La Soglia Oscura
Folklore e Tradizione

NEL REGNO DELLE VOLPI: STORIE E CREDENZE DAL GIAPPONE
di Antonella Astori

Oggi vi parlerò della volpe, ovvero di come viene e veniva vista in Giappone, un Paese dove le storie e le leggende sembrano davvero non avere limiti. Ogni volta è affascinante scoprirne qualcuna particolarmente curiosa, magari meno conosciuta.
Ecco, quindi, che oggi vi parlerò proprio delle volpi.

Iniziamo con le volpi-folletto; in Giappone si dice che le persone che all’improvviso cominciano a mangiare in maniera spropositata, a pronunciare parole senza senso e a mettersi in agitazione perché vedono le loro facce allungarsi, sono probabilmente possedute da queste volpi-folletto.
Ancora oggi si verificano di persone possedute o addirittura rapite proprio da queste ultime; si racconta persino che in alcune zone rurali alcune famiglie allevino le volpi per praticare, attraverso di esse, la stregoneria verso contro alcuni membri della società.
Nel lontano 1963, il sacerdote di un tempio nei pressi di Tottori, spiegava proprio come identificare queste famiglie; affermava che era semplice, poiché le volpi si possono vedere sedute in file lungo le grondaie, che si coprono gli occhi con le zampe o giocano insieme di fronte alle case.
Chiaramente chi compera una casa di un proprietario di volpi ne eredita in automatico la fama di un pericoloso e misterioso comportamento e di conseguenza queste abitazioni sono difficili da vendere anche se hanno un prezzo veramente vantaggioso.
Ricordo la storia di una donna che veniva curata impedendole di prendere qualsiasi cibo e spargendole pepe negli occhi, nel naso e nella bocca, sferzandola con bacchette roventi e scavandole dei buchi nell’addome e nel seno. Non si sa per certo se questo brutale trattamento alla fine sia risultato efficace, perché purtroppo la paziente morì dopo soli tre giorni.
La famiglia della persona posseduta, inoltre, veniva marchiata come maledetta e tenuta quindi lontana da tutto il resto della popolazione e per ogni membro di questa era quindi difficile poi sposarsi se non con una persona appartenente al nucleo famigliare stesso. Come si fa a non essere posseduti da queste figure folkloristiche? Se vi trovate a camminare in una strada buia di notte e notate qualcuno sul bordo della strada vestito di scuro come se fosse un monaco, il quale suona una melodia, non avvicinatevi e statene alla larga!

Le volpi, sempre nel folklore giapponese, vengono chiamate Kitsune e sono comunque gli animali più antichi, nominate da un sacco di leggende e racconti. Sono classificate in due categorie ben distinte: kitsune divine chiamate anche Zenko (volpi celestiali e benevoli) e kitsune comuni (o selvatiche) chiamate Nogitsune. E poi ci sono le Yako che hanno un carattere malizioso e intenzioni malvagie.

Ma cosa rappresentano davvero questi animali?
Sono i messaggeri di Inari, la divinità shintoista giapponese della fertilità e del riso, ma anche di ciò che riguarda l’agricoltura, l’industria e chiaramente le volpi stesse. Si trovano a fare da tramite quindi tra il mondo delle divinità e dell’essere umano, aiutano persone a difendere i luoghi a cui sono legati e tengono lontani gli spiriti maligni. Andando a Oba, troviamo un Inari di grande fama. Affissa al muro del suo santuario c’è una grande scatola piena di piccole volpi d’argilla. Il pellegrino che ha quindi una preghiera da recitare, ne mette una nella manica e se la porta a casa. Deve conservarla e onorarla con tutto il dovuto rispetto finché la sua richiesta non sia stata esaudita. Poi deve riportarla al tempio, rimetterla nella scatola e, se possibile, fare un piccolo dono al santuario.

Le Kitsune (che prendono il nome in passato dal verso che la volpe faceva, ovvero kitsu) sono esseri mutaforme; cambiano colore e forma a seconda dell’esigenza, possono trasformarsi in oggetti o persone e addirittura, per adescare qualche ingenuo giovanotto, anche diventare splendide fanciulle, ma questo solo raggiunta l’età dai 50 ai 100 anni. (Se si vedeva una donna da sola aggirarsi senza meta in un luogo, si pensava che fossero proprio queste figure.) Ma per questo serve loro di mettere sulla propria nuca canne, una foglia di dimensioni grandi o addirittura un teschio. L’unica parte che hanno difficoltà a nascondere (e che quindi ci permetterebbe di scoprirle) è la coda. Chiaramente, vista questa loro grande particolarità, alcuni stregoni volevano a tutti i costi sfruttarle per farle diventare i loro famigli e per fare questo prendevano una volpe in cinta, la aiutavano, e così facendo potevano dare loro un nome al cucciolo che nasceva, legandolo a sé per tutta la vita.

Un altro loro potere è quello di dare vita a sfere fluttuanti piene di luci (di solito di colore rosso e arancione), creandole dalla loro bocca, usandole anche per rendersi invisibili.

Infine, ricordo le volpi a nove code, le Huli Jing, figure mitologiche in grado di vivere dai cento ai mille anni e sono viste come essere maligni. Nell’arte le kitsune vengono molto spesso disegnate vicino a dei punti luminosi di dorma sferica noti col nome di hoshi no tama, che vuole dire appunto sfere stellate. Sono come globi incandescenti proprio perché la figura della volpe stessa è associata al fuoco. O altrimenti vengono anche rappresentate come perle o gioielli con la proprietà di essere magici.
Tutte queste particolarità e tutto ciò che fa parte di queste leggende viene giocato anche proprio con un gioco tradizionale giapponese, ovvero il kitsune-ken (pugno della volpe), facendo riferimento ai poteri di questo animale, un pò come giocare alla morra cinese, ma le tre posizioni della mano sono volpe, cacciatore e capovillaggio.

Se comunque volete saperne di più e vi ho stuzzicato la curiosità, potrete leggere di più nella raccolta di narrazioni cinesi, indiane e giapponesi, ovvero il Konjaku monogatarishu.