La Soglia Oscura
Misteri,  Esoterismo e Magia

SUI VIAGGI, L’ORIENTE E LA MAGIA
Parte 1
Eleonora Carosso

Quando mi approcciai per la prima volta ai miei studi di musicologia storica, non pensavo che sarei finita a parlare di magia. Sono cresciuta con le credenze di una regione che troppo spesso viene ridicolizzata per la sua storia, il poco sviluppo e i suoi preziosi dialetti e culture; avevo quindi sviluppato un certo scetticismo ribelle (anche piuttosto scientifico) che mi permetteva di pensare di essermi evoluta e distaccata da ciò che avevo udito in gioventù. Io, infatti, ero la laureata della famiglia: quella che era partita per studiare, quella che forse un giorno ce l’avrebbe fatta.

C’è una strana ironia nella vita che, a un certo punto, ci riporta a casa; quella coincidenza che tanto piaceva a Jung e che ci lascia con un sorriso sbieco e il sapore del passato.

Correva il 2019. Laureanda all’Università di Padova, dopo aver finalmente realizzato il mio sogno di diventare musicologa e musicista a 360 gradi, decisi nuovamente di scappare dalle mie origini per proseguire con un dottorato alla N. University.

Non si sarebbe trattato di un PhD normale, perché si sarebbe svolto a cavallo di una pandemia globale: in parte a distanza, insomma più difficile del previsto. In soldoni, non riuscii a proseguire gli studi, ma la mia vita cambiò drasticamente grazie alla Prof.ssa X.

Io, d’altro canto, portavo ancora avanti la mia ricerca sulla musica dei viaggiatori e, totalmente spaesata, mi facevo carico di imparare una nuova lingua difficile come l’arabo, indispensabile per leggere i diari dei viaggiatori inglesi che annotavano le loro testimonianze sonore, molto spesso utilizzando quella lingua, per giunta trascritta in modo scorretto.

Durante una delle lunghissime videocall con la Prof.ssa X, la povera sottoscritta arrancava su un murale in arabo che riportava una musica antica di qualche beduino itinerante, mentre la Professoressa era rimasta imbambolata, con il sorrisetto sbieco.

In totale panico cercavo un modo per tradurre quei testi che non avevano un briciolo di senso; sentivo l’umiliazione e la sconfitta di non essere riuscita a fare il mio lavoro. Ma, a un tratto, lei mi fece cenno con la mano e mi disse:
“Leonora, that is no music, but a magic square!”
(Leonora, quella non è musica, ma un quadrato magico).

Fissai lo schermo come un ebete.

Pensai subito a quel quadrato italiano in cui ci siamo imbattuti un po’ tutti durante i nostri studi: Sator, Arepo, Tenet… Continuai a guardare lo schermo, aspettando che rompesse finalmente quel silenzio strano.

La Prof.ssa X mi diede un solo compito: leggere un libro per il fine settimana e ricostruire il quadrato seguendo gli esempi ritrovati.

Ad oggi penso che quella sia stata per me una vera e propria iniziazione: fu la prima volta che lessi The Magus, or Celestial Intelligencer di Francis Barrett.
Devo essere sincera: durante quel fine settimana questa autrice pensò seriamente di lasciare il PhD. Era tutto ciò contro cui avevo lottato per una vita intera: la superstizione e la pratica magica, io che volevo toccare la realtà con mano.

Non fu un processo semplice di accettazione, soprattutto perché scoprii subito che, per me, era tutto naturale. Era semplice leggere di astrologia, di piante, angeli e incantamenti; era tutto lì, nella mia mente, dentro un garage di un accumulatore seriale da cui si cerca di scappare.

Fu un weekend lungo, fatto di conti con il mio passato. La Prof.ssa X mi vide abbastanza provata il lunedì successivo e, non contenta, mi chiese di procurarmi un mazzo di tarocchi perché, a detta sua, mi avrebbe aiutata.

Così, al tramonto del 2020, non scappai più: diventai una sacerdotessa della Triplice Dea e la mia ricerca divenne un ponte tra quella che ero e ciò che sono oggi.

Dimenticavo di mostrarvi il quadrato ricostruito.

Nel mondo islamico sono conosciuti come ʿilm al-ḥurūf — la “scienza delle lettere” — ovvero la divinazione attraverso lettere, numeri o parole. L’invocazione è la seguente:

“With Him are the keys of the secret things: none knoweth them but Him: He knoweth whatever is on the dry ground or in the sea: there falleth no leaf but He knoweth it; neither is there a single grain in the dark parts of the earth, nor a green thing nor a dry thing, but it is [written] in a perspicuous book.”

Il tavolo su cui viene fatta la divinazione è chiamato zā’irja ed esegue l’invocazione per tre volte prima di puntare il dito, annotando la lettera di riferimento e la quinta. Non viene specificato se si segua la linea orizzontalmente oppure verticalmente.

Prima della dimostrazione del quadrato magico si accenna a un’invocazione estrapolata da un verso del Corano. Per decifrarlo, è possibile che le lettere costituiscano la continuazione del verso, oppure il verso stesso riportato separando le varie lettere fino a formare il testo prescelto dal mago che praticava il rito.

Per Barrett il quadrato era l’energia dei pianeti e il suo ordine cosmico, ma anche un sigillo potente, che incastona le parole sui suoi supporti (spesso di metalli preziosi o non, collegati al pianeta). In questo caso, il nostro quadrato non è planetario, ma di divinazione alfabetica che riporta la parola del Corano, quasi fosse un mezzo-sigillo per ottendere le risposte che il mago cercava. Io cercavo musica, ma quella che si è palesata ai nostri occhi non era altro che una partitura magica (difatti quadrato in arabo significa armonia awfāq).

Nel versetto del Corano che ho riportato in inglese Corano 6:59 (Sura al-Anʿām), si fa cenno alle chiavi di Dio per ciò che non è possibile vedere, come possiamo accedervi a questa conoscenza, ma che per ultima rimarrà sempre al più potente e inaccessibile, Dio stesso.

Comincia quindi la nostra avventura del viaggiatore inglese ghiotto di magia ed esoterismo orientale, con il quale spero di riportarvi a casa, proprio come lui ha fatto con me. Vi parlerò dei demoni della sabbia, di erbe e rimedi miracolosi e di superstizioni di un Egitto antico e moderno.