La Soglia Oscura
Luca C. G. Rossi,  Interviste

LUCA C. G. ROSSI E I MISTERI DELLA SARDEGNA
(Intervista raccolta da Gabriele Luzzini)

La storia ufficiale spesso procede per certezze, date e interpretazioni consolidate. Ma cosa accade quando qualcuno decide di osservare gli stessi indizi da una prospettiva diversa? Con Storia della Sardegna Antica per Curiosi. Indizi di una storia dimenticata, Luca C.G. Rossi invita il lettore a intraprendere un viaggio tra archeologia, tradizioni, misteri e interrogativi ancora aperti sul passato dell’isola. Un percorso che non pretende di fornire verità assolute, ma che stimola la curiosità e il desiderio di approfondire una delle civiltà più affascinanti del Mediterraneo.
Abbiamo incontrato l’autore per parlare della genesi del libro, delle sue ricerche e delle suggestioni che emergono quando si prova a guardare oltre le versioni più conosciute della storia.
Benvenuto, Luca!

1. Come nasce l’idea di scrivere Storia della Sardegna Antica per Curiosi e quale esigenza personale o culturale ti ha spinto ad affrontare questo progetto?
Sono sempre stato un appassionato di storia ed un curioso di natura. Non sempre la Storia “ufficiale” mi appare coerente con tutta una serie di indizi che sembrano invece spingere per un’interpretazione differente del nostro passato. Ormai da 30 anni frequento la Sardegna in vari momenti dell’anno ed ho avuto modo di rendermi conto di quanto il patrimonio archeologico isolano sia imponente. Da “milanese” ritenevo i nuraghi delle semplici torrette di avvistamento. Poi ho scoperto che di nuraghi ce sono oltre 7.000; dopo averli visti ho pensato che, se fossero stati in Lombardia, molti di essi li avremmo chiamati “castelli”. Col tempo, mi sono quindi convinto che forse qualche pagina del libro della Storia della Sardegna è andata persa. Allora mi sono messo a studiare, partendo innanzitutto dai racconti che ci sono arrivati dagli scrittori antichi. E poi, una cosa tira l’altra, e ne è uscito questo libro.

2. Nel sottotitolo parli di “indizi di una storia dimenticata”. Quali sono stati gli elementi che ti hanno fatto pensare che alcuni aspetti del passato sardo meritassero una rilettura più approfondita?
Se non si conosce la Sardegna è difficile rendersi conto di quanto sia immenso il patrimonio archeologico locale. Oltre ai nuraghi ci sono migliaia di Domus de Janas e Tombe dei Giganti, che sono abbastanza certo che la maggior parte dei “continentali” non sappiano neanche cosa siano. Una cultura che ha sviluppato una tale quantità di monumenti doveva per forza essere stata qualcosa di più di una società basata su rissosi clan pastorali. E quando ho cominciato a informarmi e leggere le varie teorie che sono state avanzate, gli indizi che portavano ad un passato “diverso” hanno cominciato ad accumularsi.

3. La Sardegna è una terra che custodisce un patrimonio archeologico straordinario. Durante la stesura del libro, quale scoperta o testimonianza ti ha colpito maggiormente e perché?
Un sito “icona” di questo passato “dimenticato” è sicuramente il Santuario prenuragico di Monte d’Accoddi. Se lo chiamassimo “ziggurat” darebbe meglio l’idea di cosa è. È una piramide a gradoni, come quelle dei Sumeri. Solo che è in Sardegna (vicino a Sassari). Ma cosa ci fa in Sardegna una ziggurat? Tra l’altro è datata tra il 3000 e il 4000 avanti Cristo. Antichissima.
E poi mi hanno colpito le Domus de Janas di Bonorva, che non sono delle piccole grotticelle, ma sono dei veri e propri templi ipogeici.
Ma anche l’altare rupestre di Santo Stefano ad Oschiri (un affioramento roccioso con varie incisioni di misteriosi motivi geometrici) è un qualcosa di davvero affascinante e misterioso.
Mi fermo qui, ma la lista potrebbe continuare ancora parecchio.

4. Quanto è stato complesso distinguere tra dati storici, interpretazioni accademiche e tradizioni popolari nel costruire il racconto che proponi ai lettori?
Capire quale sia la vera Storia è davvero difficile. Gli antichi sardi non ci hanno lasciato testimonianze scritte (o quasi…). La storia ricostruita dagli accademici è quindi un’interpretazione che viene data ai ritrovamenti archeologici. Spesso ci si basa su riscontri oggettivi, ma talvolta si tratta di interpretazioni personali (quindi soggettive) dello studioso di turno. Anche leggere i brani degli antichi scrittori non è agevole, perché comunque si tratta di racconti fatti da “esterni” che non conoscevano bene l’isola (come i greci) o che la vedevano come una provincia difficile da domare (i romani). Sappiamo che la Storia è scritta dai vincitori. Le tradizioni popolari sono sicuramente interessanti da conoscere, ma è difficile capire a quanto indietro nel tempo risalgano gli avvenimenti che le hanno originate.
Insomma, come scrivo nel libro, per la Sardegna bisognerebbe umilmente ammettere che sono più le cose che non sappiamo di quelle di cui siamo davvero certi.

5. Il tuo libro sembra rivolgersi sia agli appassionati di storia sia ai semplici curiosi. Qual è stata la sfida più grande nel rendere accessibili temi spesso complessi senza rinunciare alla profondità della ricerca?
Sì, il libro ha alle spalle una ricerca molto rigorosa con analisi di davvero tante fonti, tutte qualificate. Il libro però non è rivolto agli storici di professione, ma parla alle persone comuni appassionate di storia, che però non conoscono il passato della Sardegna. Parla a tutti coloro per i quali la Sardegna è solo un bel mare in cui passare le vacanze. La Sardegna è di più. I vari temi affrontati sono esposti con un tono sicuramente più leggero di quello di un classico libro di Storia, nel tentativo di non appesantire troppo l’esposizione.

6. Lo storico Marc Bloch sostiene che «L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato». Quanto è importante, secondo te, divulgare la storia al grande pubblico attraverso opere accessibili come la tua, affinché conoscenze spesso riservate agli specialisti possano diventare patrimonio di tutti?
La frase che citi è sicuramente vera e calzante anche a molti avvenimenti che riempiono le cronache attuali dei giornali. In generale, da boomer come mi definisce mia figlia, credo che il sistema educativo moderno e i modelli sociali dominanti tra le nuove generazioni, stiano appiattendo verso il basso il livello culturale medio degli italiani (e non solo). A me piacerebbe che il mio libro aiutasse i Sardi ad essere ancora più orgogliosi della propria terra, che ha avuto – molto probabilmente – un passato davvero glorioso. Mi piacerebbe poi anche che anche al di fuori dell’Isola si conoscesse maggiormente il patrimonio culturale sardo; è una risorsa che andrebbe sfruttata ancora di più da un punto di vista di attrattività turistica.

7. Molti lettori sono affascinati dalla civiltà nuragica e dai suoi enigmi ancora irrisolti. Qual è, secondo te, il mistero più intrigante che continua a stimolare domande e nuove ipotesi?
Vari testi egizi parlano di una popolazione marinara, potente e temuta, chiamata Shardana, che molti indizi porterebbero ad identificare con i nuragici. Se si riuscisse a provare questa sovrapposizione tra popoli, si potrebbe cominciare davvero a scrivere un’altra storia e non solo ad ipotizzarla.

8. Nel corso delle tue ricerche hai mai trovato un indizio o una teoria che inizialmente ti sembrava poco convincente ma che, approfondendola, ha cambiato il tuo punto di vista?
Domanda difficile. Ti rispondo un po’ al contrario. Diciamo che le Tombe dei Giganti mi hanno sempre affascinato. Forse per via del nome che gli è stato dato, che fa pensare esseri che però sono confinati ad un passato mitico/leggendario (anche se ne parla pure la Bibbia…). Certo, ci sono degli indizi che potrebbero rimandare a esseri di statura eccezionale, ma forse tra tutte le ipotesi fatte nel libro, questa è forse quella che si basa sulle fondamenta meno solide.

9. Il passato sembra avere ancora molti segreti da raccontare. Dopo questo viaggio tra indizi, storia e memoria, quali saranno le prossime rotte della tua ricerca? Hai già in mente nuovi lavori o progetti dedicati a temi ancora poco esplorati?
Questo libro è nato un po’ per caso, ma l’esperienza da “scrittore” mi è piaciuta. Il problema vero è il tempo da dedicare prima allo studio e poi alla scrittura. Ho tante idee in testa, piano piano proverò a metterle a terra. Sicuramente la Sardegna sarà ancora protagonista del libro, ma guarderemo anche oltre i suoi confini. I misteri della Storia sono talmente tanti in giro per il mondo, che c’è l’imbarazzo sul da dove cominciare.

10. Nel tuo percorso di ricerca hai mai vissuto personalmente un’esperienza o assistito a un episodio che non sei riuscito a spiegare del tutto e che ti ha fatto riflettere sull’esistenza di realtà ancora sconosciute?
Mi piacerebbe risponderti di sì, ma devo dirti che non ho mai assistito a fenomeni paranormali (o inspiegabili). Di mio sono una persona molto razionale e devo “toccare per credere”. Fatico ad accettare tutto ciò che la mia logica non riesce a spiegarmi. Devo però ammettere che in questi giorni mi è capitato un paio di volte di pensare a questi temi. La prima volta è stata quando ho sentito un’intervista a funzionari del governo americano che – nell’ambito della disclosure in atto – hanno parlato di entità interdimensionali, invece che di alieni. La seconda è stata ascoltando una conferenza di Corrado Malanga che, parlando degli studi che sta compiendo assieme a Filippo Biondi sulla piana di Giza, raccontava dei suoi studi di qualche decennio fa che lo avevano portato a ritenere che tutti noi abbiamo al nostro interno una componente animica che può staccarsi dal nostro corpo. Chissà che non ci sia davvero qualcosa che va oltre quelle che sono le nostre “normali” percezioni corporali…

Grazie per essere stato con noi sulla Soglia.

Per informazioni sul libro:
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