La Soglia Oscura
Mitologia

TEOGONIA
CAPITOLO 4 – LA TITANOMACHIA
di Daniele Bello

In breve tempo, Zeus crebbe sano e robusto e dichiarò guerra al padre Crono. In primo luogo, lo costrinse a rigettare i figli che aveva divorato, grazie anche ad un filtro magico che gli era stato preparato da Temi, la dea della Giustizia divina, che era sua zia (secondo alcuni, invece, il figlio di Urano fu vittima degli inganni di Gea).
Crono dapprima vomitò la pietra che era stata mangiata al posto dell’infante Zeus e che in seguito venne posta all’interno del luogo più sacro di tutta l’Ellade, dove poté essere ammirata e venerata per secoli e secoli: l’oracolo di Delfi; poi risputò Poseidon, Ades, Hera, Hestia e Demetra, che – essendo immortali – erano ovviamente ancora vivi.
Zeus sciolse quindi i fratelli del padre (i Ciclopi e i giganti dalle cento braccia) dai lacci funesti che il padre Urano aveva loro imposto.

Là essi, soffrendo dolori, sotto terra abitando,
stavano all’estremo del mondo, ai confini della grande terra,
da lungo in preda alla pena, tenendo nel cuore grande cruccio.

ESIODO, Teogonia, vv. 621-623

Zeus promise loro vittoria e fama se si fossero schierati al suo fianco nella guerra contro Crono: questi, con entusiasmo, aderirono alla causa del giovane rampollo del sovrano del cielo e gli portarono in dono il tuono, il baleno e il fulmine fiammeggiante.
Per lungo tempo si combatterono tra di loro le due fazioni, soffrendo grandi pene e affrontandosi gli uni contro gli altri in tremende battaglie. Lo scontro avvenne tra i monti della Tessaglia, una regione posta nel nord dell’Ellade: da una parte Crono e i Titani a lui fedeli dall’alto del Monte Otri; dall’altra Zeus e i suoi fratelli, i Ciclopi e gli Ecatonkiri, dal Monte Olimpo (anche se gli antichi ci tramandano che almeno due Titani, Giapeto e suo figlio Prometeo, parteggiassero per Zeus). Fu un’epica lotta, che durò per oltre dieci anni

né c’era, dell’aspra contesa, soluzione oppure fine,
né per gli uni né per gli altri;
incerta si protraeva la fine della guerra.

ESIODO, Teogonia, vv. 641-642

I combattenti si scagliavano tra loro macigni, rimbombavano le valli e le montagne, le folgori di Zeus saettavano in cielo: questa guerra venne chiamata dagli antichi TITANOMACHÌA e sembrava essere destinata a non finire mai, perché ciascuno dei contendenti ad ogni battaglia riprendeva le forze dopo avere gustato nettare ed ambrosia, il cibo degli dei, e “a tutti nel petto si rafforzava l’animo valoroso”.

Tabella n. 5

Crono e gli dei dell’Olimpo

Zeus spronò quindi i suoi seguaci a mostrare la loro grande forza contro i Titani e li incitò a dare inizio ad una nuova, terribile battaglia.

I Titani, di contro, rinforzavano le schiere, risoluti,
e mostrarono insieme l’opera di mani e di forza;
terribile intorno muggiva il mare infinito
e la terra molto rimbombava e gemeva il cielo ampio […]
e il tremore giungeva profondo al Tartaro Oscuro.

Bolliva la terra tutta e i flutti d’Oceano
e il mare infecondo ;un caldo vapore avvolgeva
i Titani figli della Terra e la fiamma giungeva alle nubi divine […]
un ardore prodigioso penetrava Caos.

ESIODO, Teogonia, vv. 676-682, 695-700

La guerra venne decisa dall’intervento degli Ecatonkiri,

Cotto, Briareo e Gia insaziato di guerra.
che trecento pietre dalle braccia vigorose
scagliavano di seguito, e coprivano di dardi i Titani.

ESIODO, Teogonia, vv. 713-716

Alla fine, la vittoria arrise a Zeus e ai suoi seguaci. I Titani vennero sconfitti e rinchiusi nel Tartaro, sorvegliati a vista dai giganti dalle cento braccia.

La visione del Tartaro è una delle più fosche e temibili di tutto l’universo ellenico; esso infatti è

tanto sotto la terra quanto dalla terra il cielo è lontano; […]
ché per nove notti e giorni una bronzea incudine
cadendo dal cielo al decimo verrebbe in terra;
e ugualmente distante dalla Terra è il Tartaro oscuro.

ESIODO, Teogonia, vv. 720-723

Intorno ad esso vi corre un recinto di bronzo e la notte vi si stende tre volte attorno; di sopra sorgono le radici della terra e del mare infecondo. E’ lì che i Titani

sotto caligine oscura,
sono celati per il volere di Zeus adunatore di nubi,
in un’oscura regione, all’estremo della terra prodigiosa.
Ed essi non possono uscire perché Poseidon vi pose
porte di bronzo e un muro vi corre attorno da tutte le parti.
Lì Gia, Cotto e Briareo magnanimo
hanno dimora, custodi di Zeus egioco.

ESIODO, Teogonia, vv. 729-735

Luogo penoso ed oscuro, che persino gli dei hanno in odio, nel Tartaro vi sono le sorgenti e i confini dell’universo; né un anno sarebbe abbastanza per giungere al fondo.
Ivi s’innalza la casa terribile della Notte oscura, avvolta da nuvole livide.
Di fronte ad essa il Titano Atlante espia le sue colpe per aver sostenuto le ragioni di Crono nella sua guerra contro Zeus: egli, infatti, è condannato a reggere sulle sue spalle la volta del cielo (anche se altri cantori ci narrano che il figlio di Giapeto risiederebbe tra le montagne dell’Africa).
Nei pressi, sono soliti incontrarsi la Notte e il Giorno, che si alternano nel passare attraverso un portale di bronzo, l’uno per scendere dentro, l’altra per percorrere la terra e l’ampio dorso del mare.
Qui hanno dimora anche Ypnos (il Sonno), la terribile e funesta Thanatos (la dea della Morte) e Stige, nell’illustre casa di rocce coperta, che s’appoggia su colonne d’argento elevata nel cielo. Di fronte alla morte alberga la dimora degli inferi, dove un giorno siederà il possente Ades con la sua sposa.

Là della terra oscura e del Tartaro tenebroso,
del mare infecondo e del cielo stellato,
di tutto sono le scaturigini e i confini,
luoghi squallidi ed oscuri, che gli dei hanno in odio.
Là sono le porte splendenti e la bronzea soglia […]
davanti, lontano da tutti gli dei,
i Titani hanno la loro dimora, di là dal caos tenebroso.

ESIODO, Teogonia, vv. 808-814