La Soglia Oscura
Misteri

L’EFFETTO FORER
di Gabriele Luzzini

Vi è mai capitato di leggere un oroscopo e ravvisare qualche elemento o descrizione che sembra tratteggiarvi correttamente? Su, non mentite… Succede a tutti. È definito ‘effetto Forer’ e, come immaginerete, non si applica solo alla lettura dei responsi legati ai segni zodiacali.
Tale situazione si verifica quando le persone considerano alcune affermazioni ricevute come se si riferissero in modo specifico a loro, nonostante siano generiche e applicabili a un’ampia rappresentanza di esseri umani.

Nel 1948 lo psicologo Bertram R. Forer condusse un test coi suoi studenti per invalidare la credenza astrologica che la personalità e le attitudini fossero influenzate o addirittura determinate dall’astrologia. Perciò, consegnò agli allievi un test che, nella sua promessa, avrebbe dovuto restituire un’analisi approfondita e unica delle loro carattere e soggettività. Dopodiché, presentò ad ogni singolo partecipante il risultato e chiese un feedback al riguardo. La maggior parte degli studenti confermò quanto riportato, riconoscendosi nella valutazione proposta. Infatti, fu chiesto di attribuire alla puntualità del risultato un punteggio da 0 (molto scarso) a 5 (eccellente) e la media fu 4,26.
In realtà, i risultati erano tutti identici ed erano stati prelevati da alcuni oroscopi pubblicati sui quotidiani, come poi Forer spiegò agli studenti, e i tratti caratteriali proposti erano facilmente adattabili a una platea vasta come ad esempio: “Talvolta dubiti seriamente di aver preso la giusta decisione o di aver fatto la cosa giusta” oppure “A volte sei estroverso, affabile, socievole, mentre altre volte sei introverso, diffidente e riservato”.

L’effetto Forer è noto anche come ‘Effetto di convalida oggettiva’ poiché presentando a un soggetto un profilo e facendogli credere che sia a lui dedicato, si innesta una sorta di immedesimazione che trasmette l’inesistente sensazione di accuratezza di fronte a quanto asserito, essendo appunto informazioni non specifiche e non contestualizzate. Si basa, quindi, sul pregiudizio di conferma (‘confirmation bias’) e cioè sul fatto che le persone tendono a muoversi dentro lo spazio delimitato dalle convinzioni che hanno acquisito e, di conseguenza, tendono a riportare a tale ambito qualsiasi esperienza stiano affrontando.