La Soglia Oscura
Misteri

LA VECCHIA CHE CONOSCEVA LA ‘FISICA’
di Gabriele Luzzini

Nell’area compresa tra i paesi di Gignese e Coiromonte, a ridosso delle Alpi e nei pressi del massiccio del Mottarone, si estende un’area lussureggiante e caratterizzata da rilievi montuosi intrisi di leggende e vicende misteriose.

Purtroppo le informazioni non sono molte, poiché tramandate del corso dei decenni ai giorni nostri ma si racconta che nei pressi dell’Alpe Malora (mai nome fu più azzeccato) all’inizio del ‘900 vivesse una donna in grado di praticare la ‘Fisica’ e cioè, secondo la diceria popolare, la capacità di intervenire e modificare il corso naturale delle cose. In una parola: Stregoneria.

L’anziana, considerata la ‘stria’ del luogo, risiedeva in una casa di pietra sul limitare del bosco ed era il terrore delle cosiddette ‘donne del burro’ e cioè le contadine che si recavano a piedi nei vari mercati per vendere i loro prodotti caseari e che alle prime luci dell’alba erano costrette a transitare lungo quei sentieri per raggiungere i vari centri abitati.

Per farsi coraggio, erano solite recitare il rosario o altre formule religiose di scongiuro, così da proteggersi dall’aura malefica della strega, stando ben attente a non incrociarla. La superstizione popolare inevitabilmente ricamò sopra ulteriori storie, come il presunto conflitto col sacerdote del posto, anch’egli praticante della ‘Fisica’ (ma non sarebbe un’attività contraria ai suoi dogmi?). La donna si presentava a lui sotto forma di svariati animali ma tutte le volte lui la riconosceva e la allontanava utilizzando rituali di protezione.
Quasi una disputa tra Maghi…

Ma ora proviamo a esaminare ulteriori elementi per circostanziare al meglio e vedere se ci possa essere un fondo di verità.
Innanzitutto, nei primi metri del sentiero che parte da Coiromonte si incontra una piccola struttura, una vera e propria cappella in miniatura la cui struttura architettonica è stata deteriorata dagli anni ma l’affresco che contiene, nonostante l’esposizione alle intemperie, offre un soddisfacente stato di conservazione. L’immagine che rappresenta è la Madonna trafitta da una spada.
In realtà, nonostante l’aspetto a tratti grainguignolesco, la lama che colpisce il cuore di Maria secondo l’iconografia conosciuta è la Parola di Dio (per i cattolici è la ‘Spada dello Spirito’).
Il testo in alto, sulla cappella, è in italiano e non in latino. Perciò, nonostante gli abitanti del posto sostengano che ‘sia sempre stata lì’, è evidente che la costruzione sia più recente di quanto si possa valutare. Il testo è in rima ma parzialmente cancellato e sembrerebbe una sorta di augurio/protezione per attraversare il sentiero. Ma il concetto di ‘pena’ col quale si conclude entra in contrasto col presunto significato iniziale della Madonna trafitta.
Addentrandosi lungo il sentiero, alcuni tronchi sembrano avere un’aura magica mentre altri alberi mostrano anomalie nello sviluppo delle radici, esposte e contorte. Ma forse è solo la suggestione e il fatto che non si sentano uccelli… solo fruscii nei cespugli. Il cammino è comunque abbastanza agevole e non presenta pendenze eccessive. Alzando lo sguardo, è visibile il rudere considerato l’antica dimora della strega. Ormai è uno scheletro di sassi inabitabile e spettrale, squarciato dal tempo e da una vegetazione abituata a prendere il sopravvento sulle opere dell’uomo.
Avvicinandosi con molta attenzione alla struttura pericolante è possibile notare diverse piante urticanti come l’elleboro e la ben nota ortica. Forse è questo l’influsso maligno attribuito all’anziana donna? Passando per lo stretto sentiero è quasi impossibile non entrare in contatto con tali foglie e perciò pruriti, eritemi, ponfi e ogni altra sintomatologia allergica poteva essere facilmente attribuita alla nefasta presenza della donna che, magari, era semplicemente una profonda conoscitrice delle proprietà sorprendenti di erbe e fiori.

Proseguendo il cammino, si giunge nei pressi del Monte Falò il cui nome, secondo alcuni abitanti della zona, pare derivi da un misterioso incendio che bruciò improvvisamente la foresta che lo caratterizzava per lasciar posto ai pascoli ancora in uso dalle mandrie e dai greggi che transitano lì.
Proprio quella zona, tra il XVIII e il XIX secolo, fu teatro di macabri ritrovamenti. Carcasse di mucche e pecore sventrate a cui erano stati prelevati cuore, reni e fegato. Si sussurrò di un presunto mostro che si cibasse di tali organi e per diverso tempo mandriani e pastori vissero col terrore di doversi confrontare con una bestia infernale. Dopo qualche tempo tutto ritornò alla normalità e non fu più ritrovato bestiame in quelle orribili condizioni.
Certo che un incendio insolito e l’asportazione di organi entrerebbero a pieno titolo nei classici resoconti ufologici, in cui scienziati alieni arrivati sulla Terra studiano le specie autoctone ma è anche vero che le parti animali rimosse sono anche le stesse utilizzate nell’esercizio di alcune Mantiche.
Ad esempio, gli Etruschi praticavano l’Aruspicina, un’Arte Divinatoria consistente nell’esaminare fegato e viscere di animali sacrificati per avere indicazioni divine di condotta.

Sempre nei dintorni, si trova l’Alpe Tirecchia, nota al folklore come ‘Alpe delle Streghe’ e cioè un luogo dove le megere avevano le loro case e dove svolgevano i loro culti innominabili. Secondo le leggende, tra i loro animali da compagnia c’erano particolari rettili magici, simili alle salamandre. Nella mia escursione, tra le frasche del bosco, ho notato delle lucertole un po’ più grandi di quelle che a volte trovo sul davanzale della finestra e quindi, al solito, il passaparola popolare ha ingigantito il fatto reale.

Ma ora proviamo a mettere in fila le informazioni, i dettagli e le sensazioni raccolte.
Mi sembra plausibile che più donne in grado di padroneggiare le ‘Antiche Conoscenze’ vivessero in quella zona dell’Alto Vergante e che nei dintorni delle loro dimore potessero esserci lucertole o simili che si nutrivano di eventuali avanzi.
Al contempo, è sicuramente possibile che alcune di loro praticassero Arti Divinatorie utilizzando gli organi degli animali e che quindi non ci fosse un predatore misterioso tra i pascoli del Monte Falò.
La vecchia signora di cui ho parlato all’inizio semplicemente gode di maggior notorietà poiché si era avvicinata maggiormente al nucleo urbano e quindi la più visibile tra tutte. Molti dei malefici attribuiti, inoltre,  potrebbero essere il risultato dell’esposizione fortuita delle ‘vittime’ alle piante urticanti della zona, come precedentemente ipotizzato.

Che fine ha fatto la vecchia che conosceva la ‘Fisica’? Non ci è dato di saperlo anche se non mi sorprenderebbe che i popolani l’abbiamo costretta a lasciare la sua casa vicina a Coiromonte e addentrarsi maggiormente nel territorio boscoso. E magari è ancora là, a preparare decotti miracolosi e a maledire le superstizioni altrui.