TRE OMBRE
di Silvia Ceotto
«Signor Griset» pronuncia la donna cercando nuovamente di richiamare l’attenzione dell’uomo, inerme tra le abbacinanti lenzuola ospedaliere. Attaccati alle vene azzurre, lunghi tubicini di plastica che si collegano alle flebo, sospese su uno stelo di metallo e nell’aria un penetrante odore di disinfettante. «Griset, signore. Sua moglie…»
Lo sguardo di Fausto Griset, perso sul soffitto dello stanzino, scende lentamente sulla donna: «Mia moglie?»
«Sì, sua moglie» conferma la donna piantando i propri occhi nocciola in quelli verdi e spaesati di Griset. «Non l’abbiamo ancora trovata.»
Griset non accenna ad alcuna reazione.
«Ha capito quello che le ho detto, signor Griset? Sua moglie Laura…»
«Sì, Laura è morta da giorni.»
«No, non è possibile. Sabato mattina vi hanno visti insieme. Inoltre, tra domenica e lunedì, avete registrato alcuni video e li avete caricati sul vostro canale YouTube. Ricorda?»
«Era già morta. Tu chi sei?»
La donna sbatte le palpebre poi scuote appena il capo: «Io… io sono un’agente di polizia. Abbiamo parlato qualche ora fa. Non ricorda nemmeno questo?»
«No, non ricordo.»
«Ha parlato anche con un mio collega e con una dottoressa.»
Gli occhi di Griset tornano a vagare sul soffitto.
«Sa dove si trova?»
«Direi in ospedale.»
«Esatto. È ricoverato qui dalla notte di ieri, da quando è stato soccorso dai volontari della protezione civile. Vagava solo nei boschi, in stato di shock…»
«Sì.»
La donna, dalla poltroncina imbottita, si protende verso Griset appoggiando le mani sui braccioli: «Ci aiuti a trovare Laura. Cos’è successo, signor Griset?»
Lui reclina la testa grigia e mormora: «L’ho persa, è colpa mia.»
«Questo l’ha già detto» sospira la donna. «E ha accennato a qualcosa che riguardava la vostra attività.»
«Avevamo trovato qualcosa lassù, nell’ex sanatorio.»
«Si riferisce alle vostre indagini sul paranormale?»
Griset annuisce piano: «C’era un legame speciale tra mia moglie e quel luogo. Una cosa mai vista prima, in tanti anni di attività e ricerca. Abbiamo ignorato il pericolo.»
«Quale pericolo?»
«Siamo stati estremamente superficiali, sciocchi e arroganti nel credere di poter gestire tutta quella mole di dolore antico, incancrenito tra i muri.»
«Qualcuno vi ha fatto del male?»
«Forse non per una propria e precisa volontà. Ma è stato inevitabile, da quando abbiamo messo piede nel sanatorio. Mia moglie lo aveva visto in sogno circa sei mesi fa e aveva subito avvertito la necessità di fermare su carta quella facciata bianca, divorata dall’edera.»
«Lei era già stato lì?»
«Non lì in particolare, ma sono stato in altri edifici simili, costruiti negli anni Venti e successivamente abbandonati al degrado. Non mi sembrava niente di speciale e inizialmente non ho prestato molta attenzione al sogno di mia moglie. Quel periodo poi… era denso di eventi programmati da tempo.»
«Gli eventi di parapsicologia?»
«Esatto.»
«Sua moglie s’era fatta dei nemici, nell’ambiente?»
«No, che io sappia.»
«E lei, signor Griset?»
«Nemmeno io.»
«Però avevate un giro di conoscenze piuttosto ampio. Oltre ai video con un discreto numero di visualizzazioni, effettuavate consulenze private…»
Le labbra sottili di Griset si tendono in una smorfia simile a un sorriso: «Anche le ricerche hanno un costo da sostenere. Il nostro è un servizio per la diffusione della conoscenza e abbiamo aiutato molte persone nel corso degli anni.»
«Voglio solo sapere cos’è successo a lei e a sua moglie. Ogni informazione può essere utile.»
«Mia moglie è morta. Questo è quello che conta. Era una creatura pura e preziosa, non aveva nemmeno cinquant’anni…» la voce di Griset si rompe e gli occhi si riempiono di lacrime che non riesce a cacciare indietro.
«Vuole un sorso d’acqua?»
«Voglio parlare, finché la mente mi assiste. Prima che torni a calare la nebbia.»
«Mi dica tutto quello che riesce a ricordare.»
Griset si massaggia le tempie: «Mia moglie aveva tappezzato la casa con quei disegni, la facciata del sanatorio era ovunque. Io conoscevo la frenesia che la coglieva quando si dedicava alla scrittura automatica, ma non aveva mai disegnato niente, prima d’allora. Sembravano gli studi di un pittore impressionista su un unico soggetto ritratto in diverse ore del giorno e attraverso le stagioni… Pareva chiaro che una qualche entità volesse dirci qualcosa. Alla fine la risposta è arrivata da un nuovo iscritto al canale che ha notato i disegni appesi al muro dello studio, durante una diretta. E il giorno dopo noi eravamo già lì, a perderci tra i sentieri stretti tra i rovi. Io ero esausto e avevo un terribile freddo nelle ossa. Laura invece… sembrava determinata a continuare la ricerca come se intuisse che quel sopralluogo fosse più importante degli altri e aveva ragione; quando abbiamo trovato l’edificio, mi ha detto che conteneva le risposte a tutte le domande che ci eravamo posti sul mondo degli spiriti.»
«D’accordo e… lei cos’ha detto?»
«Ero entusiasta. Ho acceso la telecamera e il resto della strumentazione. I riscontri sono stati praticamente immediati.»
«Sì, ho visto ma… di quello che avete registrato, cosa c’è di vero?»
«Tutto, è tutto vero. Come è sempre stato vero quello che abbiamo documentato sul canale fin dal primo video caricato, ormai dieci anni fa.»
«Ho avuto modo di scorrere i contenuti del canale ma ho trovato solo molta suggestione, fenomeni di pareidolia…»
«Siamo trasparenti circa il nostro operato. Quello che si vede è quello che accade, né più né meno. Poi ognuno trae le proprie conclusioni.»
«Intendo dire che c’è una grande differenza tra i contenuti dei video più vecchi e quelli più recenti, registrati all’interno del sanatorio. Lei mi conferma che le registrazioni sono autentiche?»
«Ripeto, c’è la massima trasparenza e potete controllare. Nessuna manomissione o intento di spettacolarizzare l’indagine. Il girato è a vostra disposizione.»
«Va bene. Io voglio credere nella sua buona fede, signor Griset. Ma non possiamo escludere che qualcuno, magari proprio un iscritto al vostro canale, possa aver deciso di spaventarvi e magari la situazione è sfuggita di mano.»
«Crede che qualcuno possa inscenare una roba del genere senza dare nell’occhio?»
«Il sanatorio è piuttosto grande…»
«C’eravamo solo io e Laura. Sono sicuro. Io, Laura e una… voracità energetica. Laura era diventata un canale aperto, senza difese. Ne ha approfittato qualcuno che non è di questo mondo.»
«Si riferisce a un fantasma?»
«L’hanno portata via in tre, le tre ombre e le avevamo già incontrate.»
«Ho trovato un video dedicato a questo argomento. Risale allo scorso anno, mi pare.»
«Esatto. Laura le ha viste una notte, ai piedi del nostro letto. Ne era terrorizzata. Successivamente si sono palesate come delle interferenze sporadiche nei nostri tentativi di contatto.»
«Che idea vi siete fatti su queste entità?»
«Abbiamo pensato che, quando cerchi, qualcosa rischi di trovare. Ma non saprei come definirle, non ne siamo mai venuti a capo.»
«Avete registrato anche delle voci.»
«Le voci… sono straordinariamente chiare e coerenti con il contesto. Non lasciano spazio a interpretazioni. Avevamo finalmente qualcosa di grosso tra le mani e questa consapevolezza ci ha fatto ignorare i segnali di pericolo.»
«Quali segnali?»
«Laura. Lei… è diventata sempre più assente in questo mondo e presente nell’altro. Il suo sguardo era vuoto, parlava con le entità. C’era un filo diretto tra lei e loro. Avrei dovuto capire. Invece ho lasciato che accadesse.»
«Cosa è accaduto, quella notte?»
«Lei era dietro di me, nella zona dell’obitorio, e un attimo dopo non c’era più. L’ho chiamata e ho spento la telecamera. Dopo sono stato colto dal panico perché c’era un silenzio strano, totale, come se quell’ambiente fosse soddisfatto di aver preso quello che voleva e ho iniziato a correre su per le scale, al buio e lungo i corridoi dei vecchi reparti, sono caduto e ho continuato a chiamarla. Mi sono odiato e mi odio tutt’ora perché questa smania di sapere ogni cosa, mi ha fatto perdere lei che era tutto quello che avevo.»
«Ma non perda anche la speranza, Fausto» dice la donna stringendogli brevemente una mano. «Lei adesso è molto spaventato e confuso. Può darsi che Laura sia da qualche parte, altrettanto spaventata e confusa. La stiamo cercando.»
«Ma io l’ho vista morta!»
«Dove?»
«Correvo e l’ho trovata in una stanza del quarto piano, in una vasca da bagno. Intorno c’erano… le tre ombre.»
«Ha visto il corpo di sua moglie in una vasca da bagno?»
«Non il suo corpo materiale; era in piedi, voltata di spalle e ho provato ad afferrarla ma era… inconsistente.»
«Intende dire che ha visto lo spirito di sua moglie?»
«È così. È colpa mia.»
«Sua moglie è una donna adulta. Credo che sapesse quello che faceva e non è stata obbligata a entrare nel sanatorio contro la propria volontà.»
«Era una donna forte ma le sue doti medianiche la esponevano a dei rischi maggiori rispetto a quelli ho corso io. L’ho vista sfiorire e allontanarsi ogni giorno di più. Quella che lei chiamava “la connessione” la stava divorando, l’ha uccisa.»
«La connessione?»
«Sì, la connessione con l’ambiente. Un ambiente corrotto divora anche chi è luminoso e forte. L’ambiente vince, sempre.»


