La Soglia Oscura
Racconti

OBLIO
di Simon Smeraldo

Non era possibile definirla in alcun modo.
Era come un’immensa, sterminata ombra che sembrava strisciare nello spazio, e si muoveva lentamente – oh, così lentamente, verso la Terra. Era stata vomitata dalle più insondabili profondità dello spazio siderale; era stata eruttata dagli ignoti e spaventosi abissi dei più lontani recessi del cosmo – là dove tutto è solo tenebrosa oscurità, caligine perpetua non visitata da alcuna luce. Quella voragine di nerezza totale ospitava visioni di cose orrende, di fronte alle quali anche gli dèi più potenti ammutolivano, e persino le furiose Erinni si ritraevano terrorizzate. Le orgogliose costellazioni distoglievano lo sguardo al suo passaggio, dimentiche di scandire il passaggio degli ordinati flussi cosmici. Nessuna definizione poteva accompagnare appropriatamente l’orrore che essa traeva con sè come uno strascico infernale.
Solo il perno del cosmo, Sirio, restò immobile, intoccato dall’oltraggio supremo della nera maledizione: nulla poteva distoglierlo dalla sua vocazione di guardiano dei destini universali.
Lentamente, gradualmente, essa avvolse l’atmosfera del pianeta azzurro e la infettò con la sua maligna e terrificante aura di buio: un’oscurità che non si coglieva con la vista, poiché rimaneva sospesa dietro la percezione dei sensi, un raggio maligno che la mente non coglieva consciamente: esso però dominava l’immaginario suggerendo forme e modi di essere ripugnanti ammantati di falsa spontaneità.
Gli esseri incorporei che la popolavano, e che traevano magro nutrimento dalla sua materia oscura, avevano fatto bene i loro calcoli.
Ecco laggiù quel corpo celeste che roteava placidamente su se stesso colmando invisibili sfere di armonia e di silente musica stellare, ambito retaggio di ere di cui si era persa da tempo la memoria; la sacra matematica che era stata la base per la sua formazione ad opera di enti innominati e benevoli ne stabiliva i confini e i funzionamenti regolari senza eccepire di una virgola.
Non perfezione, ma fertile disposizione verso una maggiore intimità con lo spirito ignoto che aleggia nel cosmo. Il resto non è possibile riferirlo: l’universo conserva gelosamente i suoi segreti, quelli che accompagnano le ere, che si dilatano negli interminabili eoni, e che indugiano sulle mirabili sponde degli infiniti non-luoghi, custodi del mistero ineffabile del Tutto.
Là, sul pianeta azzurro, la giovane razza umana apprendeva a ricordare, a risalire la corrente che l’aveva scaraventata in un remoto limbo i cui contorni erano sfocati come il fievole lavorio della mente. Grande era lo sforzo, titanico l’impegno di restituire a se stessi l’antica sovranità perduta degli uomini. Fra mille pericoli e minacce sempre incombenti lentamente l’entità umana si stava rimettendo in cammino verso l’unica direzione in cui era possibile dirigersi.
Ma ecco che sui terrestri incombeva una minaccia invisibile e tremenda. Il suo nome? Oblio.