MEMORIE DI UN’ALTRA VITA: IL CASO OMM SETI
di Antonella Astori
È capitato spesso di sentire notizie di individui con un passato alquanto misterioso, e per passato intendo dire una vita precedente a quella che sta vivendo nel presente. Storie davvero incredibili da raccontare, sebbene non manchino quelli che a dir loro sono solo bugie e racconti per farsi notorietà. Il concetto di reincarnazione è da sempre presente nella letteratura dell’uomo, soprattutto se ci addentriamo nel mondo della religione induista, buddista e giainista. Attorno alla reincarnazione ruotano e prendono vita il pensiero di antichi filosofi come Socrate e Platone, in quelli più vicini al nostro tempo come Giordano Bruno e Schopenhauer.
Come, ad esempio, la storia che vi vado a raccontare di Dorothy Louise Eady custode di fatti inspiegabili che si è lasciata dietro. Nata in un quartiere a sud di Londra nel 1904, esattamente a Blackheath, essa era praticamente sicura di essere la reincarnazione di una sacerdotessa di Iside vissuta nell’Egitto dei Faraoni nel 1300 A.C. con fatti sorprendenti assolutamente documentati.
Quando tutto questo accadde Dorothy aveva solo tre anni, quando precipitò da una scala e fu dichiarata morta dal medico di famiglia. Quando però il dottore tornò con l’infermiera per preparare la sepoltura, la bambina era viva e in perfette condizioni. La cosa strana fu quando Dorothy cominciò a dire di voler essere riportata a casa sua, nella sua vera casa e fece anche strani sogni dove i protagonisti erano antichi sacerdoti e sacerdotesse, faraoni, piramidi, templi, sfingi, personaggi e località dell’antica Terra del Nilo. Quando con la famiglia visitò il British Museum, nella Capitale inglese, nella galleria egizia essa cominciò a baciare i piedi delle statue, si attaccò ai cofani delle mummie e gridava con una voce che non era la sua, ma più vecchia e strana: “C’è la mia casa. Dove sono gli alberi? Dove sono i giardini?”. Diceva che voleva essere lasciata lì con la sua gente. Quando le mostrarono la fotografia del tempio costruito da Seti I la bambina affermò che il tempio era la sua vera casa e sosteneva di aver conosciuto lo stesso Seti, faraone della XIX dinastia risalente al secondo millennio A.C., dichiarando che fu un uomo gentile. Affermò: “Una notte, mentre dormivo, mi ritrovai quasi sveglia per uno strano peso che sentivo sul petto. Mi svegliai del tutto e vidi un uomo chino su di me. Riconobbi il volto che avevo visto anni prima in fotografia, quello di Seti. Gridai, ero sconvolta, terrorizzata, ma nello stesso tempo sentivo in me una grande gioia. Lo ricordo come se fosse successo ieri, ma è difficile spiegarlo”.
Le cose andarono avanti fino ad assumere un’ulteriore piega, quando la bambina una notte si alzò dal letto in stato di trance e si mise a scarabocchiare dei geroglifici. Alla fine, furono 70 i fogli scritti dove riportava il contenuto delle sue visioni. Crescendo imparò persino a leggerli, dicendo che richiamava alla mente ciò che in realtà lei già sapeva.
Negli anni 30 conobbe un giovane studente egiziano, Imam Abdel Maguid, e se ne innamorò, lo sposò e andò a vivere con lui in Egitto, ebbero un figlio che chiamarono Seti e per tanti anni lavorò come assistente alle ricerche archeologiche, fino a che divorziò. (Il marito si doveva trasferire in Iraq perché aveva accettato un incarico di insegnante, ma lei non voleva assolutamente spostarsi da dove era). Dopo essere divenuta mamma prese a farsi chiamare Omm Seti, ovvero “madre di Seti”, com’era il costume egiziano di rivolgersi alle donne per le quali non era ben accettato che le si chiamasse con il loro nome di battesimo. Ad un certo punto della sua vita si trasferì in un villaggio nei pressi delle Piramidi di Giza e cominciò a fare visite frequenti ad Abido, luogo dei suoi sogni, dove si trovava proprio il tempio di Seti I. Qui viveva tanti dei suoi momenti come un dejà vu e vi si trasferì definitivamente nel 1956; morì a El Araba El Madfuna, nei pressi di Abido, nel 1981, sepolta in una tomba anonima dove solo in seguito vennero incisi il nome di nascita e il soprannome di Omm Sety. Non ebbe più dubbi a quel momento. Ella era la reincarnazione della sacerdotessa Bentreshyt (figlia di una venditrice di ortaggi e di un soldato durante il regno di Seti I) una giovane sacerdotessa di Abido che, sotto la pressione delle autorità, si sarebbe tolta la vita a soli quattordici anni per non svelare l’identità dell’uomo che amava e col quale avevo rotto il voto di castità al quale era tenuta. Oltretutto non ebbe difficoltà a dare prova di questo, ad esempio parlando di un giardino che ormai non era più esistente ma che, con dovuti studi e scavi, riportarono alla luce. O come quando alcuni archeologi la spinsero ad avventurarsi all’interno del tempio di Seti I, (che la donna affermava di conoscere perfettamente) di notte, da sola e completamente al buio. La donna, risoluta come se davvero fosse stata lì dentro altre mille volte, incominciò a camminare e si diresse senza esitazione verso la cappella di Amon, sbalordendo anche i più scettici.
Sono tante le testimonianze di reincarnazioni, alcune anche se con poche spiegazioni fornite dalla scienza ufficiale. Esistono diverse interpretazioni date da diverse persone paranormali e molto ci sarebbe comunque da dire in merito. Non ci resta che crederci o meno.


