La morte di Edgar Allan Poe

‘Lord, help my poor soul…’
(‘Signore, aiuta la mia povera anima…’)
Ultime parole di Edgar Allan Poe riferite nella relazione del dott. Moran

L’inventore della narrativa deduttiva, Edgar Allan Poe, non poteva che lasciare un ultimo mistero, tuttora insoluto, legato alla sua morte.
Poe è il creatore dell’indomito e infallibile investigatore Auguste Dupin le cui gesta sono raccontate ne ‘I delitti della Rue Morgue’ (1841), ‘Il mistero di Marie Roget’ (1842) e ‘La lettera rubata’ (1842). Le storie sono eccellenti meccanismi a orologeria in cui gli ingranaggi funzionano alla perfezione, col binomio del detective e del collaboratore meno brillante (che poi è il personaggio in cui il lettore si identifica).
Quest’ultimo rimane sempre anonimo, anche se è il narratore delle vicende e sappiamo che i due uomini vivono insieme a Faubourg Saint-Germain. Capacità analitiche, humor e trame ineccepibili rendono la lettura davvero piacevole e stimolante. Cosa dite? Vi ricorda qualcuno?
Arthur Conan Doyle ne ‘Uno Studio in rosso’ paga subito il debito creativo con Edgar Allan Poe in uno scambio di battute in cui il dottor Watson paragona Sherlock Holmes proprio a Dupin. L’investigatore londinese, però, ribatte di avere capacità superiori.
Su Dupin sarebbe possibile parlare per ore, ma l’argomento trattato è un altro e perciò ritorniamo allo sventurato giorno che vide la morte dell’Autore gotico per eccellenza.

I FATTI
Le informazioni certe disponibili indicano che Poe morì alle 5 di mattina di domenica 7 ottobre 1849 all’età di 40 anni nell’ospedale di Washington College di Baltimora (Maryland – USA), dopo essere stato ritrovato 4 giorni prima lungo le strade cittadine in uno stato di delirio e di parziale incoscienza.
La causa del decesso comunemente dichiarata è ‘congestione cerebrale’, una consuetudine del XIX secolo per definire genericamente una sintomatologia neurologica. Ma è proprio da qui che inizia l’enigma o, se preferite, il giallo della sua morte e degli eventi che l‘hanno causata.
Essendo andati perduti i referti medici e addirittura il certificato di morte, risulta davvero complicato riuscire a ricostruire con chiarezza i vari passaggi che hanno condotto dal ricovero alla morte senza smarrirsi nelle modifiche, integrazioni e contraddizioni che inevitabilmente ricorrono quando un evento viene riferito senza documentazione a supporto.
Proviamo però a mettere in fila le informazioni degne di credito, perché riportate di prima mano o comunque da fonti attendibili.
Poe venne trovato da un tipografo, Joseph W. Walker, in pieno delirio nei pressi della Ryan’s Tavern.
Dietro sua esplicita richiesta, lo stampatore coinvolse un conoscente di Poe, Joseph. E. Snodgrass e, come si usava comunicare a quei tempi, chiese il suo aiuto recapitandogli un biglietto.
Il tenore del messaggio chiarì immediatamente la situazione:
‘Dear Sir—There is a gentleman, rather the worse for wear, at Ryan’s 4th ward polls, who goes under the cognomen of Edgar A. Poe, and who appears in great distress, & he says he is acquainted with you, and I assure you, he is in need of immediate assistance. Yours, in haste, Jos. W. Walker’
(‘Caro Signore, qui c’è un gentiluomo, piuttosto malmesso nei vestiti, al 4° rione di Ryan, che si identifica come Edgar A. Poe e sembra in grande difficoltà e dice di conoscervi e, vi assicuro ha bisogno di assistenza immediata. In fretta. Vostro Jos. W. Walker.’)
Molte informazioni sullo stato di Poe quando fu trovato giungono proprio da Snodgrass, che si occupò del ricovero al Washington College Hospital e quindi risultano preziose poiché appartengono a una testimonianza diretta.
Il primo dettaglio rilevante riguardava proprio lo stato di salute, riferendo di una profonda intossicazione. Anche l’aspetto non era dei migliori, in netto contrasto con l’immagine conosciuta dell’Autore.
Il benefattore riportò che Poe aveva i capelli arruffati e sporchi, il viso imbruttito e gli occhi lucidi e spenti. Snodgrass usò proprio il termine ‘repulsive’ (ripugnante) nel suo resoconto.
Altre informazioni provengono dal dottor John Joseph Moran che lo ebbe in cura negli ultimi giorni di vita.
Raccontò che Poe indossava un vecchio cappotto logoro e macchiato, pantaloni simili, scarpe logore e consumate, un cappello di paglia in testa. È opinione comune che non fossero i suoi abiti poiché di taglia sbagliata e poi perché lo scrittore non si sarebbe mai vestito in modo così trasandato.
Fu ricoverato nell’ala dell’ospedale destinata a chi veniva trovato in stato alterato e di ubriachezza, caratterizzata da sbarre alle finestre.
Contrariamente a quanto comunemente creduto, Poe ebbe momenti di lucidità nel corso della sua degenza. Anche in quel caso, però, non fu in grado di ricostruire l’accaduto.
Sembra che la notte precedente la morte, l’Autore avesse gridato nel suo delirio il nome ‘Reynolds’. Cosa poteva essere? Una persona, un luogo, un codice o che altro?
Una possibilità è che si stesse riferendo a Henry R. Reynolds e cioè uno dei giudici che supervisionavano i sondaggi in corso e che potrebbe aver avuto un incontro con Poe.
Un’altra eventualità è che riguardasse Jeremiah N. Reynolds, un editore di giornali le cui attività di esplorazione avevano ispirato l’opera dello scrittore ‘The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket’.
Sono solo un paio di congetture ma il significato potrebbe essere ben altro.

E poi, in quell’ora antelucana del 7 ottobre 1849, l’immenso Poeta spirò.

LE IPOTESI
Gli stessi giornali coevi parlarono appunto di ‘congestione cerebrale’ oppure di ‘infiammazione del cervello’, facendo supporre tra le righe una morte dovuta all’alcolismo.
Proviamo a prendere in esame tutte le ipotesi sviluppate a partire dalla data della morte.

La prima attribuisce all’abuso alcolico con conseguente decesso per cirrosi epatica ed encefalopatia. In breve, Poe si ubriacò fino alla morte. Se però esaminiamo il contesto appare non aderente al momento che stava vivendo. Infatti, aveva da tempo abbandonato le trasgressioni che avevano caratterizzato la sua vita a causa della diagnosi di un medico che aveva pronosticato la sua morte se avesse continuato. All’epoca della sua morte, Edgar Allan Poe aveva aderito al Movimento per la Temperanza e la carriera artistica era prossima a una nuova rinascita, due circostanze che fanno emergere qualche dubbio sul fatto che potesse essere caduto nel vizio dell’alcool.

Una seconda ipotesi, invece, parla invece di un’assunzione forzata di alcool a causa del ‘coping’.
Tale pratica, che è una frode elettorale, consisteva nel rapire alcune persone per costringerle a votare più volte uno specifico candidato, attribuendo identità diverse. Al fine di mantenerle in uno stato di semi-incoscienza ed essere perfettamente controllabili, le vittime erano costrette ad assumere alcolici e stupefacenti con conseguente annullamento della volontà. Venivano di volta in volta camuffate, cambiando gli abiti e facendo indossare parrucche e barbe finte, per far credere che fossero altre persone. A supporto di questo, proprio nei giorni della morte di Poe erano in corso a Baltimora le elezioni.
Ciò spiegherebbe i vestiti indossati da Poe, chiaramente non suoi, ma anche in questo caso ci sono due elementi importanti di cui tenere conto:
1) La riconoscibilità dell’Autore che avrebbe vanificato l’operazione fraudolenta anche se è possibile che l’eventuale banda di malviventi non se ne fosse resa conto.
2) Una bassa presenza di alcool nei capelli, a seguito di alcune analisi postume effettuate sui resti. Considerando che la rivelabilità di tale sostanza può risalire fino ad alcuni mesi, sembrerebbe che al momento della morte Poe non avesse ingerito alcool da diverso tempo.

Una terza supposizione chiama in causa la rabbia, magari a causa di un contatto con un animale selvatico, probabilmente un cane, un ratto o un pipistrello. Nell’800, infatti, la trasmissibilità della rabbia all’uomo non era così rara (dando origine anche ad alcune storie di vampirismo, ma questa è un’altra storia).
Il dottor R. Michael Benitez nel 1996 ipotizzò tale soluzione, basandosi sui sintomi e sul decorso della malattia. Purtroppo, come il medico ribadì in un articolo sul Maryland Medical Journal, senza un esame del DNA non è possibile attribuire tale causa di morte.
I deliri, tremori e allucinazioni che lo travolsero negli ultimi giorni sono sintomi facilmente riconducibili alla rabbia.
Ad avvalorare tale congettura, inoltre, il fatto che durante la permanenza in ospedale faticasse a deglutire acqua, caratteristica tipica di chi ha contratto la rabbia.
Una quarta ipotesi vede ancora un atto criminoso e cioè che sia stato aggredito. Le cagionevoli condizioni di salute unite alle percosse hanno poi fatto il resto. In questo caso, le idee al riguardo si moltiplicano:
1) Semplici criminali da strada che hanno preso di mira un forestiero
2) Un’azione deliberata con un obiettivo ben preciso. Si sono fatti numerose supposizioni in tutti questi anni coinvolgendo numerosi personaggi senza però raggiungere mai un sufficiente credito. Tra le voci più diffuse, quella di un delinquente assoldato da Elizabeth Oakes Smith che sosteneva di essere stata aggredita da Poe oppure un’altra che vedeva nel ruolo degli aggressori i fratelli di Sarah Royster, con la quale l’Autore stava sviluppando un legame sentimentale, inviso ai loro occhi.

Ma non spiegherebbe i deliri prima della morte.

Una quinta teoria attribuisce la dipartita dell’Autore all’avvelenamento da metalli pesanti poiché, a seguito dell’analisi dei capelli rimasti con le sue spoglie, è stata rilevata un’ingente quantità di mercurio nei suoi capelli e questo potrebbe spiegare le allucinazioni. Ma è anche vero che la quantità era sensibilmente inferiore a quella necessaria per un avvelenamento da mercurio.
La presenza di tale sostanza è giustificata da una prescrizione medica relativa al cloruro di mercurio, utilizzato in passato per curare ferite, sifilide, ulcere e altre malattie. Per ovvie ragioni, nel ventesimo secolo fu dichiarato insicuro e il suo utilizzo abbandonato per scopi medici.

Una sesta possibilità vede la causa della morte in una malattia comune quale influenza, polmonite, colera, sifilide, tubercolosi, epilessia, diabete, apoplessia (una sindrome neurologica), delirium tremens…
In questo caso, i deliri potevano essere causati dalla febbre alta o dallo stato di salute alterato in cui si trovava. Strano, però, che in ospedale non avessero valutato questa eventualità.
Una settima ipotesi suggerisce come causa un tumore al cervello. Infatti, quando il suo corpo fu esumato nel 1879 per dargli una miglior sepoltura, fu notata una massa solida nel cranio. In tempi recenti, la descrizione di tale massa si è rivelata assimilabile a un tumore calcificato, secondo il giudizio di un medico forense.
Infine, un’ottava supposizione vede nella morte di Poe una vera e propria azione delittuosa che non ha nulla a che vedere con l’eventuale aggressione indicata sopra, come se fosse rimasto vittima di un complotto e avvelenato deliberatamente. Cosa aveva visto lo scrittore di così indicibile da causarne l’omicidio?
Queste sono le informazioni più importanti disponibili e le valutazioni più diffuse. È inevitabile che altre supposizioni verranno alla luce nei prossimi anni, cercando di sollevare il velo di un mistero che coinvolge e inghiotte il creatore del genere thriller.
A questo punto, tocca a voi. Elaborate teorie e valutate possibili soluzioni all’enigma. Anche se, lo ammetto, ho il sospetto che la nebbia non si diraderà mai. Ma, forse, Edgar Allan Poe avrebbe voluto così.