La Soglia Oscura
Misteri

AQUILA: IL MAGICO NUMERO E LA FONTANA CHE LO RAPPRESENTA
di Monika M.

“La nuova città gioisce ora delle acque del vecchio fiume e di quelle d’una nuova fonte. Se apprezzi quest’opera egregia lodane ogni aspetto, ma non stupirti dell’opera e ammirane piuttosto i patroni che il lavoro e l’onestà fanno essere cittadini dell’Aquila. Nell’anno del Signore 1272″.

Questa la frase che potrete leggere, incisa su pietra, visitando la “fontana delle 99 cannelle”, L’Aquila.

Città il cui motto è Immota manet , che significa “Resta ferma”, – sembrerebbe tratto da un verso del poeta latino Virgilio, che attribuisce alla quercia la capacità di radicarsi e fortificarsi – L’Aquila è forse una delle città più misteriose e affascinanti del nostro paese.

Umberto Eco diceva che:

i Templari c’entrano sempre (aggiungendo però anche che quando uno tira in ballo i Templari è quasi sempre un matto).

Eppure non vedere traccia dei Cavalieri in tale luogo è, ai miei occhi, impossibile!

Il numero che nella città ricorre è il 99, almeno secondo la leggenda.
Il numero che invece richiama Gerusalemme è il 66.

Ma perchè investire così tanto per creare il mito del numero 99 nell’antica città del L’Aquila?

La mappa catastale dell’Aquila sembrerebbe l’immagine speculare dello stesso tipo di rappresentazione cartografica dell’ antica Gerusalemme, proprio come i numeri 66 e 99.
Ma perchè creare quindi la città de L’Aquila? Forse per celare lo stesso segreto e custodire il tesoro del tempio di Re Salomone!?
Gerusalemme, al tempo dei templari e delle crociate, era suddivisa in quattro quartieri: quello cristiano, quello musulmano, quello ebraico, e quello armeno. Anche L’Aquila è suddivisa in quattro quarti.
Incredibilmente anche la disposizione dei fiumi, il Cedron e l’Aterno, che costeggiano le due città, risulta identica.
Non aggiungo altro sui Templari o, come dice il grande Maestro Eco, risulterò matta! *sorriso*

99.
La leggenda si origina nel XIII secolo e narra la fondazione della città, che nasce dall’unione di 99 castelli. L’Aquila ospiterà la popolazione di tali castellani che si impegnano a costruire e fortificare la città.
Da qui il mito delle 99 piazza, fontane e chiese che comporrebbero la città. Mito appunto perchè non corrisponde alla realtà.

Alla fine del Duecento si decide di costruire una fontana monumentale che sia il simbolo della città. ( La Basilica di Collemaggio verrà costruite successivamente) e come non sfruttarla per attribuirle la costante del numero 99?!

La pianta attuale della piazza che ospita la fontana, di forma trapezzoidale, è quella originale.
Le fontane e i mascheroni sono state invece costruite in varie epoche.

La costruzione inizia nel 1272.
La fontana è composta da due vasche, in queste zampillano, 93 mascheroni.

Il 99 è quindi legato alla leggenda e per questo motivo sono stati aggiunti, nei secoli, varie cannelle per raggiungere tale numero.
In origine le cannelle erano 40, con altrettanti mascheroni, sul lato frontale; 23 sul lato sinistro.
Aggiunte intorno al 1500 le altre 30 a destra.
6 cannelle non presentano poi mascheroni e risultano aggiunte proprio per dare solidità alla leggenda.

Altro incredibile mistero è la melodiosa sonorità, che le cannelle riproducendo: una precisa frequenza musicale.

Ed è qui, in queste vasche, che i Cavalieri, in seguito, verranno a purificarsi prima di accedere nella Basilica di Collemaggio edificata per volere di Pietro Da Morrone.

Il rituale prevedeva che questi dovessero trascorrere la notte immersi nelle vasche.
Durante la purificazione il Cavaliere doveva, attento, individuare il suono della cannella che la sua anima faceva vibrare. Riconoscerla tra tutte le altre e berne poi, al mattino, l’acqua.

Le pareti che la racchiudono, in pietra bianca e rosata, vennero aggiunte in seguito. Queste riportano lo stesso motivo della facciata di Collemaggio, probabilmente per mettere in connessione i due punti della città.

I Mascheroni raffigurano Santi e Satiri.
I Santi posti a difesa della città, perchè tenessero lontano il male, imprigionano i demoni nella roccia della fontana, creando così inquietanti mascheroni tutti diversi tra loro. Unici.
Anche qui non mancano leggende legati a queste bizzarre maschere.
La più famosa narra che osservando i demoni, durante una notte di luna piena, li vedremo deformarsi in smorfie mentre emettono grida demoniache nello sforzo, vano, di liberarsi dalla prigionia della fontana.

Anche il pavimento nasconde un altro mito che la città narra da secoli. Sembra infatti che, in un punto segreto della pavimentazione della fontana, sia stato sepolto l’architetto che la edificò: Tancredi. Questo venne giustiziato perchè si rifiutò di svelare da quali sorgenti la fontana fosse alimentata. Tale rifiuto fece sì che mai nessun castellano potesse muovere pretese sulla città e sulla fontana.
Sembrerebbe che anche Tancredi, di notte, emetta il suo grido di dolore udibile da chi, coraggioso, visita tale punto della città a notte fonda.

E se non credete a queste leggende, vi invito a visitare a notte fonda la fontana, in una notte di luna piena… paura eh?!!