La Soglia Oscura
Racconti

MADAME SILENTIUM
(“Name of Horror”)
di Alberto Masoni

L’appartamento di Claudio presentava superfici lisce, mobili essenziali, scaffali con libri allineati perfettamente. La luce delle lampade, attenuata da paralumi color cenere, disegnava ombre nette che sembravano incisioni sulle pareti. L’angoscia che emanava era una presenza fredda e costante, un ospite che si era seduto accanto a lui e non intendeva più alzarsi.

Claudio stava sul divano, le gambe accavallate, un bicchiere di vino che tremava appena nella mano. Fissava un punto indefinito, come se cercasse di leggere qualcosa scritto nell’aria. Il telefono squillò, un suono acuto che ruppe la superficie immobile della stanza.

“Se è per lavoro, lasciatemi in pace!” disse con voce secca.

“Claudio, il progetto sta per saltare. Hai dato il via libera senza controllare la relazione…” rispose il collega con voce tesa.

Claudio strinse le labbra. “E non è saltato ancora? Peccato!” Chiuse la chiamata con un gesto brusco. Il suono del telefono tornò, insistente.

“Claudio, la riunione di domani è stata anticipata. Il capo vuole un aggiornamento dettagliato…” disse la segretaria, precisa come un orologio.

“Oh, quindi vuole sapere come ve la siete cavata mentre io vi osservavo? Interessante”, replicò lui, con sarcasmo. “Ricordatevi che nelle mie mani c’è il vostro futuro in azienda e non farò sconti a nessuno. Adesso lasciatemi in pace!” Chiuse di nuovo, ma il display mostrò subito un altro numero. Un brivido gli corse lungo la schiena.

La terza chiamata era l’eco di un passato che non voleva morire. “Claudio… possiamo parlare? “era la voce dell’ex fidanzata, carica di supplica.

“Sei la terza nella mia lista di persone irritanti oggi. Complimenti! “rispose lui in maniera fredda e decisa.

“Ti stai chiudendo in te stesso. Non puoi vivere così. Non esci mai, sei sempre solo e scorbutico” insisté lei.

Claudio rise, un suono freddo. “Finalmente ci sei arrivata. Voglio solo silenzio intorno a me. Ti ho mollata per questo. Siete tutti irritanti. Il mondo è irritante!” Chiuse la chiamata con forza,spense il dispositivo, gettò il telefono sul divano e si tappò le orecchie. Pensò che fosse finita.

La notte calò come un sipario di velluto in un teatro abbandonato. Nel buio della camera da letto il telefono, spento sul comodino, vibrò come un cuore. Claudio lo afferrò titubante, gli occhi spalancati nel buio.

“Come può essere…” e chiuse la chiamata titubante.
Pochi secondi e vibrò ancora, stesso numero.

Claudio prese il telefono in mano e sibilò “Hai vinto! Adesso mi hai stancato! Chi sei?”

Dall’altra parte una voce, nuova ma familiare per il modo in cui sapeva chiamarlo per nome. “Sei solo… Claudio?”

“Complimenti per l’osservazione. Sei un genio! “rispose lui, cercando di scherzare per mascherare il tremore.

“Hai respinto tutti. Hai ignorato chi voleva aiutarti. Ora… il silenzio è tutto ciò che ti rimane…” mormorò la voce, lenta e pacata.

Il battito del cuore di Claudio divenne un tamburo nella sua testa. “Certo! Il silenzio è tutto ciò che voglio. È pace!” disse, ma la parola pace cadde vuota nella stanza.

“Pace? O un vuoto che ti inghiotte?” replicò la voce. L’oscurità sembrò farsi più densa, come se il buio avesse un peso.

Claudio rispose con arroganza. “Risparmiami la morale. Io mi basto da solo!”

“Hai eliminato tutti dalla tua vita… e ti sei smarrito” disse la voce. Ogni sillaba era un colpo lieve ma preciso, che apriva una ferita invisibile.

“Basta… smettila di chiamarmi, o forse vuoi sedurmi?” la sua voce si spezzò, un tentativo di ironia che non ingannava nessuno.

“Hai evocato il silenzio. Ora esso è parte di te. Questa notte il tuo desiderio sarà esaudito. Certo che ti sedurrò… ma a modo mio”, concluse la voce, il telefono tacque. Il buio avvolse la stanza ma nell’oscurità si percepì il battito di un cuore, costante e che aumentava gradualmente di intensità.

Claudio si alzò, la casa sembrò restringersi attorno a lui. I corridoi si allungavano come vene scure. Un’ombra si mosse dal fondo del salotto e dalle tenebre emerse una figura sottile, evanescente, occhi gelidi, contorni sfumati, pelle che pareva assorbire la poca luce rimasta.

“Io sono colei che ti donerà il silenzio!”, disse la figura con voce abissale. “Mi chiamo Anna ma tutti mi chiamano Madame Silentium.”

Claudio indietreggiò, le mani al petto. “Che cosa mi hai fatto? Non c’è silenzio… sento quel battito! Chi sei? Cosa vuoi da me?”

Anna sorrise “Tu che cercavi il silenzio per fuggire dal mondo, ora sei intrappolato in esso. Hai respinto chi ti amava, hai chiuso le porte. Ora il silenzio ti appartiene!”.

“Io voglio solo pace, non questo tormento… questo suono mi fa impazzire, fallo smettere!” implorò Claudio, la voce un filo.

“Pace? Illusione fragile” rispose Anna. “Ho giocato con molti prima di te. Tutti hanno ceduto. Tu sei solo un’altra pedina!”.

“Non sono una pedina!” gridò lui guardandosi intorno.

“Tu mi hai chiamata ed evocata!” disse Anna, e la sua voce si fece eco. “Ogni battito che senti è il tuo cuore che si ribella… ma presto si arrenderà!”.

Claudio portò le mani al petto. Il battito accelerò, poi rallentò, come se qualcuno stesse regolando il tempo dentro di lui. Il freddo gli penetrò le ossa. “Fallo smettere… ti supplico!” sussurrò con voce rotta.

Elena si avvicinò senza fretta, i passi leggeri sul pavimento che pareva assorbire ogni suono. “Posso farlo…” disse piano, e la sua voce aveva qualcosa di calmo e terribile insieme.

Claudio la guardò, confuso e disperato. “Voglio che smetta!!”.

Elena chinò la testa, come se pesasse ogni parola. “Il silenzio entra dove prima c’era rumore. Entra nelle parole, nei ricordi, nelle risate. Ti darà pace, ma ti toglierà qualcos’altro. Devi decidere tu!”.

Un battito, più debole, rimbombò nella stanza. Claudio barcollò, appoggiandosi al bracciolo del divano. “Non ne posso più… non ce la faccio più” mormorò. “Se devo perdere qualcosa per non impazzire, prendilo. Prendi tutto, purché smetta!”.

Anna,avanzò un passo. “Certo che lo farò! “

Sollevò una mano, come per fermare il tempo “Non è necessario altro… “disse.
Sorrise ma il sorriso non era umano. “E così sia. – sussurrò. – Ma ricorda, il silenzio che ti offro è fedele…ti proteggerà per sempre…”.

Claudio chiuse gli occhi. Sentì il battito come un martello che lo perforava dall’interno, poi come un orologio che qualcuno rallentava con mano invisibile. Le gambe gli cedettero, si lasciò cadere sul divano, il respiro corto, la fronte sudata. Elena si chinò su di lui, le dita fredde sfiorarono la sua guancia.

“E adesso addormentati.” gli sussurrò. Il rumore, quel battito che era stato una condanna, cominciò a rallentare. Ogni colpo era più distante, come se qualcuno lo stesse allontanando con cura. Claudio sentì il mondo sfilarsi, i contorni della stanza, il calore del divano, la voce di Anna che diventava un’eco. Cercò di parlare ma le parole si dissolsero prima di nascere.

“Non gridare” disse Anna “Il silenzio non ama le urla!”.

Il battito rallentò ancora, fino a diventare un sussurro. Poi un sussurro più tenue. Poi niente. Un vuoto si stese nella stanza. Il telefono tacque. Anche il respiro di Claudio si fece lieve, misurato,fino a fermarsi.

Claudio rimase immobile, il petto che non dava più segni di vita.
Anna si avvicinò, i suoi occhi gelidi fissi su Claudio. “Hai ricevuto ciò che cercavi…” disse “Ora il silenzio ti appartiene…perché tu l’hai chiamato e perché il silenzio ama chi lo desidera con tutto il cuore. Tu gli hai offerto un corpo che lo accogliesse. Ora il patto è compiuto”.

Le sue labbra, fredde come metallo, toccarono la fronte di Claudio. Una goccia di sangue scivolò lenta, come un sigillo che si chiudeva. “Un’altra anima ha raggiunto ciò che cercava…”

Il silenzio scese come un velo spesso.
La mattina filtrò pallida attraverso le tende. Sul tavolino il telefono vibrava con decine di chiamate non risposte, come un coro che non avrebbe più ottenuto risposta. Claudio giaceva immobile sul divano, il volto scolorito, gli occhi chiusi, le labbra che accennavano un lieve sorriso. La morte lo aveva raggiunto con la stessa delicatezza con cui Anna aveva portato il silenzio.

Dalla segreteria telefonica si levò una voce registrata: “Claudio… sempre a parlare di silenzio, eh? Beh, guarda che stavolta hai esagerato, cosa hai trovato, il silenzio eterno? Altro che ferie… questa sì che è una pausa definitiva! Ci vediamo in ufficio tra mezz’ora che c’è la riunione!” La risata sommessa si dissolse nell’aria.

Un altro messaggio prese il posto del precedente. “Ciao Claudio, sono Bea. So che mi hai mollato e che non vuoi parlarmi ma sento di doverti aiutare… Oggi ti chiamerà mia sorella Anna. Lei può farti uscire dalla situazione in cui ti trovi… ti prego rispondile e fatti aiutare…” La voce era piena di pietà e di speranza.

Poi una voce si insinuò nell’aria, sottile come un filo di fumo. Non veniva da nessun punto preciso, era ovunque.
Era Madame Silentium.
“Ah, Claudio…” disse con un tono divertito, quasi affettuoso. “Che giocatore adorabile sei stato. Così convinto di voler stare da solo, così fiero nel cercare il silenzio… e così impreparato a sentirlo davvero.”
Un lieve ridacchiare attraversò la stanza, elegante, controllato.
“Devo ammetterlo, all’inizio pensavo che avresti resistito un po’ di più. Di solito gli uomini che si credono forti fanno almeno un paio di mosse interessanti prima di crollare. Ma tu… tu sei saltato direttamente alla fine. Una scorciatoia ammirevole.”
La voce si fece più bassa, quasi complice.
“E poi quella frase…Voglio solo silenzio! Che poesia involontaria. Non potevo ignorare un invito così ben formulato. Sarebbe stato scortese…”
Un’altra risata, più morbida.
“Ora riposati. Hai finalmente ottenuto ciò che desideravi con tanto ardore. Il silenzio eterno, totale, impeccabile. Direi che è la prima decisione davvero coerente della tua vita.”
“E io… mi considero soddisfatta. Un altro gioco vinto!”.
La voce si dissolse lentamente, lasciando un ultimo sussurro nell’aria:
“Buonanotte, Claudio. E grazie per aver giocato con me.”