L’altra faccia della Luna

Paladina delle nascite e dell’agricoltura, ma anche ingannevole ed efferata, la Luna è l’eterna Signora per antonomasia. Come la Donna, vola leggiadra di bocca in bocca, ispirando episodi bizzarri, crudeli o al limite della decenza. Alcuni ne consultano le fasi lunari prima di fare sesso, altri la utilizzano per calendarizzare persino gli impegni di lavoro. Tutti, indistintamente, le rivolgono almeno uno sguardo nella vita, chiedendole aiuto. Persino chi non crede che l’uomo sia sbarcato sul satellite, la osserva per poi scuotere la testa e sorriderle, pensandola ancora inviolata.
Anch’io ne sono fatalmente attratta, anche se non riesco ancora a definirne il motivo.
La Luna attira l’attenzione solo perché è esteticamente bella, oppure c’è anche qualcosa di vero nel definirla in grado di influenzare la vita sulla Terra?

A detta di Focus, l’unico effetto che la Luna esercita su di noi è la forza di suggestione, sostenendo i dati della rivista Epilepsy & Behaviour che nel 2004 riportava gli studi sugli attacchi epilettici, aumentati durante il plenilunio per la presenza di casi provocati da comprovate psicosi e non da una condizione neurologica. Questo perché l’influsso della Luna sul nostro corpo è molto debole. Anche George Abell, astronomo statunitense, (Los Angeles, 1º marzo 1927 – Encino, 7 ottobre 1983), lo affermava, scrivendo che persino una zanzara imporrebbe sul nostro braccio un’attrazione gravitazionale maggiore. I liquidi corporei sono per lo più “incapsulati” nei tessuti, e non liberi di fluttuare come l’acqua degli oceani. Famoso soprattutto per il suo catalogo di ammassi di galassie, creato mentre lavorava al Palomar Sky Survey, la sua analisi degli ammassi galattici contribuì allo sviluppo della conoscenza in materia. Abell dimostrò che esistevano ammassi di secondo ordine e scoprì come la loro luminosità potesse essere usata per determinarne la distanza.
I fatti comprovati, però, lungi dal rassicurare non scalfiscono le fantasie umane. L’uomo non vuole credere nella scienza se lo incatena alla monotonia. Ne sono la prova gli articoli di cronaca sull’argomento. Nel 2007, Andy Parr, ispettore della polizia inglese del Sussex, chiese rinforzi per pattugliare le strade nelle notti di Luna piena. «In base alla mia esperienza quasi ventennale come pubblico ufficiale», disse ai microfoni della Bbc, «posso affermare che nelle notti di Luna piena ci imbattiamo in persone con strani atteggiamenti, nervose e attaccabrighe».
Andy Parr non è il primo a constatare un nesso tra fasi lunari e gli episodi violenti. Nel 1973 Arnold Lieber, psicologo americano, fu autore di un’indagine su oltre undicimila aggressioni registrate in Florida nell’arco di cinque anni. La maggior parte, a suo dire, nelle notti di Luna piena o nelle ore immediatamente precedenti. Le sue ricerche, però, non convinsero la comunità scientifica. Il nesso causale tra Luna e fatti di sangue, proposti dalle sue teorie, fu smentito dai ricercatori Ivan Kelly, James Rotton e Roger Culver, che esaminarono oltre cento studi sull’effetto lunare (operazione detta di meta analisi) rilevando errori metodologici e statistici.
E gli animali? Naturalmente, nemmeno loro si salvano dalle indagini sul tema. Tra il 1997 e il 1999 alcuni medici di Bradford (Inghilterra) analizzarono oltre milleseicento casi di aggressioni da parte di animali, concludendo che la probabilità di essere azzannati raddoppia nei giorni vicini al plenilunio.
Ancora una volta, Focus smentisce i risultati, dichiarando che gli studi sull’argomento sono infarciti di forzature e dati contraffatti e, a ben guardare, per ogni ricerca positiva, ce n’è almeno una che la nega.
Diverso discorso riguarda il rapporto sulle maree. Quando il Sole, la Terra e la Luna sono allineati (Luna piena o Luna nuova), all’attrazione lunare si somma l’attrazione solare e si hanno alte maree di massima ampiezza, denominate “le maree vive”. Qui la scienza conferma con i fatti quello che l’occhio umano percepisce.
Tornando a me, io credo che la Luna sia così dannatamente bella perché capace di ispirarci.
Esiste da secoli, la conosco da anni, eppure basta una sua foto suggestiva per farmi prendere il largo. Il foglio bianco scompare sotto il ritmico ticchettio delle dita sulla tastiera, dando spazio alle idee che viaggiano veloci. Ho giusto il tempo di prenderne nota e salvare l’articolo prima che lei salpi per nuovi orizzonti lasciandomi felicemente a terra, ma con lo sguardo perennemente rivolto verso il cielo.

La sindrome della valigia vuota

Estate. Finalmente il caldo che aspettavo è alle porte. Ed io con lui mentre sto preparandomi per trascorrere una settimana in Piemonte, in un agriturismo di Gignese, la mia prima vacanza in montagna.

– Una settimana – mi ripete mio marito con lo sguardo deciso e le mani sui fianchi – solo una, Monica, stavolta non hai scuse.

Ed io comincio a tremare. Sì, perché lo so di soffrire della sindrome da valigia vuota, ne sono consapevole. Non c’è più bisogno di prenderne atto. Ogni anno, al momento di lasciare la mia adorata casetta, non riesco a fare a meno delle comodità quotidiane che rendono la mia vita meravigliosa. Crema giorno, crema notte, siero occhiaie anti età, prodotti da trucco, per citare solo una piccola parte del necessario. Quando devo partire tutto mi diventa obbligatorio.
Di solito le ferie mi permettono comunque di spaziare, constando di due settimane al mare. E vuoi mettere quanti bei capi leggeri nell’armadio aspettano solo di essere sfoggiati? Anche se magari li indosso per una sera soltanto. Per non parlare poi delle scarpe e del corredo che le segue. Nonostante tutto, però, la mia borsa è sempre la più leggera della famiglia. Essere donna hai i suoi vantaggi. Ma in montagna? Con me, perennemente freddolosa? Di certo supererò lo standard previsto, anche se preparare la valigia per la metà del tempo, dovrebbe essere più semplice, vi pare? E invece no. La sindrome della valigia vuota incombe anche quest’anno su di me. Oddio, sento salire l’ansia che mi attanaglia mentre penso a cosa e, soprattutto, a quanto portare con me. Seleziono pochi capi di abbigliamento, uno per ogni tipo di clima che potrei incontrare, chiudendo gli occhi per non cambiare di nuovo idea e ricominciare da capo. Per non incorrere nella tentazione di infilare nella valigia tutto quello che vedo in casa, decido di prepararla poche ore prima della partenza.
Ebbene, sì. Decisamente, sì. Ho superato il rischio. E’ ufficiale. La sindrome della valigia vuota è la mia patologia.

La Resilienza

Appena apro gli occhi, il soffitto s’illumina, proiettando la data: 20 marzo 2050, ore 10:00, domenica.
– Buongiorno Anna – pronuncia Gea, la voce elettronica del software interattivo che ci connette al mondo.

Non le rispondo. Lo facevo all’inizio, vent’anni fa, quando eravamo ancora spaventati dall’esterno. Oggi è diverso, non ne ho più bisogno per sentirmi felice. Apro le tende, esco in terrazza con il caffè della mattina e guardo il mare. Il paesaggio è sempre lo stesso. Ipnotico, ammaliatore, anche bugiardo. Ma la gente non lo è più. Tutti siamo migliorati, lo devo proprio ammettere. I più resilienti del gregge hanno fatto da apripista al nuovo stato delle cose, mostrandoci la via per essere sinceri e, a poco a poco, anche il resto di noi li ha seguiti. Dapprima, impercettibilmente, trascinavamo anche le fobie fuori casa. Poi, faticosamente, ci riadattammo al contatto con gli altri. Oggi possiamo correre all’aperto, intrattenerci nei bar, fermarci a dormire in albergo senza problemi. Certo, dobbiamo sempre rispettare la pulizia, l’ordine e rispondere con notifica alle ordinanze Ministeriali che arrivano ogni giorno in casa, grazie a Gea, ma il contatto con la gente non è più vietato.

– Stato di salute: ottimo. Complimenti, Anna, puoi uscire tranquilla – sentenzia Gea, scannerizzando il mio corpo. Mi trattengo a stento dal ringraziarla ed eseguo la notifica di presa visione del mio stato fisico. Ormai è diventata un’abitudine rilassante farsi analizzare dalla macchina, ma all’inizio ne ero terrorizzata, convinta che mi avrebbe comunicato brutte notizie.

Iniziammo con il garantire la sicurezza medica. Ogni famiglia fu in grado di attingere al software “Gea” tramite la propria linea internet a costi calmierati. Fu un atto di solidarietà globale. “Stop agli affari, sì alle persone” fu lo slogan che impazzava sui social, sui giornali, sui muri di quasi ogni quartiere. Nessuno sapeva chi lo avesse scritto la prima volta, ma generò un’onda positiva inarrestabile. Il progresso tecnologico fece un grandissimo balzo in avanti. Dall’App che identificava i positivi al virus, si passò a svilupparne uno che forniva medicina virtuale a domicilio. E il Mondo divenne un posto migliore, dove vivere. Io per prima non ci credevo, eppure oggi ce l’abbiamo fatta. Siamo riusciti a evolverci davvero. Oggi tutti hanno a disposizione un kit salvavita in casa. Ossigeno, respiratore, diagnosi medica precoce non sono più problemi capaci di paralizzare il mondo. Sorrido mentre mi dirigo in camera. Ho appuntamento con Cara per lo shopping e poi per il pranzo. Lei è una delle resilienti più attive. Non so come, ci siamo capite subito, fin dal primo giorno in cui è arrivata in città. Io e lei siamo così diverse, eppure stiamo bene insieme. Mi spazzolo i capelli corti e ricci. Neri come la notte, s’intonano ai miei occhi color ombra. Cara, invece, ha i capelli di un biondo solare, uno sguardo cristallino e occhi verdi che l’aiutano nell’interagire con gli altri. E’ un’esplosione di energia e positività: la Resiliente per eccellenza. Sono fiera di esserle diventata amica. Esco di casa, assaporando la dolce aria primaverile, priva di smog, altro effetto positivo sul Pianeta. A causa dell’ondata virulenta del passato, i Governi di ogni Stato ripresero a parlare di clima, agendo, finalmente. I risultati prodotti furono veloci e concreti, educandoci all’ecosostenibile calmierato. La benzina fu dimenticata, i pannelli solari integrati sul tetto di ogni abitazione, l’energia eolica sviluppata a trecentosessanta gradi, imitando i Paesi del Nord Europa che già nel 2020 erano all’avanguardia sul fronte clima e ambiente. Gli sforzi impiegarono anni per dare risultati visibili, ma oggi il benessere per la popolazione è statisticamente dimostrato.

Cara mi aspetta in centro. Le sorrido mentre lei non si accorge nemmeno che mi avvicino. E’ intenta sulla tastiera del suo Pc portatile e sta digitando velocemente, al solito. Sembra fondersi con il computer quando lavora. La coda di cavallo che trattiene i suoi lunghi capelli si muove ritmicamente. Finalmente alza la testa, sbuffando.

– Ehilà, Cara, come va? Sempre alle prese con i numeri? Cara è un bravissimo ingegnere elettronico.
– Sì, ma ho finito. Ti va un caffè? – nel dirlo, solleva una mano e il cameriere arriva scodinzolando, servendomi il miglior caffè della città.

– Come hai fatto? – non riesco a trattenermi dal chiederle appena il ragazzo si allontana. Lei mi fa l’occhiolino e solleva le spalle.

– Anna, Anna, io continuo a dirtelo, ma tu non lo comprendi ancora: fatti concreti, piccoli gesti altruisti alimentano la Resilienza e la valanga positiva irrompe automaticamente nella quotidianità.

Strabuzzo gli occhi, finendo il mio caffè. So che mi sta prendendo in giro, lo vedo da come arriccia le sopracciglia, è un tic che le appartiene quando mente. Ma un orologio, ci pensate? Quanto sarebbe bello se il mondo fosse davvero un orologio!

Il cammino della pioggia

Avevano detto che sarebbe finito tutto. Il mondo che conoscevamo, le abitudini di anni dimenticate perché non esistevano davvero, ma era l’ennesima bugia. Nemmeno i distruttori di Matrix sapevano cosa sarebbe successo dopo aver disattivato la neuro-simulazione.

Scilla stringe la mia mano mentre guardiamo il cielo algido di un gennaio inaspettato.

Dopo dieci anni, siamo riusciti a riportare il sole sulla Terra, ma qualcosa ancora ci sfugge.

– Le nuvole sono scomparse, eppure piove – ammetto, osservando i cerchi di vento nel cielo farsi sempre più grandi. Sembrano piccoli tornado pronti a esplodere.

Da giorni il tempo ci obbliga a restare in casa, oggi però è diverso.

Guardo i nostri vicini bagnarsi con noi sotto la pioggia, sulla strada. Non leggo più la paura nei volti, nemmeno io sono spaventata da quello che mi sta accadendo.

Socchiudo gli occhi, la pioggia calda mi fa sentire meglio.

Probabilmente lo provano anche gli altri perché una colonna di persone si muove. Alcuni camminano sicuri, altri si voltano indietro, non hanno ancora preso una decisione.

– Hilde, non illuderti. Hanno detto tante cose, ma ora che dovrebbero guidarci, dove sono? Mia sorella mi scuote nel dirlo, ha gli occhi tristi, la mano trema nella mia.

So che ha ragione, non posso più difenderli. Gli eroi del nuovo mondo se ne sono andati lasciando in eredità un cielo instabile e tanto lavoro.

Per fortuna, niente di noi è andato perduto. Le macerie sulle strade ormai sono quasi scomparse. I massacranti turni cui ci siamo sottoposti hanno riportato l’ordine nella città di Urve. Le nostre capacità hanno superato i ricordi di un passato indotto. A tratti risultano persino amplificate, come se le induzioni cerebrali che per anni ci hanno nutrito di bugie fossero ancora cibo buono, dopotutto.

C’è sempre qualcosa che ci spinge a proseguire, penso tra me. Dobbiamo fare esperienza, apprendere, e stare fermi in un luogo per tanti è diventato impossibile. Ecco perché la maggior parte di noi ha deciso di partire.

Ormai la mia gente è alla curva di Leonardo, devo decidermi: unirmi al gruppo o restare.

– Perché lasciarmi proprio adesso? Scilla scuote la testa. I suoi lunghi capelli ramati sfavillano al sole del crepuscolo.

Lascia la mia presa e muove le mani indicandomi le case quasi ricostruite, alcune persino impreziosite dal marmo rosa recuperato dalle cave.

Le scintille che spigiona sono contagiose.

– Tu vuoi restare – sussurro, voltandole le spalle. Non devo guardarla o rimarrò qui senza sapere se è quello che voglio. A lei piace comandarmi.

– E’ una follia! Resta con me, sorellina. Arriveranno altri e Urve sarà di nuovo nostra – insiste ancora Scilla

Come posso lasciarla qui da sola? Eppure so che devo farlo.

I canali di scolo ai lati del marciapiede mi offrono una via di uscita.

– Sai che non posso. Guarda la pioggia – le rispondo, invitandola a osservare. L’acqua in alcuni punti risale anziché scendere seguendo il sentiero naturale del terreno. E succede da due giorni, da quando la pioggia calda ha cominciato a cadere.

Apro la bocca, alcune gocce mi bagnano la lingua. Hanno il sapore dolce della cannella appena colta. E una sensazione di benessere mi ristora il corpo. Forse è merito della pioggia se non abbiamo più paura, come il tornare a casa dopo un lungo viaggio.

Ormai ho deciso.

– Devo seguire il cammino della pioggia, vedere il punto dove l’acqua si ferma, se esiste. Voglio capire cosa stia succedendo. Lo comprendi, sì?

Scilla non parla più nella mia mente, lascia soltanto la mia mano e rientra in casa.

Forse un giorno ci ritroveremo, forse ritorneremo una, guardandoci negli occhi come accadeva da bambine.

Questo però è il mio momento, la mia crescita, il mio passaggio. Nemmeno per lei potrei recedere, nemmeno per il bene che le voglio.

Vedo il mio doppelganger sorridermi un’ultima volta. Sollevo lo sguardo intorno e mi concentro.

Urve è già lontana, sono davanti al gruppo.

 

brano tratto da Matrix Anthology

Marzo 2020

Marzo, marzo incasinato. Chiudi l’ombrello e ti rivedi segregato!

Mio caro Marzo, fino a ieri non volevo proprio scriverti, inconsciamente convinta che se non l’avessi fatto la situazione sarebbe migliorata. E nulla valevano le opinioni degli amici che mi chiedevano di continuare a scrivere sul blog, di dire anche la mia opinione ai tempi del coronavirus.

Io, invece, niente! Nada, nagutt!!! Dita bloccate al blog, continuavo a scuotere la testa e a dirmi che c’era altro da fare, tanto altro piuttosto che salutarti. Tenersi informati sulle notizie di salute pubblica, ad esempio. E a farlo bene il tempo passa… Le informazioni pubblicate impegnano parecchio!

Per fare moto, invece, niente di meglio del pulire casa. Ecco, pulire non è mai stata la mia passione. Solo dovere, noia, dovere. Ma ora no. Amuchina per il bagno, per la cucina, persino per i pavimenti. A me è andata bene, finora. Avevo fatto la scorta da “Acqua e Sapone” in tempi ancora non sospetti e per ora sopravvivo, sperando che la situazione a breve si normalizzi.

Mi sbagliavo, però. Ignorarti non serve a niente. Tu, imperterrito, prosegui a scorrere le ore, combinando guai ovunque, ormai!

Oh mondo, cosa stai combinando? Se pensavi fosse una sorpresa aprire l’Anno con la scossa ci sei riuscito!

Il covid-19 ci sta necessariamente portando ad essere più distanti, preferendo il digitale in ogni forma ed espressione. La sua minaccia può essere in agguato dietro ogni superficie che tocco, pulire è diventato un bene necessario. E chissenefrega se assomiglia pericolosamente a un’ossessione, se le mani ormai rischiano la dermatite, stressate dal continuo disinfettare, perché noi stiamo bene. Ed è questo ciò che conta. Dobbiamo stare tutti bene.

E il panico? Sto cercando di tenerlo sotto controllo, ma non è facile. Nonostante il governo ci inviti alla calma, o forse proprio per questo, sento che la situazione sta sfuggendo di mano. Allora, che fare?

Niente. Ecco il mio consiglio: niente di diverso dal solito. Rispettando le direttive sanitarie forniteci, io cerco di comportarmi come il solito. Un bel respiro e poi al lavoro… preparare il pranzo della domenica, scrivere la storia che la notte mi ha regalato, godermi un film in Tv, seguire Facebook… ironia della sorte, ora ho davvero il tempo per farlo.

E domani? Dovrò riprendere il lavoro e avrò il sorriso sulle labbra più del solito perché da domani quasi tutti i miei colleghi, me compresa, lavoreranno in Smart Working. Come il solito, più del solito perché adesso è fondamentale per andare avanti.

Passo dopo passo, possiamo superare anche questa se restiamo vigili. Insieme, possiamo farcela!

Marzo, ci sentiamo presto. Tu, intanto, calma il ritmo. Fa come noi. Stai in bolla, depura l’aria, rilassati!

Noi vogliamo tornare insieme, stando tutti bene!

Febbraio 2020

Buon Febbraio, mondo! 🙂

E’ ancora inverno, il vento polare soffia e porta il freddo a fasi alterne.

Alzarsi dal letto la mattina è difficile, specie se dovete svegliarvi alle sei per prendere il treno. Chi è pendolare sa quanto l’imprevedibilità delle FS possa rovinare l’umore.

La primavera è ancora lontana, ahinoi, e allora che possiamo fare?

Per quelli che si dedicano all’orto, riporto un estratto del “Calendario di Frate Indovino” :

LAVORI DEL MESE Lavorate ai nuovi impianti mettendo a dimora alberi da frutto e da giardino. Preparate le marze per gli innesti. Tempo permettendo, iniziate la potatura di viti e alberi da frutta.

ORTO Ridate terra a cipolle, agli, fave e piselli seminati in Novembre. Vigilate sui ritorni di freddo. Fate attenzione a non mettere le stesse colture nelle medesime aiuole dell’anno precedente (principio della rotazione delle colture). Semine in ambiente protetto: prezzemolo, basilico, erbe aromatiche; radicchi, indivie, cicorie e lattughe; bieta da taglio, cavoli estivi; peperoni, melanzane, pomodori. Semine in terreno aperto: piselli, fave, agli, cipolle; ravanelli, spinaci, asparagi, agretti.

GIARDINO Recidete i vecchi gerani a dieci centimetri dal colletto. Fate talee e moltiplicate per divisione delle ceppaie piante officinali e ornamentali. Mettete a dimora le rampicanti annuali. Interrate le bulbose a fioritura estiva. Non dimenticate i vasi da appartamento messi a svernare, innaffiando e concimando regolarmente. Praticate una potatura di sfoltimento agli arbusti da giardino e date una sistemata alle siepi.

VIGNA E CANTINA Finite di sistemare i nuovi impianti. Rimpiazzate le viti morte o troppo asfittiche. Concimate. Cominciate la potatura. Controllate i recipienti vinari e rimboccateli se necessario. Giorni adatti per i travasi dal 9 al 23 Febbraio. I vini frizzanti travasateli a Luna nuova”.

(dal Calendario di Frate Indovino 2020)

Chi non ha il pollice verde, come me, invece, può sempre dedicarsi a un buon libro.

L’ultimo che ho letto si intitola “Ti prego, lasciati odiare” di Anna Premoli, vincitore del premio “bancarella”.

Se volete passare del tempo spensierato, è il libro che fa per voi. A me è servito per ristabilizzare l’umore.

La storia tra Jennifer e Ian, caratteri talmente in antitesi da risultare nemesi, è il fulcro della storia. L’abilità della penna e l’ironia della scrittura di Anna Premoli promette riflessioni e risate fino alla fine del libro. A me è successo e in più di un’occasione.

 

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 4° serata: GIOVANI

Tecla Insolia

vs

Marco Sentieri

Tecla

8 marzo

Confermo la prima impressione, brava e preparata.

8

Marco Sentieri

Billy blu

A risentirla oggi le parole le ho capite eccome,

stasera sono per me i due schiaffi d’amore!

8

Leo Gassmann

vs

Fasma

Leo Gassman

Vai bene così

Confermo la prima impressione al riascolto. Bravo anche a seguire le telecamere per rendere lo sguardo al pubblico.  L’ho preferito a Tecla perché ha portato se stesso. Fragilità, paure, ma anche grande energia positiva. L’ho sentito vicino ai tanti ragazzi della sua età. Ha descritto se stesso, ma anche l’universo giovani. Stamattina, dopo aver comprato l’album di Leo, l’ho fatto subito ascoltare a mio figlio di 20 anni. Grande, Leo, hai scavato nel profondo di te e sei arrivato al mondo. Vittoria meritata!

8

Fasma

Per sentirmi vivo

Al riascolto, Fasma è meno emozionato o forse sono io che ho capito le parole. Quello che è certo è che quest’anno il livello delle canzoni è alto anche nella categoria “Giovani”.

7

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 2° serata

Giovani

Gabriella Martinelli e Lula

Il gigante d’acciaio

Testo sociale, con l’Italia operaria, l’Italia viva e proletaria che lavora.

Le mani restano chiuse, nelle mani del gigante”. La strofa di chiusura, per me la più bella.

Sulla musica, forse già sentita…

7

Fasma

Per sentirmi vivo

L’emozione gioca un tiro mancino a Fasma. Trema la mano, vibra la voce e suda. Eh sì, è dura Sanremo!

6

Nella gara Gabriella Martinelli e Lula vs Fasma vince Fasma con il 51%

Non sono d’accordo con la giuria demoscopica

Marco Sentieri

Billy blu

Un testo difficile, forse l’emozione, o forse sono solo io che non capivo le parole.

6

Matteo Faustini

Nel bene e nel male

Intimista, intonato, un bel parlato che apre la strada al canto, bel canto. Bravò, bravò, da Finale!

8

Nella gara Marco Sentieri vs Matteo Faustini vince Marco Sentieri con il 52%

Anche qui, decisamente in disappunto con la giuria demoscopica… stasera non ne azzecco una J

BIG

Piero Pelù

Gigante

Il graffio di Pelù si fa sentire e apre la gara della seconda serata Big.

“… E’ un mestiere che conosco, tutti i giorni stare pronti…”!

Il suo marchio di fabbrica rimane impresso anche senza la chitarra.  Il testo commuove e l’animale da palco colpisce ancora.

Che volete di più?

Bravo, bravo, bravo!!!

8 1/2

Elettra Lamborghini

Musica e il resto scompare

Sommersa dall’arrangiamento, la voce di Elettra fatica a imporsi.

Nemmeno l’outfit l’aiuta a riemergere. Lei, bella e immobile, cantava!

5

 Enrico Nigiotti

Baciami adesso

Con Nigiotti, l’amore è sempre vero. Passione, voce e arrangiamenti sono azzeccati per la sua tonalità. E’ nella sua cornice, di piacevole ascolto. E’ la sua cifra stilistica, ma la canzone non sorprende.

7

Levante

Tichibonbon

La canzone non mi ha preso. Lei  nemmeno. L’ho sentita, tesa, respirare. La musica troppo alta, il suo microfono poco aperto, non lo so.  Comunque, qualcosa è successo. Peccato perché la voce di Levante si riconosce quando è spada.

6 1/7

Pinguini Tattici Nucleari

Ringo Starr

I Pinguini cantano e io vedo correre la festa… vorrei un chiringuito, birra e mare al tramonto… ma resta solo un sogno. Vorrei ma non posso…

6 /7

Tosca

Ho amato tutto

Bella, appassionata, recitata. Nella canzone ha dato tutto della sua esperienza di artista. Mi è mancato il dejavu del ritornello, però.

7

Francesco Gabbani

Viceversa

E qui c’è il boom! Il testo comprende appieno il senso dell’amore, le strofe complesse, eppure orecchiabili, colpiscono l’attenzione. Il suo modo di cantare coinvolge voce, corpo, sguardo, mi resta addosso. E rivedo la sua canzone dentro la mia storia. Un bel tuffo a piedi nudi!

“… Sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa” Chapeau!!!

9

Paolo Iannacci

Voglio parlarti adesso

Intimista, delicata, la canzone di Iannacci comprende tutto il mondo di un padre. Dove l’amore cresce. Musicalmente impeccabile.

8

Rancore

Eden

E’ rap, ma non sembra. E’ una girandola di parole, una creazione dove le poche rime bastano a sfamare l’Eden. Decisamente bravo!

8

Junior Cally

No grazie

Qui le parole ripetute non appagano o forse non è il mio genere. E il genere rap si sente, eccome!

6

Giordana Angi

Come mia madre

Bellissima dedica alla madre. La penna di Giordana è sempre forte, almeno quanto la sua voce. Debole nei passi urlati, però! La voce trema e si sente la fatica.

7

Michele Zarrillo

Nell’estasi o nel fango

Zarrillo manca di voce o forse il tempo che passa ha fatto man bassa della canzone. Il testo non approda. Alti e bassi, estasi e fango sembrano mischiarsi dentro la melodia. Mi spiace, ma non l’ho compreso. Proviamo al prossimo giro. Zarrillo è un grande, ma stasera no.

5

 

Sanremo 2020 – le mie pagelle – 1° serata

Ebbene sì, cari amici, anch’io vivo la sindrome sanremese come evento sociale e perché no, anche di sano gossip.

Perciò, ci siamo: pronti – partenza – via 🙂

Ecco le mie pagelle, in ordine di esibizione, relative alla prima serata:

Giovani

Eugenio In Via di Gioia

Tsunami

Belle sonorità, interessante il testo, ma il connubio toglie spessore alle parole.

CI fosse stato meno ballo, forse…

6 1/2

Tecla

8 marzo

Voce calda e aperta al mondo.

Il testo è intenso, intriso di storia. Mi dice che la vita è un misto di zafferano, amore e dolore. Ma si può fare sempre meglio. Si può sperare nel futuro.

Vista e piaciuta subito!

8

Nella gara Eugenio in via di gioia vs Tecla vince Tecla con il 50.6%

Sono completamente d’accordo con la giuria demoscopica

Fadi

Due Noi

Voce e colore della piazza in un bel giorno di mercato. Caratteristica, la parlata romagnola del cantante e fa sorridere, ma il testo non rimane impresso.

7

Leo Gassman

Vai bene così

Leo  mostra l’anima mentre canta se stesso. L’emozione batte forte dentro la voce potente e gli si perdona alcune piccole imprecisioni. Volersi bene è importante… di più: è parte, è il tutto nel raccontarsi al mondo.

8

Nella gara Fadi vs Leo vince Leo con il 54. %

Anche qui, decisamente in linea con la giuria demoscopica

Tiziano Ferro

Volare

Che posso dire al grande Ferro? Forse un filo giù di voce (per i suoi standard), ricordo bene la sua performance dello scorso anno che oscurò i cantanti che si esibirono subito dopo di lui, Quest’anno invece non è successo.  Ma rimane pur sempre un grande cantante e mattatore.

9

Irene Grandi

Finalmente io

Ho sempre amato Irene, è rock e padrona di una tecnica eccellente. La voce poggia con sapienza sulle note e crea armonia.

Purtroppo, nel testo vedo troppo Vasco e mi distraggo. Avrei preferito leggere  anche la sua mano dentro le parole.

7

 Marco Masini

Il confronto

“Forse adesso ti è chiaro, mi son dato il permesso di parlarti davvero e accettare me stesso”.

Non ho dubbi. Testo graffiante, che ti rimane subito impresso. Peccato per gli stacchi fra la strofa e il ritornello. L’ho sentito spezzato in due. Forse era questo il senso, ma non so se l’ho capito.

7

Rita Pavone

Niente – resilienza 74

Forse un poco fuori fuoco. Si sentiva il dolore dentro le grida del cantato, ma l’esperienza del vissuto? Da lei mi aspettavo più tonalità, più colori nella voce. Piú vita e meno urlato.

Mi spiace per la platea osannante J ma non sento di più.

6 ½

Achille Lauro

Me ne frego

Finalmente intonato! Merito dell’ autotune? E chissenefrega, per restare in tema canzone.😸

Il testo lo rappresenta pienamente. Dalla voce  all’uotfit è una liberazione ascoltarlo cantare. Mi ha sorpreso piacevolmente.

L’erede di Vasco è sul palco.

Finora, la mia preferita

9

Diodato

Fai rumore

La voce sicura sostiene il testo e sale, sale, sale fino a raggiungere il pubblico. Arriva piena, vibrante, è l’emozione di ascoltarlo crescere.

Bravo, bravissimo

8

 Le Vibrazioni

Dov’è

Bello, il dolore è parte della voce e affonda l’ascoltatore. Divano o sedia, ovunque sia seduto, rimane a occhi aperti ad ascoltare il viaggio di una vita filtrato in musica. A me è successo.

Arrangiamento interessante

9

Anastasio

Rosso di rabbia

E poi arriva Anastasio con lo strike.

Testo e musica insieme, nel mezzo sentivo persino tintinnare le parole.

Ammetto di avere un debole per lui, per il suo essere artista-poeta, un vero giocoliere con le parole. Sarò di parte? Eheh, forse sì!

La musica, slegata all’ inizio dell’esecuzione, conquista pian piano braccia e gambe e vola nel finale.

9 ½

Elodie

Andromeda

Credo sia il brano più difficile da eseguire. Per la prima volta, l’ ho vista tenere una mano sul diaframma per controllare la voce. Lei che della perfezione è la regina. Ma dov’è l’emozione?

Ps. Quanti maschi conta la giuria demoscopica? (ma diciamolo piano)

7 1/2

Bugo e Morgan

Sincero

Unico duetto in gara, meglio Morgan di Bugo. L’insieme è caotico, il testo meglio.

Ed è un peccato.

6 1/2

Alberto D’Urso

Il Sole ad est

Triste, tanto triste. La voce e i vocalizzi non bastano a togliere la malinconia al testo. O forse sono i vocalizzi ad appesantire il tutto.

Il video mi ricorda… no, meglio se non lo dico 🙂

Alberto è un bravo, però.

7

Riki

Lo sappiamo entrambi

Debole esecuzione. Sommessa. Peccato perché il testo ė sincero. Rispecchia le emozioni del ragazzo (birichino con l’amore) che sa scrivere. Sul resto, beh… il canto manca ancora di carattere.

6

Raphael Gualazzi

Carioca

E’ fiesta con questo brano sbarazzino.  Testo e musica rimandano alla disco dance. Ho sorriso ma ho anche faticato, lo ammetto.

6 1/2

Gabriele D’Annunzio

fotografia dell’autrice

La vita è un dedalo di strade sconosciute che ci portano a compiere scelte. Alcune più inconsapevoli di altre. Percorrendo una di queste vie ho visitato “Il Vittoriale degli Italiani”.

fotografia dell’autrice

Premetto di non essere mai stata una fan di Gabriele D’Annunzio. Condizionata anche dai testi scolastici che agli occhi di un’adolescente bigotta lo dipingevano soltanto come un satiro, a lui preferivo Leopardi, più introspettivo e solitario.

Oggi, alle soglie dei 50 anni e liberata da tante inibizioni, mi sono dovuta ricredere visitando i luoghi che lo celebrano imperituro.

La sua personalità poliedrica e all’avanguardia ha annunciato la nascita dell’Età moderna, dando anche nome e vita a figure professionali che esistono ancora oggi: l’influencer e il dog sitter. Credo sia questo ad avermi colpito nell’età matura. Al di là della sua capacità scrittoria e dei suoi versi, il carattere dannunziano risulta ancora attuale, spendibile  con successo. Si amava e credeva nel suo lavoro a tal punto da renderlo immortale. Quanti di noi possono dirlo oggi?

fotografia dell’autrice

La visita guidata alla sua casa, la “Prioria”, raccoglie oltre ai suoi oggetti anche la sua essenza. Cosmopolita, istrionico, caotico, manipolatore, personalità stravagante ma anche difficile da sostenere per chi gli stava accanto. Ecco, questi gli aggettivi che mi affastellano la mente mentre seguo la guida che ci accompagna nella visita. Il gruppo è composto da dieci persone. Non si possono fare foto all’interno della sua dimora e questo permette di concentrare l’attenzione sugli oggetti e le parole della guida.

Appena entrati nell’edificio, la guida ci raduna nell’angusto ingresso , mostrandoci due porte. A sinistra, vi entravano gli amici di D’Annunzio. Per loro l’attesa era breve.

A destra, invece, solevano aspettarlo coloro che non erano considerati amici. Conoscenti, uomini politici anche influenti dovettero attendere ore per essere ricevuti. Volete un esempio? La guida ci racconta che Mussolini lo aspettò per ben due ore prima di poter conferire con D’Annunzio.

 

Il bagno in ceramica “Standard” di colore blu è spettacolare. E un vero plus per i suoi tempi. Mentre gli altri non avevano acqua corrente e il bagno in casa, lui ne era provvisto. Viveva ben al di sopra delle sue possibilità, pur ricevendo un lauto compenso per i suoi lavori e per l’invalidità di cui godeva.

 

Salendo i tre gradini che portano all’ingresso dello studio si leggono le parole “Hoc opus hic labor est” (qui è l’opera, qui la fatica) poi occorre inchinarsi per non sbattere la testa contro l’architrave.  Solo D’Annunzio poteva non farlo. Alto un metro e cinquantotto, vi passava senza problemi anche se mentiva dichiarando di essere un metro e sessantatre. Inchinandomi anch’io insieme al gruppo di visitatori, ho sentito la sua risata riecheggiare nella stanza. Questa impressione pervade ogni locale della “Prioria” dove D’Annunzio visse i suoi ultimi anni.

Visitando l’officina”, l’unico locale che gode di luce naturale, è posizionata una bottiglietta di acqua minerale con la scritta: ”Edizione limitata per Gabriele d’Annunzio”.

Sulla scrivania dello studio, i suoi occhiali appoggiati imprimono suggestione agli occhi del visitatore. Sembra quasi che il poeta abbia lasciato la stanza da poco e stia per tornare a riprendere il lavoro interrotto.

Dello scrittore, la guida ci ricorda che ha inventato i neologismi veivolo, tramezzino e, a scopo pubblicitario, i marchi “Oro Saiwa” e “Amaro Montenegro”.

Dallo studio, la vista sul parco e sul lago è spettacolare persino guardandola attraverso i vetri sporchi.

Il parco e la bellezza struggente del lago donano ristoro e pace, qui a Gardone Riviera. Il piccolo paese, pacifico e ordinato, è una perla sulla quale ancora aleggia lo spirito di Gabriele D’Annunzio.

fotografia dell’autrice