La Soglia Oscura
Folklore e Tradizione,  Misteri

IL PONTE DEL DIAVOLO DI CIVIDALE DEL FRIULI
di Gabriele Luzzini

Le leggende riguardo a fantastiche costruzioni realizzate dal diavolo sono diffuse in tutta Europa e anche in Italia non è raro imbattersi in racconti di questo genere.
A Cividale del Friuli, città dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2011, si trova il celebre Ponte del Diavolo, sospeso sopra le acque del Natisone e divenuto uno dei simboli locali. Il ponte collega il centro storico con la zona che si sviluppa oltre il fiume e sorge in una posizione particolarmente suggestiva: il Natisone scorre infatti in una profonda gola scavata nella roccia calcarea, dando vita a uno scenario naturale di grande impatto.
Dal punto di vista architettonico, la struttura attuale poggia su un imponente pilone centrale fondato su uno sperone di roccia naturale. Si tratta di una soluzione ingegneristica audace, che ha permesso di superare le difficoltà poste dalla profondità della gola e dalla forza delle acque, responsabili nei secoli di numerosi danni alle costruzioni vicine.

Le origini del Ponte del Diavolo non sono del tutto certe, ma gli studiosi ritengono che in questo punto esistesse già in epoca medievale un collegamento per attraversare il Natisone e alcune fonti ipotizzano persino la presenza di strutture precedenti, forse risalenti all’epoca romana, quando Cividale era conosciuta con il nome di Forum Iulii e rappresentava un importante centro commerciale e militare. Tali strutture sarebbero poi state distrutte dall’irruenza che il fiume raggiunge in alcuni periodi dell’anno e dagli eventi bellici verificatisi nella zona nel corso dei secoli.
Il ponte che oggi ammiriamo è il risultato di interventi, restauri e rifacimenti che ne hanno progressivamente modellato l’aspetto. La configurazione attuale deriva soprattutto dai lavori eseguiti tra il XV e il XVIII secolo, grazie ai quali fu realizzata una struttura solida ed elegante, in armonia con l’ambiente circostante.

A renderlo davvero celebre, però, è soprattutto la leggenda da cui prende il nome.
Secondo la tradizione popolare, gli abitanti della città desideravano costruire un ponte che permettesse di attraversare il Natisone in un punto particolarmente difficile, ma la conformazione della gola e la complessità dei lavori facevano apparire l’impresa impossibile. A quel punto comparve il diavolo, che propose un patto al costruttore incaricato dell’opera: avrebbe costruito il ponte in una sola notte grazie ai suoi poteri soprannaturali, in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato.
Nel tempo, la leggenda si è arricchita di particolari e variazioni e, accanto alla descrizione tradizionale di un demonio mostruoso e dalle immancabili corna, si affermò anche quella di un uomo elegantemente vestito, dalla voce cavernosa, caratterizzato da odore di zolfo e da un insopportabile fetore bestiale.
Durante la notte il diavolo scagliò un enorme masso al centro del fiume, creando così solide fondamenta, e completò il ponte con prodigiosa rapidità. Come da promessa, all’alba l’opera era pronta: magnifica, solida e in grado di sopportare la veemenza del fiume. Ed era giunto il momento di riscuotere l’orrendo tributo.
Preso dal panico, colui che aveva stretto l’accordo escogitò uno stratagemma e, utilizzando un tozzo di pane secco, convinse un cane randagio affamato a raggiungerlo dall’altro capo del ponte. L’accordo era stato formalmente onorato.
Il diavolo comparve furioso e feroce, prese il cane e lo lanciò nel fiume, trasformandolo in un altro masso. In alcune versioni, l’animale è un maiale oppure un gatto (quest’ultimo improbabile, vista la natura indipendente dell’animale, ma citato per completezza).
In altre narrazioni, è il diavolo stesso a gettarsi nel fiume, rabbioso per lo stratagemma che lo aveva ingannato.
La leggenda, pur appartenendo al denso tessuto della tradizione popolare, riflette il senso di meraviglia che per secoli ha accompagnato la costruzione di grandi opere ingegneristiche, poiché agli occhi delle popolazioni medievali realizzare una struttura così ardita sembrava un’impresa sovrumana.

La storia documentata è però diversa. Prima della leggenda, le due sponde del Natisone erano collegate da un ponte in legno. L’attuale ponte in pietra fu avviato nel 1442 da Iacopo Dugaro da Bissone e, dopo una lunga e complessa fase costruttiva, venne completato da Bartolomeo delle Cisterne all’inizio del XVI secolo. Nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi di manutenzione e restauro per resistere alle piene del fiume e preservare uno dei simboli più iconici di Cividale del Friuli.
Come molti monumenti storici europei, anche il Ponte del Diavolo ha attraversato momenti difficili. Nel corso dei secoli è stato colpito da eventi naturali e conflitti armati che ne hanno più volte compromesso la stabilità, ma è sempre stato restaurato.
Il 27 ottobre 1917, durante la ritirata di Caporetto, il ponte venne distrutto dall’esercito italiano nel tentativo di rallentare l’avanzata delle truppe austro-tedesche. L’azione, tuttavia, non produsse gli effetti sperati, poiché il Natisone fu attraversato dagli imperiali già nelle ore successive.
La ricostruzione fu avviata immediatamente e venne portata a termine dai tedeschi con il contributo di maestranze locali, conservando l’aspetto storico del manufatto grazie ai dettagliati rilievi realizzati alcuni anni prima.
Il nuovo ponte fu inaugurato il 18 maggio 1918 e sembrò destinato a una vita breve quando, il 29 aprile 1945, i tedeschi tentarono nuovamente di demolirlo durante la ritirata ma l’esplosione provocò tuttavia soltanto danni limitati, consentendo alla struttura di conservare fino a oggi le linee e il fascino che la contraddistinguono da oltre un secolo.

Dal punto di vista architettonico, il Ponte del Diavolo presenta una struttura elegante e funzionale ed è costituito da due grandi arcate di dimensioni diverse che si appoggiano su un massiccio pilastro centrale. Quest’ultimo rappresenta l’elemento più spettacolare dell’opera, poiché poggia direttamente su uno sperone roccioso situato al centro della gola, certamente già presente nel corso del fiume e non scagliato dal diavolo per dare inizio all’opera straordinaria narrata dal folklore.
La posizione sopraelevata permette di percepire pienamente la profondità del canyon scavato dal Natisone. Nei giorni di bel tempo, il colore verde-azzurro delle acque contribuisce a creare un contrasto cromatico particolarmente suggestivo con il grigio della pietra e il verde della vegetazione.
Esiste inoltre una credenza popolare secondo cui, nelle notti di tempesta, il fragore delle acque del Natisone che scorrono sotto il ponte ricorderebbe l’eco della rabbia del Diavolo per essere stato ingannato. Sebbene si tratti soltanto di una suggestione folkloristica, questa immagine ha contribuito a rendere ancora più misteriosa l’atmosfera del luogo.

Gli studiosi evidenziano anche un significato simbolico della leggenda poiché il Diavolo rappresenterebbe le difficoltà e gli ostacoli imposti dalla natura, mentre l’astuzia del costruttore incarnerebbe la capacità dell’uomo di superare le sfide attraverso l’intelligenza. In questo senso, la storia non è soltanto un racconto fantastico, ma una metafora del rapporto tra comunità umana e territorio. Il ponte rappresenta quindi non solo un patrimonio materiale, ma anche un patrimonio immateriale fatto di storie, narrazioni e immaginazione collettiva.