EMANUELA A. IMINEO, QUANDO L’ESOTERISMO DIVENTA SCRITTURA
(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)
Autrice di saggi e romanzi, Emanuela A. Imineo è una stimata esoterista e la fondatrice della casa editrice Dark Abyss Edizioni. La sua produzione spazia dalla narrativa alla saggistica dedicata alle tradizioni magiche e spirituali. Tra i suoi titoli più noti ricordiamo “Figlia del Rantolo”, “Voodoo: la magia degli antenati e degli spiriti”, “Santa Muerte: La Bibbia della Santa Muerte con incantesimi e orazioni”, “Il vuoto di Yamauba” e molti altri ancora.
Oggi siamo con lei sulla “Soglia” per approfondire i contenuti dei suoi libri, discutere della direzione attuale dell’editoria italiana e, soprattutto, addentrarci nel territorio del mistero.
Benvenuta, Emanuela!
1) La tua produzione si muove tra narrativa ed esoterismo. Come riesci a conciliare questi due mondi quando scrivi: nasce prima l’immaginazione o l’indagine spirituale?
Per me scrivere è un atto rituale. Ogni storia nasce da un’esperienza che mi attraversa davvero, da una presenza che chiede voce, da un simbolo che pulsa finché non trova forma. L’immaginazione è il linguaggio con cui traduco ciò che ho vissuto come esoterista, come donna, come figlia, come custode di memorie che non si dissolvono. Quando studio una tradizione spirituale lo faccio con disciplina, mesi di ricerca, confronto con praticanti reali, pratica concreta. Quando scrivo narrativa, quella stessa energia si trasforma in carne, odore, respiro. Io vivo il mistero. Poi lo metto su carta.
2) “Figlia del Rantolo” è un’opera intensa e simbolica. Qual è stata la scintilla che ha dato origine a questo libro e quanto dell’esperienza personale è confluito nella sua stesura?
“Figlia del Rantolo” parla di me. È nato dopo che mia nonna è morta tra le mie braccia, in una morte lenta, agonizzante, attraversata da quel suono che resta inciso nelle ossa: il rantolo. Quando senti quella voce uscire dal petto di qualcuno che ami, qualcosa dentro si sposta per sempre. Il tempo si deforma. Il corpo diventa fragile e sacro allo stesso momento. Io ero lì. Ho sentito ogni respiro spezzarsi, ogni secondo dilatarsi come una ferita aperta. Quel libro è quella ferita. Ho scritto per trasformare il suono del rantolo in linguaggio, per dare forma a ciò che mi ha cambiata. Dentro quelle pagine c’è il lutto, c’è la rabbia, c’è la spiritualità che diventa ancora più concreta quando la morte ti guarda negli occhi da nessuna distanza.
3) “La Bibbia della Santa Muerte” è ormai un testo di riferimento per diversi praticanti. Come è nato il tuo rapporto con la Santa Muerte e cosa ti ha portata a dedicare un’opera così ampia a questa figura?
La Santa Muerte è entrata nella mia vita come una presenza lucida, materna e implacabile allo stesso tempo. Ho iniziato a studiarla anni fa, con rispetto e metodo. Ho parlato con devoti, ho osservato rituali autentici, ho lavorato con lei nella mia pratica personale e sono stata seguita dal mio padrino messicano. Un sacerdote delle Santa Muerte che mi ha permesso di conoscere e apprendere tutte le sue conoscenze. “Santa Muerte: La Bibbia della Santa Muerte con incantesimi e orazioni” nasce dal desiderio di offrire uno strumento serio, pratico. In Italia serviva un testo che trattasse la Santa Muerte con profondità, senza folklore, senza distorsioni. Io sono esoterista prima di essere autrice. Ogni parola che scrivo su una figura spirituale passa attraverso esperienza diretta, studio, responsabilità.
4) In “Voodoo: la magia degli antenati e degli spiriti”, esplori tradizioni profonde e spesso mal interpretate. Qual è l’errore più comune che si fa quando si parla di Voodoo e cosa vorresti chiarire in tal senso?
L’errore più diffuso consiste nel ridurre il Voodoo a una caricatura oscura. Il Voodoo è relazione con gli Antenati; è una struttura religiosa, ha una cosmologia precisa ed etica spirituale. È comunità, è disciplina, è lignaggio. “Voodoo: la magia degli antenati e degli spiriti” nasce dalla volontà di restituire dignità a una tradizione complessa. Come editore ho la responsabilità di pubblicare contenuti solidi, come esoterista ho il dovere di parlare con rispetto.
5) I tuoi libri spesso fungono da ponte tra culture, rituali e simboli differenti. Come scegli le tradizioni o le figure su cui lavorare e quali criteri guidano la tua ricerca?
Scelgo ciò che mi trasforma. Ogni tradizione su cui lavoro deve avere profondità simbolica, radicamento storico e una reale potenza trasformativa. Studio, pratico, osservo gli effetti nella mia vita e in quella delle persone che seguo nei consulti. Non inseguo il mercato. Costruisco un percorso coerente con la mia identità e con quella della Dark Abyss Edizioni, la mia creatura. Il catalogo della Dark Abyss ha una linea chiara: mistero, spiritualità, ombra, trasformazione. Ogni titolo rafforza quella visione.
6) I tuoi testi hanno un linguaggio diretto ma profondamente evocativo. Come costruisci la “voce narrativa” quando devi trattare argomenti così delicati e densi di significato spirituale?
La mia voce nasce dall’esperienza. Scrivo come parlo durante un consulto, quando guardo qualcuno negli occhi e lo accompagno dentro una verità scomoda ma necessaria. Uso immagini forti, ritmo, carne, respiro. Il lettore deve sentire, non solo capire. Io porto la mia storia dentro ogni pagina. Porto il lutto, la disciplina spirituale, le ore passate a studiare, le notti in cui una presenza si fa sentire con chiarezza assoluta.
7) Essendo allo stesso tempo Editore ed Autore, quanto è complesso gestire il rapporto con gli altri scrittori presenti su “Dark Abyss Edizioni”?
È complesso perché richiede una disciplina interiore costante. Io tengo moltissimo ai miei autori. Li rispetto al punto da aver fatto una scelta che molti trovano assurda: i miei libri, se si osserva bene, sono tutti in self. Si trovano sul sito della Dark Abyss, certo, fanno parte del mio mondo, della mia identità, della mia visione… ma non li promuovo mai attraverso i canali ufficiali della casa editrice. Non uso la Dark Abyss per spingere me stessa. La casa editrice esiste per dare spazio agli autori che hanno creduto nel progetto, che hanno affidato a me i loro testi, la loro voce, la loro vulnerabilità. Io non voglio occupare quello spazio con il mio nome. Non voglio che si crei anche solo l’ombra di un privilegio. Quando comunico sui canali della Dark Abyss, parlo dei loro libri. Quando investo tempo, energia, risorse, lo faccio per loro. Il mio percorso autoriale cammina su una linea parallela, separata, proprio per garantire equilibrio e rispetto. Essere editore significa proteggere un ecosistema. Significa ascoltare, lavorare sui testi con rigore, dire la verità quando serve, accompagnare un autore nella crescita senza sovrapporsi. Io sono fondatrice, sì. Sono autrice, sì. Ma quando indosso il ruolo di editore, metto da parte il mio nome. La credibilità di una casa editrice si costruisce così: con scelte scomode, con confini chiari, con un’etica che si vede nei fatti più che nelle dichiarazioni.
8) Con “Dark Abyss Edizioni” porti avanti un progetto editoriale focalizzato sul mistero, l’esoterismo e l’una certa oscurità simbolica. Qual è, secondo te, la direzione in cui sta andando l’editoria italiana in questi ambiti e quali sfide incontra un editore che decide di dare spazio a temi così poco “mainstream”?
Quando ho fondato Dark Abyss Edizioni ho fatto una scelta precisa: unire esoterismo e narrativa dentro la stessa casa editrice, sotto la stessa visione, con la stessa identità. In Italia nessuno lo aveva fatto in questo modo, con coerenza di catalogo e con un posizionamento dichiarato. Le grandi case editrici separano: da una parte la manualistica spirituale, dall’altra la narrativa di genere. Io ho voluto creare un ponte stabile, un ecosistema in cui il mistero potesse essere studiato e raccontato, praticato e romanzato, vissuto e trasformato in letteratura. Questa scelta mi è costata molte porte chiuse in faccia. Librerie diffidenti. Fiere che guardano l’esoterismo come qualcosa di marginale. Collaborazioni saltate perché il mistero fa ancora paura quando è trattato con serietà e non come folklore decorativo. Eppure il pubblico esiste, ed è in crescita. Le persone cercano profondità, cercano testi che parlino di ombra, di morte, di trasformazione, di spiritualità concreta. Il problema non è l’interesse: è la credibilità. Chi decide di pubblicare in questi ambiti deve lavorare il doppio sulla qualità. Deve studiare, selezionare autori solidi, costruire un’identità forte. Deve creare comunità, perché la distribuzione tradizionale raramente sostiene progetti così verticali. Io ho scelto di costruire un marchio riconoscibile, con una linea chiara: mistero, tradizione spirituale, narrativa oscura, trasformazione interiore. Ogni libro rafforza questa direzione. Ogni titolo parla agli altri. La sfida più grande consiste nel restare coerenti mentre il mercato chiede velocità e mode passeggere. Io preferisco costruire nel tempo. Preferisco pochi titoli forti, radicati, che restano in catalogo anni e diventano riferimento. Dark Abyss non nasce per inseguire il mainstream. Nasce per creare uno spazio dove il mistero ha dignità editoriale. E quello spazio, oggi, è reale.
9) Con la consueta ironia, Somerset Maugham disse: “Ci sono tre regole per scrivere un romanzo. Sfortunatamente, nessuno sa quali siano.”( “There are three rules for writing a novel. Unfortunately, no one knows what they are.”). Hai qualche regola, abitudine, rituale quando ti dedichi alla scrittura?
Accendo sempre una candela. Segno il passaggio. Scrivo a mano le prime frasi. Lascio che la penna trovi il ritmo del sangue. Poi lavoro con disciplina: ore precise, revisione attenta, studio continuo. La scrittura per me è un atto sacro e concreto allo stesso tempo.
10) E infine, l’immancabile domanda de “La Soglia Oscura”, anche se, di fatto, hai già risposto nelle domande precedenti: sei mai stata protagonista o testimone di un evento insolito al quale non sei riuscita poi a trovare una spiegazione soddisfacente?
Sì. E non si tratta di un episodio isolato. Io sono medium. La scrittura automatica fa parte della mia vita da sempre. I miei parenti praticavano la stessa cosa, la medianità in casa mia è una realtà quotidiana. Sono cresciuta osservando mani che si muovevano da sole sul foglio, parole che arrivavano con una velocità diversa dal pensiero cosciente, messaggi che portavano dettagli impossibili da inventare. Per me è stato naturale continuare. Quando scrivo in stato di apertura, sento il flusso cambiare ritmo, la grafia trasformarsi, la temperatura del corpo salire o abbassarsi in modo netto. Nel mio lavoro come ritualista entro nelle case delle persone quando mi chiamano per entrare in contatto con un loro defunto. Mi siedo nei loro salotti, respiro l’aria che ancora conserva odori familiari, ascolto silenzi carichi di attesa. E accade. Arrivano informazioni precise, nomi, dettagli intimi, ricordi che sciolgono un pianto trattenuto da anni. Ho vissuto situazioni in cui la precisione di ciò che emergeva superava ogni calcolo razionale. Ho visto il volto di una madre cambiare espressione quando una frase scritta sul foglio riportava esattamente il soprannome con cui il figlio la chiamava da bambino. Ho sentito stanze alleggerirsi come se qualcosa avesse finalmente trovato pace. Il mistero per me è pratica. È responsabilità. È presenza concreta nel corpo. Ogni esperienza lascia un segno. Ogni contatto chiede rispetto. Io accolgo, mi preparo, mi radico, poi mi metto al servizio.
Grazie per essere stata con noi sulla Soglia