QUANDO L’ANIMA CERCA L’ANIMA
di Simona Semino
Coven Protegit Stipula
°I Tarocchi e il richiamo invisibile°
Ci sono mani che cercano.
Occhi che scrutano orizzonti vuoti.
Cuori che si svuotano nell’attesa.
E poi ci sono le carte.
In questo articolo, vogliamo portarti in un viaggio dove la Tarologia non è previsione, ma presenza.
Un filo invisibile che unisce chi è perduto a chi lo cerca.
Che sia un animale scomparso, un oggetto carico d’affetto, o semplicemente una risposta che manca — le carte ascoltano. E parlano.
Condivideremo alcune delle nostre esperienze più toccanti. Storie vere.
Storie dove l’anima chiama, e i Tarocchi rispondono.
L’Appeso e l’acqua silenziosa
Non era la prima volta che qualcuno mi chiedeva aiuto per un animale scomparso,
ma quella volta sentii qualcosa di diverso.
Una fretta senza voce. Un’ansia che non si urlava, ma si appoggiava addosso come una coperta bagnata.
La cagnolina era svanita nel nulla.
Un attimo prima nel giardino, un attimo dopo… il vuoto.
Come se l’aria stessa se la fosse inghiottita.
Mi sedetti, spensi ogni suono, accesi una candela.
Appoggiai il mazzo con rispetto, come si appoggia la mano sulla fronte di un malato.
“Parlami,” sussurrai. “Mostrami dove si trova.”
L’Appeso.
Quella carta che molti leggono solo come attesa.
Ma io no.
Io so che sa parlare di luoghi.
E il luogo che mi mostrava… era fermo. Umido.
Un punto dove l’acqua non corre, ma ristagna.
Un posto dimenticato, dove la luce non arriva se non filtrando tra erbacce e lamiere.
Sentii freddo addosso.
“Cercate vicino a un’acqua marcia,” dissi. “Un canale, un depuratore… qualcosa che l’Appeso ha guardato da vicino.”
L’amica ascoltò, ma la speranza era appesa a un filo più sottile del respiro.
Eppure, il giorno dopo, il miracolo.
Mi arrivò una foto sgranata da una fototrappola.
Lì, accovacciata e tremante, proprio accanto a un impianto di depurazione dismesso,
c’era lei.
Viva.
Le orecchie basse, gli occhi stanchi, ma salva.
E l’Appeso, ancora una volta, aveva visto dove nessun altro guardava.
Cinque di Spade
La sconfitta che non lascia scampo
Mi arrivò un messaggio mentre stavo purificando lo spazio sacro. Il bastone d’incenso bruciava piano, come se già sapesse che quell’energia era diversa.
Un cane era scomparso. Lì, nei pressi della stazione ferroviaria. Un luogo caotico, pieno di suoni spezzati, echi metallici, vite che vanno e vengono.
Mi sedetti con un senso di urgenza nello stomaco. Poggiai il mazzo sul panno. Lo guardai. Lo toccai.
“Parlami,” sussurrai. “Fammi vedere. Aiutami ad aiutarlo.”
Pescai.
Cinque di Spade.
Il respiro si bloccò.
È la carta della sconfitta. Del conflitto già perduto. Di quel che non si può più sanare.
mi prese lo sconforto, ma continuai. Chiesi altro. Volevo, dovevo capire di più.
Giustizia.
Luoghi ordinati, delimitati. Cancelli. Regole.
Potevano essere gli orti comunali vicino alla stazione, con quei piccoli appezzamenti chiusi da recinzioni arrugginite.
Forza.
Un impulso superiore, un istinto potente. Come se una guida invisibile lo stesse accompagnando lungo un tragitto già scritto, ma anche il castello ed il suo parco.
Poi… Regina di Coppe.
La vidi: una donna gentile, dai capelli chiari, col cuore tenero.
“Ci sei tu,” pensai. “Sarai tu a trovarlo.”
Mandai il responso.
“Segui la linea. Partite dagli orti, proseguite verso il castello, poi al parco. Lì accadrà qualcosa.”
Il giorno dopo mi scrisse.
Era andata così.
Il percorso era quello. Il cane molecolare lo aveva seguito.
Ed era proprio lei, la donna bionda, ad averlo trovato.
Ma… il Cinque di Spade non mentiva.
Il cane non era più in vita.
Il corpo era stato abbandonato, ma dignitosamente composto.
Sembrava quasi aspettasse il suo ritorno a casa.
Dieci di Spade
La fine dolorosa e la luce nascosta
Era un pomeriggio carico di silenzio, quello in cui mi arrivò la chiamata.
“È sparito il mio labrador,” disse la voce, rotta dalla paura e dal dolore.
Un cane grande, buono, un compagno fedele.
Accesi la candela, la fiamma tremolava ma dava conforto.
Poggiai il mazzo sul panno, con mani che non volevano tradire la trepidazione.
“Parlami,” chiesi al mazzo. “Mostrami dov’è.”
La prima carta si rivelò con violenza: Dieci di Spade.
Dieci lame conficcate nella schiena di qualcuno steso a terra.
Una fine violenta, un tradimento crudele.
Il respiro si fece corto, quasi non volevo crederci.
Continuai però a mescolare, a chiedere ancora.
L’Eremita emerse allora.
Solitudine. Luoghi isolati, case abbandonate, pietre fredde che raccontano silenzi antichi.
Un luogo dimenticato, fuori dal cuore della città, dove il tempo sembra essersi fermato.
“Cercate lì,” dissi, “in quel rifugio dimenticato, il tuo labrador è lì, ferito… o forse più che ferito.”
Il giorno dopo arrivò la triste conferma: il cane era stato trovato.
Non più in vita, ma il suo corpo era stato ritrovato in uno di quei ruderi silenziosi.
La fine dolorosa di un’anima fedele, e la certezza che le carte avevano detto la verità.
Il Gatto Fantasma: l’ombra che svanisce
Un Maine Coon nero, elegante e raro, con un collare GPS che prometteva sicurezza. Eppure, il gatto era sparito nel nulla, lasciando dietro di sé solo il silenzio e la preoccupazione di chi lo amava.
Mi chiamarono in tarda serata, la voce tesa e piena di ansia. Con un sorriso appena accennato, posai le mani sul mazzo, chiesi alle carte di parlarmi.
La Papessa apparve subito, avvolta nel mistero e nel silenzio, ma con una dolce familiarità. “È vicino,” dissi, “non lontano da casa, nell’ambiente che conosce.”
Ma volevo saperne di più, così pescai un’altra carta: il Carro, rapido e deciso, segno di un movimento improvviso, di uno spostamento in terre lontane.
Infine, il Fante di Bastoni rovesciato: un giovane avventato, forse un ladro, qualcuno che agiva con inganno.
Le carte non lasciavano dubbi: non era stato il gatto a sparire volontariamente, ma qualcuno che lo aveva portato via.
Con cautela consigliai di cercare nei dintorni, ma di stare attenti.
Il giorno dopo, il GPS fu trovato abbandonato tra i cespugli, nei pressi dell’abitazione, il collare rimosso con cura.
Il Maine Coon era già lontano, venduto come un oggetto, un fantasma in fuga.
Il Sole e la Spiaggia: il piccolo re in esilio
Una notte buia e silenziosa, un gatto scomparso dal palazzo, inghiottito dall’ombra dei vicoli.
La sua mamma umana lo cercava con voce rotta, disperata.
Sedetti, poggiai il mazzo sul tavolo e chiesi alle carte di guidarmi.
Il Sole apparve, raggiante, pieno di calore, luce e libertà. Sempre di buon auspicio.
E mi rimanda alla sabbia calda, un luogo aperto e assolato.
“È vicino alla spiaggia,” dissi. “Dove il sole bacia la terra e il mare si stende infinito.”
La ricerca si concentrò lì, tra i cubi di cemento al confine tra città e sabbia.
E il gatto fu trovato, nascosto, tra un cubo e l’altro, rintanato come un piccolo re esiliato, che aveva scelto il trono più caldo per aspettare il ritorno.
Il Boccale dei Ricordi: dove il cuore conserva ciò che conta
“Ho perso 100 euro,” disse la signora Agnese, con voce demoralizzata.
Era certa di averli lasciati in casa, ma svaniti come un soffio invisibile. Con l’ansia di averli buttati nella spazzatura per sbaglio.
Impossibile pensai! Mescolai il mazzo, cercando una risposta.
Le carte mostrarono solo Coppe: acqua, emozione, memoria.
Guardai Agnese e le dissi:
“Non cercarli come soldi… cerca dove conservi l’anima. Dove tieni i ricordi, i piccoli tesori del cuore.” però anche un qualcosa che possa ricordare una “coppa”, un contenitore.
Un attimo di silenzio, poi la luce di un’intuizione nei suoi occhi!
Andò a controllare nell’anta della vetrinetta tra i soprammobili, i ricordi di una vita, le cose care.
E lì, nascosti dentro un boccale commemorativo, piegati con cura, c’erano i 100 euro.
Quando la mente vacilla, le carte sono un punto fermo!
Oltre i cliché: i Tarocchi come strumento di speranza
C’è chi pensa che i Tarocchi servano solo a scoprire un tradimento o prevedere l’amore.
Ma chi li vive davvero sa che possono diventare molto di più.
Una bussola nei momenti oscuri. Un conforto quando si teme il peggio.
Una voce che sussurra dove guardare, quando tutto sembra perduto.
Non si tratta di magia da spettacolo, ma di connessione profonda, di ascolto, di fiducia.
Perché a volte, dietro una carta, si cela la possibilità di ritrovare ciò che si ama:
un animale smarrito, una verità nascosta, un pezzo di sé.
E in quei momenti, i Tarocchi non predicono il futuro.
Lo cambiano.
“E se ti stai chiedendo se c’è un’altra storia…
aspetta solo che qualcuno mescoli le carte.”


