La Soglia Oscura
Racconti

Il fotografo – di Gabriele Luzzini

Amerigo arrivò in ritardo, come spesso gli accadeva negli ultimi tempi a causa del cattivo rapporto che aveva sviluppato con la radio-sveglia. I fiori riempivano di profumo armonioso la stanza addobbata a festa e le ghirlande annunciavano una cerimonia imminente. C’è sempre un incantesimo che permea l’atmosfera di una promessa nuziale e anche lui lo percepiva. Amerigo si muoveva con calcolata lentezza, per non perdere alcun dettaglio mentre il flash della reflex che portava al collo fremeva con energia. Aveva appoggiato la borsa con tutti gli obiettivi all’ingresso affinché non lo intralciasse nei movimenti, ma ne aveva selezionati un paio che si era messo nelle tasche capienti della giacca che indossava. Scattare fotografie era un’Arte, indubbiamente, e ogni elemento concorreva alla realizzazione di una foto perfetta. Ne era passato di tempo da quando armeggiava con le pellicole che, peraltro, aveva anche imparato a sviluppare da solo. Ora con la macchina fotografica digitale era tutto più semplice e immediato anche se era sempre la sensibilità di colui che premeva il pulsante a fare la differenza. Nella sua vita aveva conosciuto diversi sedicenti artisti ma non erano che abili mestieranti, senza quella naturale e divina attitudine che invece Amerigo sapeva di avere. Portò l’occhio al mirino e, quasi colto da un’estasi frenetica, cominciò ad inondare la stanza con la luce dei flash. Chi aveva organizzato il matrimonio non aveva tralasciato nulla e ogni particolare lasciava presagire lo sfarzo della cerimonia. Se mai si fosse sposato, Amerigo avrebbe desiderato un’attenzione simile per i dettagli. E anche Raffaella. A proposito, che film sarebbero andati a vedere quella sera? Lei aveva proposto 3 o 4 titoli ma in quel momento non se ne ricordava neppure uno. La sua consueta natura distratta… Ecco perché amava fotografare. Gli permetteva di ritornare sempre su qualcosa che aveva scordato. Di fissare ogni momento. Lui stesso si definiva un ‘collezionista di attimi’. Regolò manualmente lo zoom, per avere una maggior nitidezza e documentare i locali al meglio. Mentre lavorava, tendeva sempre ad estraniarsi per cogliere ogni istante, senza tralasciare nulla. Il bisbiglio sommesso del flash che ora si stava ricaricando lo accompagnava quieto, mentre passava davanti ad un grosso specchio ovale. La cornice era essenziale, dorata e lui si riflesse per alcuni istanti, giusto per sistemare meglio il nodo alla cravatta e per notare le prime rughe intorno agli occhi e i primi capelli grigi sulle tempie. Il tempo passava e sì, avrebbe dovuto anche lui accingersi a fare il grande passo e sposare Raffaella. Sospirò. Il suo ostinato rimandare. Lei avrebbe accettato immediatamente, ne era certo. Chissà, forse ne avrebbero parlato quella stessa sera, dopo il cinema, magari davanti a una buona bottiglia di rosso ed un mazzo di rose. L’anello di fidanzamento glielo aveva già consegnato da tanto tempo. Troppo. Forse ne sarebbe servito un altro per rinnovare l’impegno dato. Sorrise. Le promesse non hanno una scadenza. Guardò il quadrante. Aveva già scattato un buon numero di fotografie e non era ancora arrivato al salone. La batteria era però completamente carica e la scheda di memoria, di rapida sostituzione, offriva ancora un migliaio di scatti disponibili. Raggiunse la sala dove si trovava la sposa. Una glaciale luce alogena lo accolse. Fece scorrere lo sguardo lungo tutto il colonnato in fondo e oltre le ampie vetrate che concedevano una visione mozzafiato sulla scogliera che si apriva subito sotto. Chissà se a Raffaella sarebbe piaciuto sposarsi in un luogo così. Ne avevano parlato alcune volte e si era sempre dichiarata per una cerimonia intima, con pochi invitati. Ma poi, scorrendo la lista dei parenti che avrebbero dovuto coinvolgere e superato il centinaio, si mettevano a ridere e rimandavano ogni ulteriore decisione. Una voce interruppe i suoi pensieri. «Ha già fatto i rilevamenti fotografici all’ingresso?» domandò l’agente Nassetti mentre il medico legale, prima accovacciato, si stava rialzando. Un altro della Scientifica, un collega di Amerigo, stava stendendo un reagente bianco sugli stipiti della porta. Un paio di poliziotti parlavano fittamente tra loro in un angolo, compilando alcuni fogli sopra una cartelletta nera. Al centro della stanza, una giovane donna bionda con un abito nuziale giaceva con un tagliacarte piantato nel petto. Il manico smaltato era il pistillo di un gigantesco fiore carminio sbocciato sul candido tessuto. Amerigo annuì a Nassetti, controllò nuovamente la macchina e riprese a scattare le fotografie che sarebbero state inserite nella pratica relativa a quell’omicidio.

Racconto tratto da ‘Di Corvi e di Ombre’ di Gabriele Luzzini http://store.streetlib.com/di-corvi-e-di-ombre

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