TEOGONIA
CAPITOLO 2 – IL COSMO DI URANO
di Daniele Bello
Il primo ordine universale, che i saggi denominarono Cosmo (“Armonia”), venne stabilito con le nozze di Urano e Gea.
La dea della terra, infatti, aveva generato Urano “cosparso di stelle, che tutta potesse coprirla e insieme sede fosse dei Numi del cielo sicura”; ella generò anche le alte montagne e Ponto, che è “un immane pelago, dove mai non si miete, che gonfia ed infuria”.
Secondo l’antica tradizione dei vati Urano fu il primo sovrano assoluto dell’universo; egli fecondò la Terra gettando su di essa fertili gocce di pioggia e generò la stirpe dei Titani (il nome proviene da TITE, uno degli altri nomi con cui veniva invocata la Grande Madre Terra).
Dalla dea Terra, con Urano giaciuta, nacquero dodici figli: l’OCEANO profondo, enorme fiume che circonda tute le terre emerse; MNEMÒSINE (la Memoria), TEMI (la divina Giustizia), REA, GIAPETO, CRIO, IPERIONE, TEIA, l’amabile TETI, CEO e FEBE dalla ghirlanda d’oro. Dopo di loro
il fortissimo Crono venne alla luce,
di scaltro consiglio,
fra tutti i figliuoli il più tremendo;
e d’ira terribile ardea contro il padre.
ESIODO, Teogonia, vv. 137-138
Gea ed Urano generarono anche i CICLOPI dal cuore superbo (STÈROPE, BRONTE ed ARGE), dalle forze immani e dalla grande scaltrezza nelle opere, che nelle cupe caverne dei vulcani forgiarono la folgore e il tuono. Essi erano in tutto simili agli altri dei immortali, ma avevano un solo occhio, di forma rotonda, in mezzo alla fronte.
Ed altri figliuoli nacquero alla Madre Terra e ad Urano: COTTO, GÍA, BRIARÈO, creature di somma arroganza. Cento mani protendevano terribili dalle loro spalle e cinquanta teste crescevano a ciascuno sopra le membra massicce; e forza terribile si aggiungeva al loro orrido aspetto, per cui essi furono detti CENTIMANI (o ECATONKIRI), i giganti dalle cento braccia.
Si dice che Urano prese in odio la sua spaventosa stirpe, che sprofondò nei cupi abissi del Tartaro; di ciò si dolse amaramente la sua sposa Gea, che concepì un piano per vendicarsi: ella fabbricò una grande falce magica, per tendere un agguato all’odiato marito, poi disse ai suoi discendenti:
Figli che generai da un essere senza pietà,
se volete udirmi, ora possiamo vendicare
gli affronti del padre vostro,
che ai vostri danni rivolse per primo il pensiero.
ESIODO, Teogonia, vv. 165-167
Così esclamò la dea Terra; ma tutti i suoi figli furono colti da un sacro terrore, e nessuno osò parlare. Il solo Crono si fece avanti per sostenere le ragioni di Gea e così si rivolse alla madre di tutti i numi, allietandola:
io ti prometto di compier l’impresa,
poiché nulla m’importa del mio tristo padre:
egli infatti per primo rivolse la mente a nostro danno.
ESIODO, Teogonia, vv. 171-173
Mentre Crono era nascosto, in agguato, il dio Urano bramoso d’amore giacque con la dea Terra “e si stese ovunque”; il Titano afferrò con forza la falce dai denti aguzzi, tagliò i genitali del padre e li gettò in mare: Urano il grande maledisse i suoi figli poiché essi avevano compiuto un grave misfatto e un giorno ne avrebbero dovuto pagare il fio.
Dal seme di Urano mutilato nacquero altre strane creature: le ERINNI potenti (ALETTO, TISIFONE e MEGERA), esseri alati dalla pelle nera e dai capelli tramutati in serpenti che perseguitano quanti si macchiano di colpa e di assassinio, e la stirpe dei GIGANTI, splendidi nelle loro corazze di bronzo, con lunghe lance in mano (i cui progenitori furono ALCIONE, PORFIRIO ed ENCELADO).
Tabella n. 3

I figli di Urano
I genitali di Urano, precipitati in mare, vagarono a lungo per i flutti sino a quando non giunsero presso l’isola di CITERA; dalla schiuma sorse quindi una bellissima fanciulla immortale dalle bionde chiome, ed erba crebbe sotto ai suoi piedi; i numi la chiamarono AFRODITE, la soave dea dell’amore, da sempre onorata dagli uomini e dagli immortali perché da lei promana il desiderio e il sentimento (il dolce piacere e l’affetto che governa il mondo); ma ella è conosciuta anche come CITERÈA, poiché nacque a Citera, ovvero come CÌPRIDE, perché ella approdò a Cipro.
Dopo aver vinto con l’inganno il padre, Crono prese in moglie la sorella Rea (conosciuta nel continente asiatico anche come CIBELE e invocata nella penisola italica come MAGNA MATER) e salì sul trono di un universo non ancora totalmente plasmato: cominciò così il secondo Cosmo della mitologia greca. Da quel giorno, tuttavia, il Cielo non si avvicina più alla Terra per l’abbraccio notturno.
La prima parte della Teogonia di Esiodo mostra sorprendenti analogie con la versione sulla creazione del mondo concepita dagli Antichi Egizi e narrata circa cinquemila anni fa dai sacerdoti della città sacra di YUNU, che Erodoto chiama ELIOPOLI (la Città del Sole).
Si narra, infatti, che all’inizio esisteva nell’oscurità un infinito oceano di acque primordiali che gli antichi chiamarono NU (o NUN). All’alba dei tempi, scaturì a plasmare gli elementi il creatore dell’universo: questi era ATUM (assimilato con RA, il dio del sole), il quale fece sorgere un tumulo primigenio a forma di piramide e dall’alto della sua visuale contemplò il caos.
Non esisteva il cielo, non esisteva la terra,
creai da solo tutti gli esseri.
Da un mio starnuto nacque Shu,
da uno sputo Tefnut.
Papiro di Bremner-Rhind
Il primo atto creativo aveva generato le due divinità più antiche, spesso raffigurate nell’iconografia religiosa come due leoni: SHU (che personifica il Vuoto, l’Aria) e TEFNUT (che letteralmente significa la rugiada, l’umidità dell’aria; ma i sacerdoti insegnavano che essa poteva essere identificata anche con l’atmosfera dell’oltretomba).
Dall’unione di Shu e Tefnut nacquero GEB, il dio della terra (nonché personificazione dell’Egitto stesso), e NUT, la dea del cielo. La cosmogonia eliopolitana raffigura spesso la dea del cielo piegata ad arco sopra il dio della terra, divenuto suo marito.
Dall’unione di Geb e Nut nacquero quattro figli: ISIDE, OSIRIDE, SETH e NEFTI, completando così la genealogia delle nove divinità principali (la famosa Enneade). Successivamente, per volere di Atum, i due consorti vennero separati a opera di Shu, che da allora si frappone tra terra e cielo.
Tabella n. 4

L’Enneade di Eliopoli
Gli Egizi conoscono anche altre versioni sulla nascita del mondo: secondo il clero di Menfi, Ptah era il tumulo primigenio sorto all’origine del tempo ed era per questo chiamato Ta-tenen, che in antico egizio significa “la terra che è diventata distinguibile”, ossia tutto quanto è derivato dal caos primordiale (Nu). Ptah diede quindi vita agli altri dei, compreso Atum e tutte le altre divinità dell’Enneade di Eliopoli per mezzo del cuore e della lingua. Egli è perciò presente nel cuore e nelle bocche di tutti gli dei, di tutto il bestiame e di tutti gli esseri che vivono.
La concezione della creazione ad opera di Ptah assai singolare: il potere della sua parola era tale che tutti gli esseri mortali ed immortali vennero in essere solo pronunciandone il nome. Per la prima volta nella storia del mondo il principio primo della creazione è visto come un principio intellettuale, la mente è la causa del mondo materiale. Nessuno è in grado di stabilire quanto le culture successive siano debitrici del patrimonio dei sacerdoti di Ptah; certo è che i papiri di Menfi ricordano in maniera troppo evidente la dottrina greca del Logos (il Pensiero Razionale che permea il mondo, citato da Eraclito e dagli Stoici).
La città di EL-ASHMUNEIN, dai Greci chiamata ERMOPOLI, nell’antichità fu il maggior centro di culto di THOT, il dio della sapienza che trasmise agli uomini il segreto della scrittura e dei geroglifici (per questo venne identificato con il dio greco Hermes e chiamato ERMETE TRISMEGISTO, cioè “tre volte grandissimo”). Proprio dalla città di Ermopoli proviene un altra delle grandi visioni cosmogoniche dell’antico Egitto.
Secondo il mito della creazione dell’Ogdoade (letteralmente: otto dei), l’originaria essenza dell’universo non era costituita dal solo Nu, ma da otto divinità che vivevano assieme in un perfetto equilibrio all’interno della melma primordiale: NU e HAUNET (le acque primigenie), HEH e HAUHET (la forza dell’acqua), KEK e KAUKET (l’oscurità), AMON e AMAUNET (il dinamismo occulto); ciascuna delle quattro coppie è costituita da un principio maschile, raffigurato in forma di rana (Nu, Heh, Kek e Amon), e da un principio femminile, raffigurato in forma di serpente (Haunet, Hauhet, Kauket e Amaunet).
L’equilibrio tra questi otto poteri elementari venne rotto dalla interazione tra le divinità: ci fu un’enorme esplosione da cui sorsero il sole, la terra e tutti gli esseri mortali ed immortali. Secondo i sacerdoti di Ermopoli, dunque, l’Ogdoade precede l’universo e ne rappresenta il principio primo: da essi derivarono Atum, il sole, e l’Enneade.
Successivamente, tre coppie dell’Ogdoade si estra-niarono dal processo creativo dell’universo, rimanendo immutabili ed impassibili, mentre la quarta (Amon e Amaunet) ne divenne parte integrante.
Durante il Nuovo Regno, i sacerdoti di TEBE (la nuova capitale dell’Egitto) esaltarono la figura del dio Amon, che viene visto sempre più come demiurgo e creatore nonché come una entità trascendente che esiste al di là del cielo e del più profondo degli inferi.
Se nel mito di Ermopoli Amon è solo uno degli elementi della Ogdoade, nella cosmogonia tebana egli diventa “colui che si nasconde”, un mistero la cui essenza è inconcepibile. Come essere trascendente, Amon esiste prima di ogni altra sostanza: una volta emerso da un non meglio definito uovo cosmico, egli crea la materia primitiva e l’Ogdoade di cui è comunque parte divenendo così “il Primo che fa nascere i primi”. Amon è anche l’impulso che dà inizio a quella esplosione creativa dell’intero universo. Sotto questo profilo, secondo alcune versioni, tutte le divinità (inclusa l’Enneade) non sarebbero altro che proiezioni di Amon, che però nella maggior parte dei casi è associato al dio sole per cui non è infrequente l’appellativo di AMON-RA.
Successivamente, Amon avrebbe creato il dio KHNUM, raffigurato con la testa di montone, cui viene conferito il potere regale sulla terra; nella cosmologia tebana, è Khnum il creatore degli uomini e di tutte le specie animali nonché il capostipite della stirpe dei faraoni, i reggitori dell’antico Egitto.


