La Soglia Oscura
Parapsicologia,  Misteri

LA ‘MATTA TAPINA’, UNA MISTERIOSA PRESENZA NEL PARCO DI MONZA
di Gabriele Luzzini

Estendendosi tra diversi comuni, il Parco di Monza è un gigantesco polmone verde di indubbia importanza, a ridosso di grandi realtà metropolitane.
La sua realizzazione fu decisa con Editto Napoleonico nel 1805 e i lavori connessi iniziarono nel corso dell’anno successivo.
È caratterizzato da diverse aree che offrono suggestioni differenti. Infatti, c’è la zona attorno alla magnificente Villa Reale, particolarmente frequentata per comode passeggiate, quella che costeggia il fiume Lambro, caratterizzata da una flora e fauna tipica delle zone umide e infine il ‘Bosco Bello’, nella parte nord del parco e costituito da querce, carpini, aceri e olmi.
Ed è proprio in quest’ultimo, forse la parte più selvaggia dell’intero parco e un tempo teatro di battute di caccia, che ha messo radici la leggenda della ‘Matta Tapina’.
Le prime indicazioni scritte relative alla bizzarra donna le troviamo nell’opera del medico Giovanni Antonio Mezzotti intitolata “Passeggiata nel Real Parco di Monza pei viaggiatori della strada ferrata” del 1841 ma la storia è decisamente precedente, iniziata a circolare ben oltre un secolo prima.
Il folklore narra di questa donna imponente, vestita di stracci dai colori appariscenti, alla guida di un carro che era solita far correre a tutta velocità, nonostante fosse trainato da piccoli asini e non poderosi destrieri.
Il carro sgangherato procurava gran rumore e conseguente sgomento a chi transitava per le piccole stradine sterrate attorno al ‘Bosco Bello’.
Ma chi era veramente la Tapina? Una megera, una fattucchiera come sostenevano alcuni oppure una profonda conoscitrice di erbe medicamentose e quindi invisa al potere ecclesiastico di quei tempi che per renderla innocua la relegò al ruolo di ‘matta’?
Molti si rivolgevano a lei per risolvere problemi di salute nonostante il comportamento eccentrico ma, a ben vedere, forse l’atteggiamento esuberante oltre ai colori del vestiario era un modo efficace per segnalare la sua presenza e invitare le persone a rivolgersi a lei, ovviamente dietro compenso.
In passato, si era soliti apostrofare le bambine eccessivamente vivaci dicendo :”Sembri la ‘matta Tapina”, forse con l’intento inconsapevole di disinnescare la carica ribelle di una figura così dirompente.
Sulla sorte della guaritrice non ci sono ulteriori informazioni anche se è stata preservata nell’Immaginario locale grazie a diverse iniziative culturali, prevalentemente rivolte ai bambini, in cui Tapina svolge il ruolo di una sorta di fata madrina ideale.
Eppure, sembra proprio che la strega non abbia lasciato le fronde familiari del bosco in cui raccoglieva piante officinali e dispensava rimedi e unguenti miracolosi.
Infatti, il folklore ci racconta che sia ancora possibile imbattersi nella notte del 12 settembre, se c’è plenilunio, in un carro misterioso governato da una donna vestita in modo bizzarro e dagli occhi spiritati.