PIETRA
di Giulia Scicchitano
Sola ti ergi –
con fosco silenzio tutto sommergi –
gettata a un crocicchio, umile fossa.
Tomba di brav’uomo o di persona losca?
Stride la nebbia il tuo ruvido sembiante,
piange la notte la tua morte furfante.
Ecate trivia ti veglia, arcigna;
guai a chi passa la soglia, è guardinga!
Tetra presenza il tuo sguarnito volto;
il viandante passa,
ti guarda, sconvolto –
pauroso, si segna:
è il posto di un morto!
Triste presagio di quello che fu,
augurio malvagio agli occhi dei più.
Silente e sfuggente, non sei poi crudele,
l’erba divora le tue spoglie nere.


