TEOGONIA
CAPITOLO 1 – LA NASCITA DEL MONDO
di Daniele Bello
Il racconto più noto sulla nascita dell’universo è attribuito ad Esiodo, contadino e poeta vissuto in Beozia nell’VIII sec. a.C., che in gioventù pascolò le pecore sul monte Elicona, sacro agli dei.
Secondo la versione contenuta nella Teogonia, in principio era il CAOS (e così avrebbe esordito qualsiasi precettore dell’antica Grecia, anche nei secoli successivi, per raccontare ai propri discepoli l’origine dell’universo1). Esiodo non si preoccupa neppure di definirlo, limitandosi a dire che “per primo fu Caos”, il vuoto spalancato dove nacquero tutte le cose2.
Il poeta Ovidio ci riferisce che “uniforme era l’aspetto della natura; e lo chiamarono Chaos3”; non esisteva il cielo, la terra o il sole, ma un abisso primitivo informe e indeterminato in cui tutti gli elementi erano mischiati tra di loro, “una congerie di germi differenti di cose mal combinate fra loro”4.
Dal Caos venne generata la Madre Terra dall’ampio seno, che gli antichi conobbero anche con il nome di GEA (o Gaia), per sempre sede sicura per tutti i mortali e gli immortali.
Subito dopo nacque il TARTARO “nebbioso”, l’orrendo buio sotterraneo, privo di ogni luce, che si annida nei recessi della Terra.
Nacque inoltre il più potente tra tutti gli dei: EROS, “tra tutti i Celesti il più bello”, che scioglie le membra e soggioga lo spirito di tutti gli dei e di tutti gli uomini, personificazione dell’Amore; quando Esiodo parla dell’eros, dobbiamo pensare ad un principio ancestrale, alla energia creatrice da cui trasse vita l’intero universo.
Dal Caos sorsero anche l’EREBO (il buio, privo di luce, della profondità abissale) e la NOTTE; dalla loro unione vennero generati ETERE (la luce del cielo) ed EMERA (il giorno).
Notte diede alla luce anche divinità più sinistre come THANATOS, la terribile dea della morte, il SONNO, la stirpe dei sogni, il SARCASMO, Eris (la discordia) e la NEMESI, la terribile vendetta degli dei. Si tratta, in realtà, nella maggior parte dei casi, di entità che personificano gli aspetti più oscuri e odiosi della vita, che gli uomini evitano con cura di menzionare a meno di non essere costretti.
Eris generò a sua volta la PENA DOLENTE, la FAME, l’OBLIO, il LAMENTO, le GUERRE, i DELITTI, gli OMICIDI, nonché ATE, la terribile dea dell’errore.
Figlie di Notte e di Erebo erano anche le MOIRE, terribili creature dal potere arcano cui neppure gli dei potevano sottrarsi; ogni giorno esse filano, misurano e tagliano i fili del destino di ciascuno degli esseri viventi, decidendone le sorti: CLOTO fila lo stame della vita; LACHESI lo svolge sul fuso; mentre ATROPO, con le cesoie, lo recide inesorabilmente.
Tabella n. 1

Gli dei primigeni
Il loro potere è talmente antico che persino Zeus, il futuro sovrano del cielo, non aveva il potere di mutare le loro decisioni, ma doveva limitarsi a prendere la sua bilancia d’oro, per misurare su quale creatura il giorno stesse per tramontare per sempre.
Possiamo tuttavia permetterci di trascurare queste divinità così lontane da noi, tanto che persino in un poema didascalico come quello della Teogonia vengono dedicati loro solo pochi versi.
A noi interessa invece sapere che Gea, la dea della Terra, generò da se stessa URANO cosparso di stelle, il dio del Cielo, e PONTO, il dio del Mare, ma stavolta “senza gioia d’amore”.
La dea della Terra si accoppiò con i suoi figli: da Gea e Ponto nacque il saggio NEREO, divinità marina fonte di giustizia e di miti consigli, che fu il padre di tutte le ninfe del mare (per questo motivo note anche come Nereidi); ma da quella unione così priva di affetto vennero generati anche terribili creature: EURIBIA, che alberga un cuore più duro del ferro, l’immane TAUMANE (“meraviglia del mare”)5, il sinistro FORCO, il “vecchio del mare” e CETO dal bel viso, il cui nome però significava “mostro marino” (tanto è vero che viene spesso descritta come una enorme balena); dall’unione di queste ultime creature ancestrali provenne la razza di molti dei nemici dell’umanità.
Tabella n. 2

La stirpe di Ponto
È doveroso citare tra i figli di Forco e Ceto le terribili GORGONI (STENO, EURIALE e MEDUSA), dal corpo ricoperto di scaglie come quelle dei rettili, con serpenti vivi al posto dei capelli; esse avevano il terribile potere di pietrificare chiunque avesse la sfortuna di incrociare il loro sguardo. Per un’anomalia che solo i miti riescono a creare, Steno ed Euriale avevano il dono dell’immortalità, mentre la sola Medusa poteva essere uccisa; sarà uno degli eroi più amati dai Greci, il valoroso Perseo, ad uccidere la Gorgone tagliandole la testa: dal collo reciso nacque il famoso cavallo alato PEGASO e Crisaore, il guerriero dalla spada d’oro.
Dalle sciagurate nozze tra le due divinità marine nacquero anche le GRAIE (ENIO, DEINO e PEFREDO), il cui aspetto era forse meno spaventoso di quello delle sorelle Gorgoni ma che comunque dovevano costituire uno spettacolo quanto meno anomalo per chi osasse andare a far loro visita, ai confini del mondo: esse, infatti, nacquero già vecchie e con i capelli bianchi; avevano inoltre un solo occhio e un solo dente in comune, che si passavano tra di loro a turno…
Figlia di Forco e Ceto era anche la terribile ECHIDNA dal cuore violento, metà fanciulla dagli occhi splendenti e metà serpente (anche se Esiodo la ritiene figlia di Crisaore); ella si unì al mostruoso TIFEO (o Tifone), figlio del Tartaro e di Gea, “che spezza ogni legge, tremendo”6, e partorì creature dal cuore violento: la CHIMERA, uno spaventoso animale a tre teste: una di leone, l’altra di capra e di serpente la terza, che venne combattuta dal prode Bellerofonte; il LEONE DI NEMEA, fiera orribile e selvaggia, e l’IDRA DI LERNA, un feroce drago dalle molte teste; il terribile cane CERBERO, custode del regno dei morti: “fiera crudele e diversa, con tre gole carinamente latra sopra la gente che quivi è sommersa”7; la SFINGE, essere per metà leone e metà donna, che perseguitava i passanti ponendo loro degli indovinelli e divorando chi non era in grado di rispondere8.
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1 Si narra che a fronte di questo incipit, uno studente partico-larmente sfacciato esclamasse indignato: “E che cosa c’era prima del Caos?”. Il maestro non fu in grado di spiegarlo e consigliò al ragazzo di chiederlo ai filosofi. Da quel giorno, quel discepolo tanto curioso ma poco rispettoso dell’autorità si dedicò unicamente allo studio della filosofia e decise, con il tempo, di fondare egli stesso una scuola di pensiero che divenne nota in tutto il mondo antico: quel giovane si chiamava Epicuro ed è un nome familiare a molti studenti di filosofia; l’aneddoto è narrato in DIOGENE LAERZIO, Vite dei filosofi (Libro X, par. 1), Bari, Laterza, 2002, pag. 400.
2 Secondo gli studiosi di linguistica greca, il significato originario di “Caos” sarebbe proprio “spalancato”; solamente in seguito, il termine divenne sinonimo di “confusione, mescolanza”. In tal senso, il termine Caos appare un’eco dell’uovo di Notte da cui derivò – una volta “spalancato” – la creazione del mondo.
3 “Unus erat toto naturae vultus in orbe, quem dixere chaos” (OVIDIO, Metamorfosi, Libro I, vv. 6-7).
4 OVIDIO, Metamorfosi, Libro I, vv. 8-9.
5 Secondo Esiodo, Taumane generò IRIS, la dea dell’arcobaleno, e le ARPIE “dalle fulgide chiome,che a pari errano a volo coi soffi dei venti e gli uccelli, sopra veloci penne, ché in alto si lanciano a corsa” (ESIODO, Teogonia, vv. 267-269).
6 ESIODO, Teogonia, ibidem, vv. 137-138.
7 DANTE, Inferno, Canto VI, vv. 13-15.
8 Il quesito che la Sfinge poneva ai malcapitati abitanti della Beozia è talmente famoso che non può non essere citato: “Qual è l’animale che al mattino cammina a quattro zampe, a mezzogiorno con due e la sera con tre?”. A risolvere l’enigma fu Edipo, destinato a diventare re di Tebe; quell’animale è l’uomo, che da piccolo si muove a quattro zampe, da grande è in posizione eretta e si appoggia ad un bastone in vecchiaia. La Sfinge, umiliata dall’ingegno di Edipo, si gettò da una rupe e morì.


