SLEEPY HOLLOW, TRA INCUBO E NARRATIVA
di Antonella Astori
Sicuramente tutti voi avrete visto almeno una volta nella vostra vita il bellissimo e terrificante film del 1999 diretto da Tim Burton e con protagonisti Jonnhy Depp e Christina Ricci. Sto parlando di “Il mistero di Sleepy Hollow”, ma ben pochi sapranno prima cosa che ci fu un film diretto anche nel 1980, grazie al regista Henning Schellerup, e seconda cosa che fu realizzato persino un lungometraggio dalla Walt Disney nel 1949. Ma attenzione! Nessuno ha inventato niente; infatti la storia è tratta dal romanzo di Washington Irving (nome datogli in onore di George Washington) e pubblicato per la prima volta nel 1820. (Anche conosciuto col titolo “La leggenda della valle addormentata” e “La valle del sonno”).
Vediamo per prima cosa di descrivere la trama, per chi ancora non dovesse conoscerla. Irving si ispirò per questa storia al folclore locale, in particolare alla figura mitologica del dullahan irlandese; questa figura infatti è descritta proprio come un cavaliere senza testa, che cavalca un cavallo nero e che raccoglie le anime dei dannati, portandosi dietro la sua testa mozzata e usando una spina dorsale umana come frusta. La storia si svolge nel 1787 circa, in una valle ribattezzata appunto Sleepy Hollow, dove si estendeva una quiete profonda ed innaturale, dove antiche suggestioni ed eventi sinistri la facevano da padrone, collegate anche al fatto che molte storie erano legate a stregoni e sciamani di tribù indiane. Qui si narra la storia di Ichabod Crane, un insegnante di scuola proveniente dal Connecticut, già di suo abbastanza credulone ed impressionabile. Nella vicenda ecco che si inserisce la leggenda del Cavaliere senza testa, ovvero un fantasma di un mercenario che perse appunto la testa per via di un colpo di cannone durante una battaglia nella guerra di indipendenza americana; da allora si narra che egli, durante la notte, cavalchi alla ricerca di una testa, nei pressi della chiesa olandese e del suo cimitero.
Nella notte di Halloween (data che presso gli antichi celti rappresentava il principio del nuovo anno e quale occasione migliore se non questa !?) Crane, viene invitato alla festa della sua amata Kathrina, figlia di un ricco proprietario terriero, ascolta numerosi racconti paurosi e, al suo ritorno, perduta la sella, si ritrova inseguito proprio dal cavaliere decapitato, che lo colpisce al capo con la sua testa. Ma al mattino, i soccorritori trovano solo il berretto di Crane e una zucca (presumibilmente la “testa” del cavaliere). Da quel momento Crane sparisce “misteriosamente” senza lasciare tracce. Certo è che il film assume una trama molto più gotica e terrificante. Ma veniamo ora al nostro Washington Irving, lo scrittore di questo romanzo, il quale (si racconta) divenne egli stesso un’apparizione dopo la sua morte, avvenuta nel 1859, e sepolto presso il cimitero appunto di Sleepy Hollow. (New York).
Si narra infatti che un certo dottor Cogswell stava lavorando nella biblioteca di Astor (New York); era sera tardi ed era da solo, quando ecco che comparve davanti a lui un uomo silenzioso che leggeva un libro presso gli scaffali del corridoio principale. (Da qui potrebbero anche aver preso spunto nel film Ghostbusters). Il dottore si chiese come mai avesse fatto ad entrare quest’uomo visto che la biblioteca era chiusa a chiave ma, guardandolo meglio, egli ebbe come la sensazione che assomigliasse proprio al suo defunto amico Irving, il quale aveva anche contribuito a fondare la biblioteca Astor, dove spesso si recava. Questa scena si ripresentò nei giorni successivi e questa volta Cogswell era deciso a capire di chi era lo spettro; ebbene risultò che era invece di un altro medico, anch’esso suo amico, che era morto qualche settimana prima. Purtroppo nessuno gli credette, tutti pensarono che era solo la stanchezza, visto le ore piccole che trascorreva in biblioteca. Ma la visione spettò anche al nipote di Irving, ovvero Pierre… le apparizioni furono ben presto riferite ai giornali di New York attorno al 1860 e la storia del fantasma di Irving fu esposta in una lettera alla rivista The Nation nel 1911.
Cosa pensare di questa storia? Che lo scrittore, una volta morto, trovò divertente spaventare i vivi proprio facendosi vedere nella sua biblioteca preferita? Certo è che lui fu sicuramente l’iniziatore dei racconti di fantasmi, spianando la strada anche al famoso Edgar Allan Poe e ad Henry James.


