TEOGONIA
CAPITOLO 7 – IL DILUVIO E L’ORIGINE DEGLI ELLENI
di Daniele Bello
1. I Pelasgi
Riferiscono gli antichi poeti e i dossografi dell’Ellade che un tempo regnava sul Peloponneso un sovrano di nome PELASGO, che alcuni riferiscono essere figlio di Zeus e di NIOBE,figlia a sua volta di FORONEO, un altro re ancestrale; Esiodo sostiene invece che egli nacque direttamente dalla Terra stessa e che da lui tutti gli antichi abitanti dell’Ellade presero il nome di Pelasgi.
Il figlio di Gea ebbe in sposa MELIBEA, figlia di Oceano (ovvero, secondo altri, la ninfa CILLENE) ed ebbe un figlio maschio cui venne dato il nome di LICAONE, che divenne re di tutta l’Arcadia e generò cinquanta figli.
Licaone e la sua discendenza erano famosi per la loro superbia e la loro empietà; si racconta che, un giorno, Zeus volle metterli alla prova: si travestì da mendicante e andò da loro. Essi gli diedero ospitalità, ma tentarono di ucciderlo nel sonno poi sgozzarono un bambino del paese (ovvero, secondo altre versioni, un ostaggio), mescolarono le sue viscere alle carni del sacrificio e gliele offrirono come pasto. Disgustato, Zeus rovesciò la tavola, proprio nel luogo che ancora adesso si chiama TRAPEZUNTE, fulminò Licaone e i suoi figli, tranne NITTIMO, il più piccolo, perché Gea lo fermò, prendendogli la mano destra e calmando la sua ira.
Secondo quanto ci riferisce il poeta latino Ovidio nelle sue Metamorfosi, invece, il figlio di Crono trasformò Licaone in una fiera:
La veste si muta in un vello, le braccia in zampe;
diventa lupo e mantiene le tracce dell’antico aspetto.
Ovidio, Metamorfosi, Libro I, vv. 236-237
Nittimo, unico discendente della casata salì al trono, ma non poté godersi il regno perché di lì a poco il padre di tutti gli dei convocò un concilio di tutti gli immortali e decise di estirpare la razza umana.
2. Il Diluvio
Zeus era già al punto di scagliare i suoi fulmini su tutta la terra, quando lo colse il timore che l’etere sacro potesse incendiarsi con tutto quel fuoco; allora, si deposero le armi fabbricate dai Ciclopi e si decise una pena diversa: annientare il genere umano nei flutti, rovesciando un diluvio da tutto il cielo.
Senza indugio Eolo, il dio dei venti, liberò il vento Noto; questi svettò sulle sue ali e con tutta la mano premette le nubi sospese: subito scoppiò un fragore e scrosciò fitta la pioggia dal cielo.
Ma l’ira di Zeus non si limitò al cielo: Poseidone, l’azzurro suo fratello, convocò i mari ed i fiumi alla sua reggia:
«Non è tempo di perdersi in lunghe esortazioni»,
dice. «Scatenate le vostre forze: questo è il compito
assegnato. Spalancate le chiuse e, rimossi gli ostacoli,
lanciate le vostre correnti a briglia sciolta».
Ovidio, Metamorfosi, Libro I, vv. 277-280
Poseidone, col suo tridente percosse la terra; straripando, i fiumi eruppero in aperta campagna e travolsero seminati, piante, greggi, uomini, tetti e santuari con le immagini sacre.
Anche se qualche casa rimane, reggendo a tanta furia
senza crollare, l’acqua superandola ne sommerge la cima
e le torri spariscono strette nella morsa dei gorghi.
Ormai non c’è più divario tra mare e terra:
tutto è mare, un mare privo d’approdi.
Ovidio, Metamorfosi, Libro I, vv. 288-292
Con stupore le Nereidi guardavano boschi, città e case finire sott’acqua; la furia sfrenata del mare ormai copriva le alture e i flutti (cosa mai vista) si frangevano contro i picchi dei monti.
Tutti gli uomini vennero distrutti, tranne quei pochi che erano fuggiti sulle cime più alte dei monti. Le montagne della Tessaglia restarono isolate e tutte le regioni fuori dall’Istmo e dal Peloponneso vennero sommerse dalle acque.
Una delle leggende più note della mitologia di tutti i tempi è quella del Diluvio Universale, presente in molte culture anche molto distanti tra di loro; nessuno sa se, in realtà, il mondo sia stato in effetti ricoperto completamente da un oceano d’acqua a causa di un disastro naturale o se gli uomini abbiano semplicemente voluto ricordare in questo modo una terribile inondazione di portata immane.
Le prime testimonianze di questo mito ancestrale risalgono all’epoca dei Sumeri; le tavolette di argilla più antiche rinvenute nelle antiche biblioteche della Mesopotamia ci raccontano delle imprese di Utnapištim, il progenitore dell’umanità che durante il Diluvio riuscì a mettere in salvo sé e la propria famiglia, assieme a tutte le specie di animali che oggi popolano il mondo.
Fu Gilgameš, re di Uruk, a giungere nel regno dei morti e ad ascoltare direttamente dalla bocca di Utnapištim le vicende del diluvio, che il sovrano si preoccupò di mettere per iscritto non appena tornato in patria.
Alle prime luci dell’alba
Venne dall’orizzonte una nube nera;
tuonava da dentro,
là dove viaggiava Adad, signore della tempesta
[…]
Poi sorsero gli dei dell’abisso:
Nergal divelse le dighe dell’acqua sotterranea,
Ninurta dio della guerra abbatté gli argini
e i sette giudici degli Inferi, gli Anunnakkū,
innalzarono le loro torce.1
Più nota al lettore moderno è la storia contenuta nella ‘Genesi’ biblica, che racconta della storia di Noè e della sua famosa Arca2, che qui si riporta integralmente:
“Genesi 6
1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. 3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi. 5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. 6 E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti». 8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. 9 Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet. 11 Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza. 12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. 13 Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. 14 Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. 15 Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. 16 Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. 17 Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. 18 Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. 19 Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. 20 Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. 21 Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro». 22 Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
Genesi 7
1 Il Signore disse a Noè: «Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione. 2 D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina. 3 Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra. 4 Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto». 5 Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato. 6 Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. 7 Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. 8 Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo 9 entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè. 10 Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; 11 nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. 12 Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. 13 In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli: 14 essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. 15 Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita. 16 Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui. 17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra. 18 Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. 19 Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. 20 Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto. 21 Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. 22 Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì. 23 Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca. 24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
Genesi 8
1 Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. 2 Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; 3 le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. 4 Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. 5 Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. 6 Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. 7 Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. 8 Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; 9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. 10 Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca 11 e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12 Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. 13 L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. 14 Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta. 15 Dio ordinò a Noè: 16 «Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. 17 Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa». 18 Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli. 19 Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca. 20 Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. 21 Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. 22 Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno».
Genesi 9
1 Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra. 2 Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere. 3 Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe. 4 Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. 5 Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello. 6 Chi sparge il sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l’uomo. 7 E voi, siate fecondi e moltiplicatevi, siate numerosi sulla terra e dominatela». 8 Dio disse a Noè e ai sui figli con lui: 9 «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con i vostri discendenti dopo di voi; 10 con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca. 11 Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra». 12 Dio disse: «Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne. 13 Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra. 14 Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi 15 ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e tra ogni essere che vive in ogni carne e noi ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne. 16 L’arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra». 17 Disse Dio a Noè: «Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra». 18 I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan. 19 Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra. 20 Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. 21 Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. 22 Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. 23 Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto. 24 Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore; 25 allora disse: «Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli!». 26 Disse poi: «Benedetto il Signore, Dio di Sem, Canaan sia suo schiavo! 27 Dio dilati Iafet e questi dimori nelle tende di Sem, Canaan sia suo schiavo!». 28 Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni. 29 L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì”.
3. Deucalione e Pirra
Prometeo, il Titano indomabile, aveva avuto un figlio, cui venne dato il nome di DEUCALIONE; questi sposò PIRRA, figlia a sua volta di Epimeteo e Pandora, la prima donna. Quando Zeus decise di far scomparire la stirpe umana, Deucalione su consiglio del padre costruì una imbarcazione e vi salì insieme alla moglie Pirra. Quando dal cielo si riversò la pioggia infinita, la navicella del figlio di Prometeo navigò in balìa del mare per nove giorni e nove notti: alla fine approdò sul monte Parnaso (nella regione della Focide), le cui vette sovrastavano le nuvole; una volta sbarcati, Deucalione e Pirra invocarono le ninfe, gli dèi dei monti e la dea Temi, che predice il destino e che allora lì teneva oracoli.
Zeus, quando vide il creato ridotto a un mare d’acque stagnanti e di tante migliaia d’uomini due soli superstiti, innocenti e devoti agli dei, squarciò le nubi e, dispersi con il vento gli uragani, mostrò di nuovo al cielo la terra e alla terra il cielo.
Cessò la furia del mare e, deposto il suo tridente,
il dio degli oceani rabbonì le acque, chiamò l’azzurro Tritone
[…]
Calano i fiumi e rispuntare si vedono i colli,
il mare riacquista un lido e gli alvei raccolgono i torrenti in piena;
emerge la terra, ricresce il suolo col decrescere delle acque,
e dopo giorni e giorni mostrano le loro cime spoglie
i boschi, coi rami ancora avvinti da residui di fango.
Ovidio, Metamorfosi, Libro I, vv. 330-347
Deucalione e Pirra si accostarono insieme alla corrente del Cefiso, che, pur non ancora limpida, già fluiva nel suo letto. Attinta un po’ d’acqua, la spruzzarono sulle vesti e sul capo; quindi volsero i passi verso il santuario della dea Temi e chiesero come poter rimediare alla rovina della stirpe umana. Commossa la dea sentenziò:
«Andando via dal tempio
velatevi il capo, slacciatevi le vesti
e alle spalle gettate le ossa della grande madre».
Ovidio, Metamorfosi, Libro I, vv. 381-383
Lungo fu il loro smarrimento dei due sposi; poi il figlio di Prometeo esclamò: «O io m’inganno o giusto è l’oracolo e non c’induce in sacrilegio. La grande madre è la terra; per ossa credo intenda le pietre del suo corpo: queste dobbiamo noi gettarci alle spalle». I due coniugi s’incamminarono, velandosi il capo e sciogliendo le vesti: essi lanciarono pietre alle loro spalle e i sassi cominciarono a perdere la loro rigida durezza, ad ammorbidirsi e a prendere forma.
E in breve tempo, per volere degli dei, i sassi scagliati dalla mano di Deucalione assunsero l’aspetto di uomini, mentre dai lanci di Pirra nacquero donne. È da allora che i popoli hanno preso per metafora il loro nome (laos) dalla pietra (laas).

La stirpe di Deucalione e Pirra
Deucalione e Pirra ebbero alcuni figli. Il primo fu ELLENO; poi nacque ANFIZIONE, che ereditò il regno dell’Attica; e terza fu PROTOGENIA.
Elleno diede il suo nome ai popoli che da quel giorno furono chiamati Elleni e dai Romani vennero poi denominati Greci; egli generò i figli DORO, XUTO ed EOLO. Xuto sposò CREUSA, la figlia di ERETTEO, ed ebbe i figli ACHEO e IONE, che diedero il loro nome agli Achei e agli Ioni. Doro invece ricevette tutta la regione di fronte al Peloponneso, i cui abitanti vennero chiamati Dori dal suo nome. Eolo poi regnò sul territorio intorno alla Tessaglia, e chiamò Eoli i suoi sudditi.
4. La stirpe di Eolo
Eolo ebbe in sposa ENARETE, figlia di DEIMACO, che gli diede sette figli maschi (CRETEO, SISIFO, ATAMANTE, SALMONEO, DEIONE, MAGNETE, PERIERE) e cinque figlie femmine (CANACE, ALCIONE, PISIDICE, CALICE E PERIMEDE).
Della loro discendenza sarà necessario occuparsi, in quanto dalla stirpe di Eolo derivarono molte delle famiglie reali degli Elleni.

La stirpe di Eolo (1)
Occorre, innanzi tutto, dare conto delle figlie di Eolo: Canace si unì a Poseidone ed ebbe vari figli tra cui Aloeo. Questi sposò Ifimedia, ma di lei si era innamorata di Poseidone, che la sedusse; nacquero due maschi, OTO ed EFIALTE (noti, in seguito, anche come gli “Aloadi”). Ogni anno i due ragazzi crescevano un cubito in larghezza e una tesa in altezza; quando ebbero nove anni – raggiunta la stazza di nove cubiti in larghezza e nove tese in altezza – decisero di muovere guerra agli dei Olimpi. Accatastarono il monte Ossa sul Pelio, minacciando di arrampicarsi per queste montagne sino a raggiungere il cielo. In più, Efialte voleva prendere Hera e Oto si era invaghito di Artemide. Con questi intenti, i due fratelli catturarono Ares, ma Hermes riuscì a liberarlo di nascosto. Artemide intanto attirò gli Aloadi a Nasso e li uccise con un inganno: trasformatasi in cerva, infatti, balzò in mezzo a loro, e i due fratelli tirarono entrambi la loro lancia per colpirla, uccidendosi a vicenda.
Calice ebbe come figlio ENDIMIONE: la sua bellezza era prodigiosa, tanto che la dea della luna Selene s’innamorò di lui. Zeus gli concesse di scegliere quello che voleva: Endimione scelse di dormire per sempre, restando immortale ed eternamente giovane. Da una ninfa Endimione ebbe il figlio ETOLO, che uccise Api, figlio di Foroneo (di cui si parlerà a proposito della stirpe di Inaco), e per questo riparò nella regione che da lui prese il nome di Etolia.
Etolo generò PLEURONE e CALIDONE, che diedero il loro nome alle due omonime città dell’Etolia. Pleurone ebbe come figlio AGENORE, da cui discesero DEMONICE (che ebbe da Ares il figlio TESTIO) e PORTAONE, il quale ebbe cinque maschi, tra cui OINEO, e una femmina, STEROPE, la quale dicono che si unì ad Acheloo e generò le Sirene. Oineo, divenuto re di Calidone, fu il primo a ricevere da Dioniso una pianta di vite. Si sposò con ALTEA, figlia di Testio, e generò DEIANIRA, futura sposa di Eracle, e Meleagro, di cui si parlerà a proposito della caccia al cinghiale calidonio; egli ebbe anche il figlio TIDEO, che andò in esilio e giunse ad Argo, alla corte di Adrasto, e ne sposò la figlia Deipile: dal loro matrimonio nacque il figlio Diomede.
Quanto ai figli maschi di Eolo (CRETEO, SISIFO, ATAMANTE, SALMONEO, DEIONE, MAGNETE, PERIERE), occorre dire che Atamante regnò sulla Beozia ed ebbe da NEFELE il figlio FRISSO e la figlia ELLE; poi sposò INO, dalla quale ebbe LEARCO e MELICERTE; di lui si tratterà più diffusamente a proposito della leggenda degli Argonauti.
Sisifo fondò la città di Efira (in seguito chiamata Corinto) e sposò Merope, figlia di Atlante. Dal loro matrimonio nacque Glauco, che a sua volta ebbe come figlio BELLEROFONTE, l’eroe che uccise la Chimera. Sisifo sconta le sue colpe nel Tartaro, per aver tentato di imprigionare la dea Thanatos (la Morte); egli deve far rotolare un’enorme pietra, spingendola in salita con le mani e con la testa: ma una volta riuscito a spingere il masso, questo poi rotola sempre indietro.
Deione regnò sulla Focide, mentre Periere occupò il territorio di Messene e sposò Gorgofone, figlia di Perseo.
Magnete sposò una ninfa delle Naiadi ed ebbe da lei i figli Polidette e Ditti, che colonizzarono Serifo.

La stirpe di Eolo (2)
Salmoneo si stabilì prima in Tessaglia, poi giunse in Elide e vi fondò una città. Era un uomo tracotante, che voleva paragonarsi a Zeus, ma per questa sua empietà fu duramente punito. Salmoneo proclamava di essere un dio ed aveva imposto che a lui fossero dedicati sacrifici; Zeus, indignato, lo incenerì con il suo fulmine.
Tiro, figlia di Salmoneo, venne allevata da Creteo, fratello di Salmoneo. Poseidone si unì alla fanciulla, che partorì di nascosto due gemelli, e li espose. Mentre giacevano così abbandonati, passarono di lì per caso dei guardiani di cavalli, e una cavalla colpì con lo zoccolo uno dei due gemelli, lasciandogli sul viso una macchia scura. Uno dei mandriani prese con sé i bambini e li allevò: quello che aveva la macchia scura (pelios) venne chiamato PELIA, e l’altro NELEO. Tra i due fratelli poi scoppiò una contesa; Neleo dovette andare in esilio e si recò a Messene, dove fondò la città di Pilo; quando Eracle venne ad assediare Pilo, egli uccise Neleo e tutti i suoi figli, tranne NESTORE, che ereditò il trono.
Pelia si stabilì in Tessaglia e sposò ANASSIBIA, figlia di BIANTE; da lei ebbe un figlio, ACASTO, e quattro femmine.
Creteo fondò la città di Iolco e sposò Tiro, la figlia di Salmoneo, dalla quale ebbe i figli ESONE (che ereditò il regno), AMITAONE e FERETE. Amitaone visse a Pilo e ebbe i figli BIANTE e MELAMPO, il famoso indovino. Ferete fondò la città di Fere in Tessaglia, e generò ADMETO, che ebbe in sposa la celebre ALCESTI, figlia di Pelia.
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1 Anonimo, L’epopea di Gilgamesh, ibidem, p. 137.
2 In realtà, l’anonimo redattore dei capitoli sul Diluvio Universale fonde, in un unico testo, due tradizioni diverse In una di esse, il nome del dio creatore viene denominato Yahweh, mentre in altri testi all’unica divinità viene dato il nome di Elohim. L’anonimo compilatore dei testi biblici (forse il gran sacerdote Esdra, ma non è escluso che più mani abbiano contribuito alla stesura finale) ha cercato di conciliare tutte le varie tradizioni in un testo coerente, non senza farsi sfuggire qualche “sbavatura”.


