IL PAESE INNOMINABILE: TRA SUPERSTIZIONE, MAGIA E REALTÀ
di Antonella Astori
Ebbene, oggi vi parlerò di Colobraro, un piccolo borgo della Basilicata, in provincia di Matera, arroccato su uno sperone roccioso che domina la valle del Sinni. È conosciuto in tutta la regione come il paese che porta sfortuna, tanto che molti preferiscono chiamarlo semplicemente “chille paise”, ovvero “quel paese”, evitando perfino di pronunciarne il nome.
Questa fama deriva da una leggenda nata negli anni Quaranta. Si racconta infatti che il podestà di Colobraro, Biagio Virgilio, durante un discorso tenuto a Matera, per rafforzare la propria credibilità, abbia pronunciato una frase destinata a entrare nella storia locale: «Se non sto dicendo la verità, che possa cadere questo lampadario». Secondo la tradizione popolare, il lampadario cadde davvero, dando origine alla reputazione di paese della iella.
Da quel momento le superstizioni si moltiplicarono e, per timore di attirare la malasorte, molte persone iniziarono a evitare perfino di nominarne il nome. Anche l’etimologia contribuì ad alimentare il mistero: secondo l’interpretazione più diffusa, il toponimo deriverebbe dal latino colubrarius o colubrarium, cioè “luogo di serpenti”. Un’origine certamente poco rassicurante, almeno nell’immaginario popolare.
Eppure Colobraro è un luogo affascinante dal punto di vista paesaggistico. Sorge a circa 630 metri di altitudine, immerso in una natura ancora in gran parte incontaminata, e offre splendide vedute sulla valle del Sinni. Un tempo era un piccolo centro rurale, raggiungibile attraverso strade tortuose e spesso difficili da percorrere, soprattutto con le automobili dell’epoca, che non di rado accusavano guasti o forature lungo il tragitto.
Negli anni Cinquanta l’antropologo Ernesto De Martino si interessò alle credenze magiche della Lucania, cercando di comprendere il rapporto tra il mondo contadino e le pratiche del magismo popolare. «Non è difficile aprire la nostra coscienza alla comprensione del magismo», scrisse nei suoi studi. Affascinato dalle figure delle masciare, le presunte streghe della tradizione lucana, attraversò più volte queste terre raccogliendo testimonianze, riti e racconti che confluirono nel suo celebre volume Sud e magia.
Quando giunse a Colobraro, il paese gli apparve insolitamente silenzioso. Nelle pagine del suo libro descrisse un borgo quasi deserto, con le imposte chiuse e le strade vuote. Proprio questa descrizione contribuì ad accrescere ulteriormente l’alone di mistero che già circondava il paese. Nei racconti popolari che seguirono, una serie di coincidenze e piccoli incidenti avvenuti durante quelle ricerche finirono per rafforzare la reputazione di luogo sfortunato, alimentando articoli di giornale dal tono sensazionalistico che lo definirono il “paese che porta male”.
Attorno a Colobraro si svilupparono anche numerose storie legate alle masciare, donne alle quali la tradizione attribuiva poteri magici e la capacità di lanciare il malocchio. Tra le figure più note vi è quella di Maddalena La Rocca, spesso citata come una strega lucana. Nel tempo, tuttavia, sono emersi dubbi e controversie sull’attendibilità di alcune ricostruzioni fotografiche e giornalistiche dell’epoca, con testimonianze familiari che hanno contestato diverse informazioni diffuse negli anni.
La fama del borgo continuò a crescere e si racconta che perfino chi cercava di sfatare la leggenda finisse per esserne coinvolto. Una delle storie più note riguarda l’avvocato Biagio Virgilio, che avrebbe tentato di dimostrare l’infondatezza delle superstizioni locali, finendo però vittima di un incidente automobilistico. Come spesso accade con le leggende popolari, il confine tra realtà e racconto orale rimane difficile da stabilire.
Oggi, però, Colobraro ha trasformato quella che per molti anni fu una cattiva fama in una vera risorsa culturale e turistica. Il borgo ha scelto di valorizzare il proprio folklore attraverso l’evento “Sogno di una notte a quel paese”, uno spettacolo teatrale itinerante che anima vicoli e piazze del centro storico durante l’estate. Tra personaggi della tradizione, racconti di magia e antiche superstizioni, i visitatori vengono coinvolti in un percorso suggestivo che celebra l’identità del luogo. All’inizio della visita viene perfino consegnato un piccolo amuleto portafortuna, il celebre Cingijòk.
Insomma, Colobraro è uno di quei luoghi in cui storia, leggenda e folklore si intrecciano fino a diventare inseparabili. E allora, per usare una frase che sembra perfetta per l’occasione: non ci credo… ma se fosse vero? Se avete abbastanza coraggio, fateci un salto. E magari, per sicurezza, non dimenticate l’amuleto!


