La Soglia Oscura
Racconti

BINGO!
di Natalia Gennuso

«Ripetimi perché siamo qui!»
«La sala da biliardo era chiusa, e poi c’è un sacco di gente che conta seduta a questi tavoli»
«Se lo dici tu!»
L’idea di andare in una sala da Bingo non mi ha mai solleticato particolarmente, l’ho sempre vista come un attività per persone anziane.
L’esterno é monumentale, alti alberi contornano l’area del parcheggio, un vento forte muove le fronde quasi appassite, l’autunno é una delle stagioni che preferisco.
Arrivati all’entrata un omone corpulento dai modi poco delicati ci chiede i documenti, é evidente che abbiamo più di trent’anni ma i miei amici insistono perché io lasci correre.
Dopo aver ricevuto il suo permesso ci lasciano entrare.
Una sala enorme si apre davanti a noi: luccicante, satura di decorazioni natalizie, una voce lontana si diffonde nell’aria annunciando una serie quasi infinita di numeri.
Le porte si chiudono con forza alle nostre spalle, vengono perfino chiuse a chiave.
«É normale tutta questa sicurezza?», sono un po’ sorpreso.
«Credo di sì, é per tutelare i giocatori», non so perché ma la sua spiegazione non mi convince molto.
Prendiamo posto intorno a un tavolo di marmo che splende sotto i nostri occhi. Le poltrone sono in pelle color arancione, il legno é lavorato in modo maniacale, uno schermo posto al centro del tavolo indica le cifre già uscite.
Poco dopo un uomo magrolino, alto, stempiato e dall’aspetto malaticcio porta una bottiglia d’acqua già aperta e butta sul tavolo qualche bicchiere in modo sgraziato. Lo ringraziamo con un cenno del capo, poi rivolto a tutti noi inizia a parlare.
«Cartelle signori? Solo un dollaro ciascuna»
Siamo in otto, decidiamo di giocare tutti, almeno per il primo giro.
L’uomo riscuote il denaro dal tavolo emettendo un rumore che mi fa accapponare la pelle, distribuisce le cartelle e si allontana.
«Ti senti fortunato stasera Johnny?», la mia accompagnatrice mi rivolge uno sguardo ammiccante.
«Alquanto»
Veniamo interrotti dalla voce suadente di una donna che annuncia l’inizio del turno.
«3, 17, 30, 64, 75, 8, 11, 90, 4»
«Cinquina!», dal tavolo accanto si leva una voce maschile molto rauca.
La sua cartella viene controllata e data per buona, il gioco continua.
«1, 33, 36, 81, 55, 2, 7, 10, 52»
«Bingo!», stavolta un donna nella sala fumatori.
Un uomo si avvicina a lei, prende la sua cartella e vi imprime un bollino. Prende il polso della donna e fa altrettanto.
Poi, sotto gli occhi di tutti, estrae una pistola e le spara in testa.
La donna cade riversa sul pavimento portando con sé la sedia, la gente intorno inizia ad alzarsi e a correre via dai tavoli, lo stesso facciamo noi, terrorizzati.
Le porte sono come sigillate, non c’è verso di aprirle nemmeno a spallate.
Alcuni minuti dopo la voce della donna che dettava i numeri viene sostituita da quella di un uomo.
«Salve, miei cari ospiti, sono lieto di darvi il mio personale e caloroso benvenuto. Il giro di prova é andato più che bene, adesso che tutti avete capito le regole possiamo dare inizio ai giochi! Buon divertimento! Ah… Un’ultima cosa, vi consiglio di tornare a sedervi»
Spaventati a morte, con le gambe tremanti, veniamo costretti a riprendere posto.
Ci guardiamo nervosamente negli occhi, stiamo iniziando tutti a sudare freddo.
«Cartelle signori?», la voce dell’uomo ci fa sobbalzare.
«Ehm, per questo giro passiamo»
«Spiacente, avete l’obbligo di prenderne almeno una»
«Possiamo in comunità?»
«No», il suo tono secco e apatico raggela l’aria.
Non avremmo mai lasciato prendere una cartella alle ragazze, piuttosto ci saremmo sacrificati noi.
«Dia a me», Matty, il più grande del gruppo, avanza un dollaro e riceve un foglio di carta in cambio, l’uomo passa ad un altro tavolo.
«Sei impazzito? Perché l’hai fatto?»
«É stata una mia idea, mi sto prendendo le mie responsabilità»
Le persone sedute al tavolo accanto al nostro iniziano ad alzare la voce.
«Come sarebbe a dire che siamo obbligati, non vogliamo nessuna cartella! Vogliamo uscire!»
«Signora, mi rincresce insistere, ultima possibilità»
«Non provare a minacciarmi brutto str…», l’eco di uno sparo risuona nella sala, ne seguono altri cinque.
Guardiamo increduli i cadaveri dei giocatori, ecco cosa succede se ci si rifiuta di giocare, é brutto da pensare ma sono sollevato di non averlo scoperto sulla mia pelle.
La donna inizia nuovamente a dettare i numeri.
«3, 17, 30, 64, 75, 8, 11, 90, 4»
«Aspetta, ma questi non sono gli stessi numeri di poco fa?»
«Cinquina!», sala fumatori questa volta, almeno quella donna é salva, per ora.
«Matty, quanti numeri ti mancano?», Il suo sguardo dice più di mille parole, sta tremando, una lacrime bagna la sua guancia.
«Due soltanto»
«1, 33, 36, 81, 55, 2, 7, 10, 52… Il giocatore che ha fatto Bingo esca allo scoperto», silenzio totale.
L’uomo delle cartelle inizia a girare per i tavoli. Quando arriva al nostro gli scappa un sorrisino, guardiamo Matty con gli occhi sbarrati, sta piangendo in silenzio.
«Perché piangi?», imprime il timbro, «hai vinto, no?», carica l’arma e spara facendo chiudere i nostri occhi.
Una delle ragazze al nostro tavolo inizia a singhiozzare per il pianto, Matty é riverso sul pavimento con gli occhi aperti.
Mi levo il cappotto e lo copro, tremando torno al mio posto.
«Cartelle?»
«Una, a me»
«Johnny, che cazzo fai?!»
«Taci! Devo capire una cosa»
Il gioco va avanti, stessi numeri di prima, qualcuno urla cinquina, qualcuna urla Bingo, la sua ultima parola prima di raggiungere il creatore.
La mia cartella era una delle perdenti.
«Ragazzi, ho capito il sistema, danno le stesse identiche cartelle di prima, a caso, ne avranno stampate a migliaia. I numeri sono gli stessi, così con la stessa sequenza qualcuno deve per forza vincere»
«Chiamala vincita!»
«Sai cosa intendo!»
«Chi é il sociopatico che ha inventato questa cosa?!»
L’uomo accanto al tavolo si schiarisce la gola.
«Cartelle?»
«A me»
«Ancora? Per quanto vuoi sfidare la sorte?»
«Per tutta la sera, non ho molte alternative»
E così il gioco continua, prendo cartelle su cartelle, faccio due volte cinquina, ma il Bingo non mi sfiora neanche.
Vedo la gente intorno a me morire sia per vincita che per resa collettiva.
Siamo rimasti in trenta, il mio tavolo é uno dei pochi ad avere gli stessi componenti dell’inizio del gioco, o quasi.
La voce dell’uomo che ha fatto l’annuncio all’inizio riprende a riempire l’ambiente.
«Siete stati molto bravi! Adesso pausa fumatori per tutti», il microfono fischia facendoci coprire le orecchie.
«Pausa fumatori? Ma se siamo da questo lato non ci serve, sono stupidi oltre che pazzi?»
La porta della sala fumatori viene improvvisamente aperta, lasciando entrare una nube densa come la nebbia che si insinua presto tra i tavoli.
«Ma cosa?!»
«Non respirate!», copro subito naso e bocca per non prendere nemmeno una boccata d’aria tossica.
Sfortunatamente i miei amici non hanno seguito il mio consiglio.
Dopo qualche minuto viene acceso il condotto di aerazione, tutta la nebbia viene risucchiata fuori.
«Riprendiamo», ecco nuovamente la voce della donna.
«Cartelle?»
«Una per me!»
«Anche per me!»
«Hey, rispetta il tuo turno!»
Guardo sconvolto le ragazze del nostro tavolo che discutono.
«Sono impazzite?!», guardo il mio migliore amico negli occhi, dilatati, frenetici, cosa diamine sta succedendo?
La donna al microfono detta i numeri.
Cinquina, Bingo, sparo.
Cinquina, Bingo, sparo.
Continuamente.
Non sopporto più questo boato, non ne posso più di vedere i miei amici litigare per avere le cartelle che li porteranno a morire.
Cinquina, Bingo, sparo.
Una ragazza del nostro tavolo soccombe.
Cinquina, Bingo, sparo.
Sala fumatori.
Cinquina, Bingo, sparo.
Va avanti per quindici minuti, siamo rimasti in tre.
Due al mio tavolo, uno nella sala fumatori.
Decido di scendere in campo, non voglio essere il superstite di questa follia.
Cinquina, Bingo, sparo.
Sala fumatori.
Guardo la mia accompagnatrice negli occhi.
«Ti senti fortunata stasera Sarah?»
«Baby, io sono nata fortunata»
Cinquina, Bingo, sparo.
«Abbiamo un vincitore!», ho gli occhi chiusi, il mio braccio viene sollevato in alto dall’uomo delle cartelle.
Sto tremando, ma non é paura, é adrenalina, eccitazione, sto sorridendo.
Se non volevo essere il superstite perché sono felice?
«Sei invitato nell’ufficio del direttore per il ritiro del premio, in fondo alla sala a destra, su per le scale»
«Grazie»
«Sessione di Bingo finita, grazie per la partecipazione», la voce della donna si congeda.
Attraverso la sala mettendo inevitabilmente i piedi sulle pozze di sangue lasciate dagli altri giocatori, il suono delle mie scarpe sul liquido fa ribrezzo ma non mi infastidisce più di tanto.
Seguo le indicazioni, salgo su per le scale di marmo e mi trovo davanti una porta con su scritto “BINGO”
Busso.
«Avanti», apro lentamente, ho le mani sudate, «ecco qui il nostro campione! Come ci si sente?»
«Vivi»
«Oh abbiamo dello spirito qui eh? Gran bella giocata, ma sai, ho visto che ti sei coperto il viso, bella mossa. Sfortunatamente per te, a me non piace chi bara nei giochi, quindi dobbiamo ricominciare da capo», il suo tono é serio, quasi un rimprovero.
«Sono morti tutti quanti!»
«Non lo metto in dubbio, ma io sono ancora vivo, te la senti di sfidare la sorte contro di me?», rumore, un sibilo, un soffio, un odore di medicinali acre colpisce il mio naso.
Mi sento stordito, mi gira la testa, non riesco a mettere a fuoco l’uomo che mi sta di fronte.
Poco dopo svanisce tutto, mi sento bene, in forma, allegro.
«Dunque? Quante cartelle?», l’uomo ghigna, posso vedere i suoi denti gialli fare capolino.
Aspetta impaziente una mia risposta continuando a sorridermi.
Sento come se qualcuno stesse controllando i miei pensieri, le mie decisioni, mi brucia la testa, sento un calore fastidioso sotto la calotta cranica pervadere ogni singolo cellula del mio cervello.
«Ebbene?»
Sento un click, uno scatto dentro la mia testa, sorrido involontariamente, non sono io, sono stato accantonato, imprigionato in un angolo remoto mentre qualcun altro sta decidendo per me.
«Tutte! Oggi mi sento fortunato!»