La Soglia Oscura
Giovanni Maria Pedrani

GIOVANNI MARIA PEDRANI E l’ARTE DEL NOIR
(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)

Giovanni Maria Pedrani è un affermato giallista, direttore editoriale oltre che ingegnere.
Vincitore di numerosi premi letterari, nonostante la propensione al thriller si è cimentato anche con altri generi, riuscendo sempre a dare un’impronta personale e sempre riconoscibile.
Tra le sue pubblicazioni: “Delitto al premio letterario”,” Il sonno di Cesare”, “Self Control”, “La singolarità”, “Una vita da direttore editoriale”, “Manuale del DISinformatico”, “L’ultima opportunità”, “7.16 in ritardo – ovvero manuale del perfetto pendolare”, “C’è un cadavere sul treno Assassinio sul Malpensa Express” e molto altro.
Parliamo con lui dei suoi libri, di qualche consiglio per gli scrittori e, come sempre, di mistero.

1) Ho conosciuto il tuo stile con le raccolte di racconti ‘Self Control’ e ‘Il sonno di Cesare’ per poi apprezzare anche proposte letterarie di più ampio respiro come i tuoi romanzi e la vena più ironica. Nel tuo approccio creativo scrivi contemporaneamente più generi oppure quando ne inizi uno, lo porti a termine prima di avventurarti in un altro progetto?
Di solito faccio come una mamma, che riesce a portare avanti una sola gravidanza alla volta. Specialmente se sto componendo un romanzo, riesco a giocare parallelamente solo con dei racconti… dei piccoli tradimenti, delle “distrazioni” letterarie, mentre si coltiva l’amore principale.
Gli autori che stanno leggendo queste parole sanno che queste affermazioni sono mezze verità. Il processo creativo è tale che ogni giorno si è catturati da idee che si accarezzano contemporaneamente nella propria testa, anche se poi, mentre la mente vaga, si possono scrivere solo un paio di cose alla volta.
Se il discorso spazia sui generi, invece, è piacevole mescolare nella stessa opera più approcci stilistici. Mi capita spesso, per es. nei thriller come nei saggi, di aggiungere qualche spunto umoristico.

2) ‘Delitto al Premio Letterario’ ci offre un inconsueto e dettagliatissimo ‘dietro le quinte’ dei concorsi, coinvolgendo anche il lettore, con una serie di eventi che si incastrano magistralmente tra di loro. Da vincitore di numerosi concorsi, quanto c’è di personale in ciò che hai scritto (magari senza delitto)?
Per la prima volta in tutta la mia vita di autore, in questo libro succede una cosa mai capitata in altri miei testi precedenti. In questo romanzo ci sono due personaggi, quello che recito nella vita e contemporaneamente il suo contraltare, quello che vorrei essere.
Non chiedetemi quali siano, perché altrimenti il delitto lo devo commettere davvero!

3) Recentemente, ti sei nuovamente aggiudicato il premio al concorso AG Noir 2022. Hai un consiglio da dare ad aspiranti scrittori per la buona riuscita di un thriller?
Parto proprio dalla premessa a questa domanda. Nella scrittura non ci sono le Olimpiadi o i campionati mondiali, nazionali o provinciali. Per misurare il proprio talento ci sono i concorsi letterari. Partecipare a dei premi è sempre molto salutare. Ci si confronta con esperti del settore, sia in giuria che sul campo di gioco e se ne esce più arricchiti per scrivere thriller più apprezzati dal pubblico.

4) Sei anche autore, sotto pseudonimo, di fiabe per bambini. Come concili l’istinto noir al mondo colorato delle favole? Ti serve per ‘decomprimere’ oppure è un’altra tua sfaccettatura?
Credete davvero che le favole siano meno noir dei thriller?
Se pensate a quelle più famose, trovate una strega orrenda che vuole avvelenare una principessa promettendole una morte orribile, attraverso una bella mela che emana effluvi letali. Un cacciatore squarterà per lei un cerbiatto per estrarne il cuore palpitante fingendo che si tratti di quello della principessa. Un altro collega cacciatore aprirà la pancia di un lupo per tirare fuori una bambina e la di lei nonna, appena divorate dalla belva famelica. E permettetemi di dire che, anche senza far spillare un goccio di sangue, Bambi e Dumbo creano più notti insonni di Freddy Krueger in Nightmare.
Detto questo, le mie favole non sono truculente, ma sono condite comunque dell’amarezza della vita che crea l’elemento negativo, di disturbo, su cui si costruisce tutta la storia.

5) “C’è un cadavere sul treno. Assassinio sul Malpensa express” e “7.16 in ritardo. Manuale del perfetto pendolare” potrebbero suggerire ambientazioni simili ma l’approccio è completamente diverso. Mentre il primo è un thriller serratissimo e tutto al femminile, il secondo privilegia senza dubbio l’ironia, seppur con momenti emotivi di spessore. Potrebbe esserci un volume 2 o un sequel per entrambi?
I due libri hanno in comune il mondo ferroviario, di cui faccio parte in quanto viaggiatore seriale, con all’attivo più di 30 anni di pendolarismo. Condividono anche la citata ironia che penso sia l’elemento fondamentale per “sopravvivere al logorio della vita moderna”.
Un sequel? Impossibile, come non è possibile che esista per la vita reale. Una solo puntata in diretta e senza repliche!

6) “Una vita da Direttore Editoriale” è profondamente autobiografico ma anche prodigo di consigli su come avvicinarsi al mondo delle Case Editrici. Qual è l’errore più comune che uno scrittore può fare proponendo un suo manoscritto (per gli altri, lasciamo spazio alla lettura del libro)?
Mi piacerebbe fosse autobiografico. A meno del giochino da personalità bipolare descritto in una risposta precedente, purtroppo di personale in quel libro c’è solo l’esperienza.
L’errore più comune è di non conoscere i numeri del mercato editoriale e quindi di non riuscire ad affrontare con umiltà e con realismo questo universo.
Ogni piccola casa editrice riceve 2.000 manoscritti all’anno e ne pubblica una cinquantina. Una goccia nel mare. E quanti titoli escono ogni anno in Italia? 65.000, ovvero circa 200 al giorno. 200 novità che potenzialmente riceverebbe una libreria ogni mattina, ma che il giorno dopo di novità avrebbero ben poco.
Chi scrive pensa legittimamente di aver costruito un capolavoro dell’umanità, come ogni genitore che adora il proprio figlio. La concorrenza di opere ugualmente meritevoli è tanta e in aggiunta prima che uno scritto diventi un libro, ci vuole ancora tanto lavoro.
In “una vita da direttore editoriale” ho spiegato tutti questi meccanismi e ho svelato qualche trucchetto soprattutto per gli autori che desiderano pubblicare il loro libro.

7) Vuoi suggerire tre autori (non necessariamente thriller o di narrativa) che hanno contribuito alla tua formazione creativa?
Di solito a questa domanda si cerca di rispolverare autori complessi o di nicchia, per mostrare la propria cultura e versatilità. Ma preferisco rivolgermi ai ragazzi cui non dare dei nomi e cognomi da consigliare, ma il metodo e l’ispirazione per coltivare una passione.
Mi piace pensare alla mia giovinezza in cui mi sono accostato alla letteratura gialla per dirvi come sia nato l’amore per il thriller.
Ricordo le mie estati adriatiche in cui c’era poca concorrenza al Giallo Mondadori. Non avevo ancora finito la prima media che avevo letto tutte le opere di Agatha Christie. A quell’epoca imperversavano anche i gialli per ragazzi come Nancy Drew, gli Hardy Boys e i Tre Investigatori.
La passione è nata attraverso un thriller leggero, alla portata di tutti, che cattura per ingegno senza necessariamente stupire con effetti speciali.
Su fondamenta “accessibili” si può costruire l’amore per la lettura.

8) Cyril Connolly ne ‘La tomba inquieta dice: “Vi sono soltanto due modi per essere un buono scrittore: accettare la vita nella sua interezza come Omero, Shakespeare o Goethe, oppure, come Pascal, Proust, Leopardi, Baudelaire, rifiutarsi in ogni momento di perdere di vista il suo orrore.” In quale tipologia di scrittore ti riconosci maggiormente?
Vorrei avere una visione più aristotelica che ci ricorda che “in medio stat virtus”. Ma sarei solo un fine bugiardo.
Chi ama il thriller, e in particolar modo il noir come me, è perché riconosce davvero il lato oscuro della vita. E il lato positivo di tutto questo è solo che, attraverso gli scritti, riesce ad esorcizzarlo.

9) Nella scrittura segui regole bene precise (scaletta, orari, numero di battute giornaliere, eventuali ‘rituali’)?
Sì. Sono ingegnere.
L’idea arriva, si appiccica alla testa, a volte muore, a volte germoglia e si associa ad altre. Quando è una buona pianta solida, con tutti i suoi pezzi ben ramificati, e quando i personaggi vivono dentro di me al punto da essere delle persone reali, è ora di iniziare a documentarsi, e poi a disegnare una scaletta con i dettagli dell’intreccio.
Fino a quel momento non ho scritto una sola riga.
Il complesso della pagina bianca non esiste, perché quando ti siedi l’idea non solo è già vivida, ma ha preso una forma concreta.

10) E ora, la domanda con la quale si conclude ogni intervista su ‘La Soglia Oscura. Sei stato testimone di un episodio insolito a cui, nonostante la tua mente analitica, non sei riuscito a trovare una spiegazione soddisfacente?
A questa domanda vorrei rispondere in maniera negativa ma con la stessa argomentazione della domanda precedente.
No. Sono ingegnere.
Chi ha la mia formazione è portato a credere che esista una spiegazione a tutto.
Animali e vegetali non vivono ma funzionano.
Se di una cosa non se ne capisce la ragione, è semplicemente perché non è stato scritto ancora il libretto di istruzioni.
Al Politecnico allevano degli automi oppure è già l’aspirante ingegnere a scegliere la facoltà che si merita?
Nel dilemma fra chi sia nato prima, se la testa d’uovo di un ingegnere o la gallina meccanica che l’ha partorita, vi dico che l’universo degli ingegneri è colmo di sognatori e artisti a cui ne sono successe di tutte i colori.
E anche per me è così!
Ho un segreto.
Nella mia vita è capitato un evento molto particolare che dimostra scientificamente quanto esso stesso non sia scientificamente dimostrabile.
La portata di questo avvenimento è commisurabile a una guarigione miracolosa, a un’allucinazione collettiva, a un prodigio senza un mago dietro le quinte, a un fenomeno cosmico che può avere un’origine solo ultraterrena.
È una cosa talmente speciale, riservata, misteriosa e soprattutto segreta, che l’ho descritta in un mio libro pubblicato qualche tempo fa.

Grazie per essere stato con noi sulla Soglia.