento di Ronnie Ducci ha evitato il dramma. Il giornalista ha riportato solo escoriazioni nello scontro in difesa della diva.

Che sia nato un nuovo amore?

Immobile, ancora seduto sulla poltrona in pelle, appoggiai il giornale sulle gambe, riflettendo.

Gli anni trascorsi a proteggermi da Anna non erano serviti a niente. Ora tutti sapevano, persino lei. Mi sfiorai l’occhio pesto. Guardai le mani, piene di lividi. La destra, poi, doleva terribilmente. Eppure, mi sentivo pronto, forse per la prima volta nella mia vita.

Io, il pianificatore seriale di eventi, il digital planning umano, così mi chiamavano gli amici più sinceri, stavolta non avevo programmato nemmeno una parola di quanto era accaduto.

L’amore è un’erba spontanea non una pianta da giardino, diceva Nievo. Finalmente, ora capivo cosa intendesse dire.

Racconto selezionato, presente nell’Antologia “L’amore non è un’erba spontanea, non una pianta da giardino.