OLTRE LO SCHERMO: IL MISTERO CHE UCCIDE
di Antonella Astori
Alzi la mano chi ancora non ha visto il film “The Ring”, uscito nel 2002 e diretto da Gore Verbinski con Naomi Watts. Si tratta di un adattamento del romanzo “Ring” di Koji Suzuki, nonché remake del film del 1998 “Ring” diretto da Hideo Nakata.
Per chi ancora non lo avesse visto narra di due amiche adolescenti, Katie Embry e Becca Kotler che, durante una notte piovosa, parlano tra loro di una videocassetta particolare la quale causerebbe la morte dopo sette giorni, proprio delle persone che l’hanno vista. Sembrerebbe una leggenda metropolitana, ma Katie si rende conto di aver visto il video proprio una settimana prima e muore orribilmente poco dopo, turbando Becca al punto da renderla pazza.
Ecco quindi fare la sua comparsa una ragazzina vestita di bianco con capelli lunghi e neri che le coprono interamente il volto, esce strisciando dallo schermo di un televisore. E’ Samara (Sadako, nella sua terra d’origine). Il film (che ha avuto anche due sequel) ha incassato 249,4 milioni di dollari in tutto il mondo e ancora in molti ne parlano. Ma forse sono in pochi a sapere che il film trae ispirazione da ben tre fatti accaduti nella realtà.
Nel 1991, in un appartamento di Tokyo teatro di un suicidio, fu rinvenuta una videocassetta inquietante. Non conteneva film né ricordi, ma una sequenza di immagini sconnesse, prive di senso e di spiegazione. La scoperta fece scalpore: la notizia finì sui giornali locali e in TV, dove mostrarono altre VHS ritrovate in case abbandonate, anch’esse avvolte nel mistero. Nessun indizio sull’origine, solo figure immobili e scene disturbanti, come frammenti di un incubo senza logica.
Tutto questo diede inizio anche alla famosa e vecchia Catena di San Antonio dove la dicitura diceva che se non inviavi a tredici persone quello stesso messaggio la persona che lo riceveva avrebbe ben presto avuto una maledizione.
Invece, direte voi, non c’è nulla che accomuna alla storia di Samara e il pozzo? Beh certo, per questo ci trasferiamo nel Sol Levante con la storia di “The Ring: Il Pozzo di Okiku”.
La leggenda racconta di Aoyama Tessan, un Samurai forte e potente, che si innamorò perdutamente della sua serva Okiku. Lei, però, lo respingeva perché il suo cuore apparteneva a un altro uomo. Accecato dalla gelosia, Tessan decise di uccidere il rivale, ma Okiku scoprì il piano e riuscì ad avvisare il suo amato, salvandolo da morte certa.
Aoyama, ormai diventato folle, meditò allora vendetta a Okiku e fece scomparire uno dei dieci piatti molto preziosi che la donna doveva custodire.
Potè così incolpare senza problemi la ragazza e, poco prima di giustiziarla, le confessò nuovamente il suo amore. Nulla da fare perché la donna lo rifiutò nuovamente; venne quindi torturata e gettata in un pozzo. Okiku morì proprio lì; nonostante le sue urla e le implorazioni nessuno andò in suo aiuto, lasciandola marcire in quel posto scuro e umido.
Aoyama ormai in preda alla rabbia e alla follia, pensava di essersi finalmente sbarazzato di lei, in modo da non doverla avere né più davanti agli occhi, né più tra i suoi pensieri. Si sentiva insomma di poter guardare avanti e, perché no, innamorarsi di un’altra donna. Ma la rabbia e la voglia di vendetta non trovarono ahimè mai pace e lo spirito della sfortunata rimase imprigionato in quel pozzo. Ecco quindi che prese vita Onryo, lo spirito vendicativo della donna, il quale non diede più tregua a Aoyama, fino a portarlo al suicidio. Ma, non contento, continua a tormentare e a portare alla follia anche le altre persone.
Ora, aprite bene le orecchie perché sto per darvi un consiglio: se vi dovesse capitare di fare un viaggio in Giappone e di fare una visita al Castello Himeji per vedere il famoso pozzo, visitatelo sempre di giorno, perché la notte potreste incontrare proprio Okiku.


