IL GATTO E IL SUO MISTERO
di Antonella Astori
Il gatto… un animale così piccolo, così dolce da sembrare quasi indifeso, eppure ha una particolare posizione nella storia, amato e odiato, tenuto come un qualcosa di sacro o tenuto lontano da mille superstizioni. «Quale dono più grande dell’amore di un gatto?» affermava Charles Dickens, il celebre scrittore britannico; il suo gatto si chiamava Bob e Dickens, al momento della sua morte, fece incidere una dedica su un prezioso tagliacarte, con l’impronta della zampina come decorazione.
Coccolare il nostro fedele amico a quattro zampe e poter accarezzare il suo pelo così soffice è considerata una vera e propria terapia rilassante da utilizzare in caso di stress e di ansia.
Vi chiederete allora da cosa mi è scaturita questa recensione, perché vi voglio parlare di questo animale?
Ebbene, mi è capitato proprio in questi giorni di imbattermi nel quadro di Botero, artista definito da molti delle donne grasse ma, giustamente come dice lui, preferisce essere considerato come il pittore del volume, che in se per se era semplicemente l’esaltazione della sensualità e della vita stessa, non certo un punto provocatorio.
Questo maestro della pittura ha sicuramente uno stile tutto suo, che lo rende immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. Le sue figure esagerate non sono semplicemente gonfiate, ma rappresentano una visione del mondo intero che indaga sui temi universali come (giusto per fare qualche esempio) il potere, la sofferenza, la bellezza e sopratutto quella che è la vulnerabilità umana. Prima di parlare del quadro in questione che mi ha colpito e che mi ha fatto riflettere sulla questione di questi animali, vi volevo dare qualche informazione su Botero: egli nacque a Medellìn, in Colombia, nel 1932 e morì a Monaco nel 2023 e fu, non solo pittore, ma anche scultore. Già a soli 16 anni disegnò alcune illustrazioni per i supplementi di El Colombiano, il giornale più importante della sua città natale. Purtroppo nel 2023 fu colpito da una grave forma di polmonite; fu ricoverato in ospedale, ma preferì vivere gli ultimi suoi giorni nella sua casa di Monaco Vecchia.
Ora veniamo finalmente al dipinto di cui vi parlavo; non si tratta di quelli più conosciuti, ossia delle tele che raffigurano donne, ma bensì un gatto, anch’esso grosso (come ho già detto prima questo era il suo marchio di fabbrica!). Il titolo dell’opera è “Gatto sui tetti”.
Il gatto, dal viso un pò minaccioso, ha comunque un proprio fascino, difficile staccargli gli occhi di dosso perché è come se davvero vi fissasse e vi ordinasse di fare qualcosa per lui. Sopra i tetti del paese, egli è come se fosse il padrone, come se comandasse l’intera popolazione attraverso i suoi occhi gialli e penetranti.
Il colore ha una totale assenza di ombreggiature perché (proprio secondo Botero stesso) sporcherebbero l’idea del colore che desiderava trasmettere. E’ proprio questa freddezza che fa scomparire la dimensione psicologica e morale. Questo felino potrebbe essere un esploratore, certo, ma il suo viso la dice lunga; se andiamo ad analizzare la figura del gatto nella storia, un gatto messo in questo contesto personalmente mi fa venire i brividi.
Certo, sopra i tetti possiamo definirlo come un semplice gatto di casa, ma approfondiamo questo discorso insieme, forse non è proprio così, forse Botero aveva un lato oscuro che voleva comunicare con delle metafore? Egli ha descritto il suo personale concetto di famiglia dove gli animali domestici hanno una relativa importanza, dove il nostro fidato felino è stato infatti scelto come protagonista di molte opere. Una figura sempre presente quindi che ora andremo ad analizzare. Sappiamo per certo che il gatto è l’animale sicuramente più apprezzato nella storia e ancora oggi molti popoli lo adorano, come il Giappone (dove inizialmente però era considerato un essere malvagio e diabolico) e l’Egitto. In alcune culture addirittura è considerato portatore di sfortuna, specialmente quando attraversa la strada. Persino scrittori inquietanti come Edgar Allan Poe e Lovecraft si sono ispirati a loro per scrivere storie, fra cui “Il gatto nero” scritto nel 1843 (narra le vicende dal punto di vista di un omicida condannato a morte. L’uomo racconta di aver sempre avuto una grande passione per gli animali, tra cui Plutone, appunto un gatto nero.
Quando l’animale lo morse, un demone si impossessò di lui. Uccise la moglie e nascose il corpo all’interno di un muro, senza accorgersi però di aver murato insieme al cadavere un nuovo gatto che aveva preso per sostituire Plutone. Quando la polizia ispezionò la casa in cerca della moglie scomparsa, il gatto emise un gemito che fece scoprire il corpo della donna e arrestare l’uomo) e “I gatti di Ulthar”. Nella letteratura russa troviamo invece Bulgakov che, nel suo famosissimo romanzo “Il maestro e Margherita” descrive Behemoth, il gatto demoniaco che accompagna Satana nelle sue scorribande in una Mosca degli anni “30. Anche la poetessa polacca Szymborska ha descritto ne “Il gatto dell’appartamento vuoto” questo animale come un lutto, ferito nel più profondo dalla morte del suo padrone, che vista però dal punto di vista del felino è un atto di tradimento, ferendo la sua sensibilità.
Se invece torniamo agli antichi egizi il gatto nero è sacro, addirittura dopo la loro morte venivano mummificati proprio come l’uomo e le loro mummie venivano offerte a Bastet, la dea gatto, anche se inizialmente era la dea della guerra nel Basso Egitto. Ne sono un esempio le onoranze funebri che il principe Thutmose dispose per la propria gatta Myt, sepolta nella necropoli Menfi in un piccolo sarcofago fatto di pietra. Le iscrizioni dei geroglifici che lo decorano mettono in evidenza la trasformazione della gatta in Osiride, come si credeva avvenisse per tutte le persone defunte, e riportano ciò che la dea Iside avrebbe detto accogliendo la gatta Myt nell’aldilà:
“Io stendo le mie braccia dietro di te per proteggerti.”
Al suo interno, oltre alla mummia dell’animale, fu trovata anche una statuetta ushabti, destinata a prendere magicamente vita per aiutare il felino nelle faccende quotidiane nel mondo dei morti. Poiché i gatti domestici tendono ad avere un comportamento mite e protettivo nei confronti del padrone e della sua casa, così gli egiziani cominciarono a vedere Bastet come una buona madre, spesso raffigurata insieme a cuccioli di gatto.
Lo storico greco Erodoto così scrisse nelle sue storie:
“Se scoppia un incendio, capitano ai gatti cose prodigiose; gli egiziani, posti uno a distanza dall’altro, stanno a custodia dei gatti e non si danno cura di spegnere ciò che brucia; i gatti, insinuandosi e balzando al di là degli uomini, si gettano tra le fiamme. Avvenimenti simili provocano agli egiziani grandi lutti. Nelle case dove un gatto muore di morte naturale, tutti gli abitanti si radono solo le sopracciglia; ma nelle case dove muore un cane si radono tutto il corpo e la testa. I gatti morti sono portati in locali sacri e là sono sepolti imbalsamati, nella città di Bubastis.”
E poi ci sono i gatti a sei dita, di generazione in generazione: sto parlando dei felini di Ernest Hemingway, apparentemente discendenti da Palla di Neve, un soffice gatto bianco regalato proprio allo scrittore e sopravvissuto all’uragano Irma.
E poi conoscerete tutti sicuramente la diceria del povero gatto nero (proprio come questo di Botero di cui vi parlavo all’inizio) che porta sfortuna, perché legato al mondo delle streghe. (Fu infatti il Papa Gregorio IX a ribattezzarlo come “fedele amico delle streghe”). Ma non conoscete scommetto la leggenda britannica che dice: se un gatto nero cammina verso qualcuno porterà ad egli fortuna, ma se si allontana porterà la fortuna via con sé. Il nero comunque, nonostante tante dicerie, sembra essere il gatto più apprezzato, probabilmente perché questo colore è legato alla forza, alla magia e al mistero.
E per concludere, numerosi studi associano il felino al colore del suo mantello e dei suoi occhi, dove il nero allude simbolicamente all’idea del lutto e della morte, mentre il giallo intenso del suo sguardo, viene associato a qualcosa di innaturale e di mostruoso.
Volete sapere la mia sull’argomento gatto?
La cosa bella è sicuramente lasciarsi andare al fascino che questi amici a quattro zampe infondono su di noi, alla magia che essi stessi emanano dal loro sguardo penetrante; ricordiamoci che le superstizioni possono variare (come abbiamo visto) da cultura a cultura e che questi “credo” non hanno assolutamente alcun fondamento scientifico.


