GLI EROI DELL’ANTICA GRECIA – BELLEROFONTE
di Daniele Bello
Capitolo 4
1.
La nostra storia inizia con il progenitore della stirpe del popolo degli EOLI; figlio di ELLENO e discendente di DEUCALIONE, quando EOLO morì, suo figlio SALMONEO usurpò il trono della Tessaglia al fratello SISIFO, che sarebbe stato il legittimo erede.
Sisifo si rivolse allora all’oracolo di Delfi, che gli consigliò di sedurre la nipote per avere la sua vendetta. Il figlio primogenito di Eolo conquistò allora Tiro, figlia di Salmoneo, che partorì due bambini: ma la donna venne a sapere della profezia e, risentita, uccise i figli nati dalla loro relazione quando erano ancora in tenera età.
Sisifo si presentò allora nella piazza del mercato di Larissa e, intentata una falsa accusa contro Salmoneo, riuscì a farlo esiliare. Secondo un’altra versione, invece, egli dovette rinunciare al trono tessalico e si recò nel Peloponneso, dove fondò la città di CORINTO (anticamente chiamata EFIRA).
Poiché la regione era molto arida, Sisifo cercava di risolvere in tutti i modi il problema della penuria d’acqua; nei pressi della rocca di Corinto, il figlio di Eolo vide Zeus in compagnia di una bella ninfa: EGINA, figlia del dio fluviale ASOPO.
Tempo dopo, Asopo si presentò allora al re di Corinto nelle sembianze di un vecchio, e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse che l’aveva vista, ma non rivelò subito chi l’aveva rapita: chiese, in cambio dell’informazione, una fonte d’acqua per la sua città. Asopo promise che gli avrebbe dato la fonte, così Sisifo rivelò che la ninfa era stata rapita da Zeus. Soddisfatto, Asopo fece dono al re di una sorgente perenne detta Pirene.
Quando Zeus venne a sapere che Sisifo aveva rivelato della sua passione con Egina, andò su tutte le furie; ordinò allora a suo fratello Ades di mandare THANATOS, la dea della morte, per catturare Sisifo e rinchiuderlo così nel Tartaro (l’inferno dell’oltretomba ellenico). Quando Thanatos giunse a casa del re di Corinto, questi la fece ubriacare e la legò con pesanti catene di ferro, imprigionandola.
La circostanza non poteva non gettare tutti gli dei nel panico, perché – con la trista dea della morte catturata – nessuno dei mortali giungeva più al trapasso nel momento stabilito. Il dio Ares, quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno, si mosse per prendere Sisifo e, liberata Thanatos, lo condusse nel Tartaro.
Sisifo, tuttavia, aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo, per cui egli ebbe motivo per protestare con gli dei dell’empietà della moglie. Persefone, moglie di Ades, decise di farlo ritornare sulla Terra per tre giorni, per imporre alla moglie i riti funebri. Sisifo tornò nel mondo dei vivi, ma non obbligò la moglie a seppellirlo: così gli dei inviarono Hermes per catturarlo e riportarlo negli Inferi.
Altre versioni riferiscono che Sisifo avesse ricevuto la possibilità di ritornare nel mondo dei vivi da Ades; il re di Corinto non tenne fede al patto sancito con la divinità degli inferi e rimase nel mondo dei viventi. La morte però sopraggiunse naturalmente.
Come punizione per la sagacia dell’uomo che aveva osato sfidare gli dei, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l’eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare da capo la sua fatica.
2.
Sisifo fu il progenitore di una stirpe di famosissimi eroi. Secondo Omero, egli generò GLAUCO, che fu il padre del prode BELLEROFONTE1.
Alle spalle di Argo ricca di cavalli sorge la città di Efira;
qui visse Sísifo, che era il più astuto degli uomini,
Sísifo, figlio d’Èolo; e un figlio generò Glauco;
e Glauco generò Bellerofonte perfetto.
Omero, Iliade, Libro VI, versi 152-155
(traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)
Il giovane Bellerofonte di Corinto in gioventù si rese colpevole dell’omicidio del fratello DELIADE; per questo motivo, egli giunse come supplice da PRETO, re di Argo e Tirinto, che era anche un sacerdote in grado di purificare le anime per i loro delitti.
A quell’epoca, Preto aveva appena ceduto i due terzi del suo regno a Biante e Melampo, che avevano guarito le sue figlie dalla follia.
Quando il figlio di Glauco venne ad implorare di eseguire i riti per l’espiazione del proprio crimine, accadde che ad innamorarsi del bel giovane fosse la moglie dei sovrano di Trezene: STENEBEA, figlia di IOBATE, re di Licia (Omero la chiama invece ANTEA)2. La regina inviò a Bellerofonte dei messaggi per chiedergli un incontro, ma il giovane rifiutò; allora la donna andò a dire a Preto che Bellerofonte aveva cercato di sedurla con proposte oscene: il marito diede credito alle calunnie della moglie e meditò di vendicarsi.
Le leggi greche dell’ospitalità (la “xenia”) impedivano però l’uccisione di un commensale; pertanto, Preto inviò Bellerofonte dal suocero Iobate, con la scusa di consegnargli una lettera (che richiedeva, in realtà, l’uccisione del figlio di Sisifo).
Iobate lesse la missiva di Preto, ma non se la sentì di uccidere quel giovane tanto nobile e fiero; per questo motivo, egli chiese a Bellerofonte di andare a uccidere la terribile CHIMERA, pensando che il mostro l’avrebbe certamente annientato.
Figlia di Tifone ed Echidna, la Chimera era una creatura terrificante, con la testa di un leone, il corpo di una capra e la coda di un serpente (sulla schiena, aveva un muso di caprone che spirava fuoco). Il mostro devastava l’intera regione, e distruggeva il bestiame, perché riuniva in un solo essere la forza di tre belve.
Bellerofonte non si scoraggiò, ma andò alla ricerca del cavallo Pegaso, che un tempo era stata la cavalcatura dell’eroe Perseo; con l’aiuto della dea Atena, che gli donò una briglia d’oro, il figlio di Sisifo riuscì a domare il cavallo alato.
In groppa a Pegaso, Bellerofonte si accinse ad affrontare la Chimera: egli salì in cielo e cominciò a tormentare il mostro con una pioggia di frecce; quindi, riuscì a gettare del piombo nella gola del mostro, che si fuse soffocando la terribile creatura.
Compiuta questa impresa, Iobate gli ordinò di andare a combattere contro il bellicoso popolo dei SOLIMI , che confinavano con il suo regno; ma Bellerofonte riuscì anche in questa prova.
Di nuovo Iobate gli ordinò di combattere contro le AMAZZONI: ma il giovane le affrontò e tornò ancora una volta sano e salvo.
Allora Iobate ordinò ad alcuni suoi uomini, scelti fra tutti i Lici per il loro coraggio, di tendergli un’imboscata e assassinarlo: Bellerofonte li uccise tutti.
Finalmente Iobate, stupito dalla forza del giovane, gli fece vedere la lettera di Preto e gli chiese di restare presso di lui: gli diede in sposa sua figlia FILONOE e, quando morì, gli lasciò il regno (quanto a Stenebea, quando udì questi eventi si uccise; altri riferiscono invece che il figlio di Sisifo l’avrebbe rapita, messa sul dorso del cavallo Pegaso e l’avrebbe poi scaraventata in mare).
Bellerofonte generò tre figli: ISANDRO (che morì giovanissimo lottando contro i Solimi), LAODAMIA, madre di SARPEDONTE (eroe della guerra di Troia al fianco di re Priamo), e IPPOLOCO, futuro padre di GLAUCO (un altro dei protagonisti dell’assedio di Ilio, al fianco dei Troiani): di lui si ricorda uno scontro con l’eroe omerico DIOMEDE, il quale si rifiutò di continuare il duello quando venne a sapere le origini del suo avversario; il divino OINEO (nonno di Diomede), infatti, era infatti legato da un vincolo di amicizia e di ospitalità con Bellerofonte: presso gli antichi Elleni la xenia si trasmetteva anche alle generazioni successive.
Dal racconto di Glauco a Diomede, apprendiamo che l’eroe
venne in odio a tutti gli dei,
solitario allora vagava per la pianura Alea,
mangiandosi l’anima, evitando l’orma degli uomini.
Omero, Iliade, Libro VI, versi 200-202
(traduzione di Giovanni Cerri)
Un mito narra che l’orgoglio si sarebbe impossessato del figlio di Sisifo e, ad un tempo, il desiderio di raggiungere l’Olimpo: egli avrebbe tentato, in groppa a Pegaso, di raggiungere la dimora degli dei e di spingerli nei cieli. I numi, indignati dalla superbia di Bellerofonte, mandarono un tafano a pungere Pegaso, facendo disarcionare l’eroe: questi sopravvisse alla grave caduta, ma divenne infermo e trascorse malinconicamente il resto della sua vita in solitudine.
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1 ESIODO e IGINO sostengono invece che Bellerofonte sarebbe stato figlio di Poseidone.
2 Apollodoro riferisce un’altra genealogia; secondo il grande studioso, Licaone (il crudele sovrano che provocò l’ira di Zeus spingendolo a mandare il Diluvio) aveva una figlia di nome Callisto; la fanciulla era una compagna di caccia di Artemide, portava la sua stessa veste e insieme a lei aveva giurato di rimanere vergine. Zeus si innamorò di lei e la sedusse; per nascondere il fatto a sua moglie Hera, trasformò la giovinetta in orsa.
La gelosa Hera convinse però Artemide a colpire con le sue frecce quella bestia selvaggia, ma c’è anche chi dice che la Dea uccise la fanciulla perché non si era mantenuta vergine. Alla morte di Callisto, Zeus rapì il suo bambino e lo portò in Arcadia perché venisse allevato e lo chiamò Arcade: Callisto fu invece trasformata in costellazione, quella dell’Orsa Maggiore. Arcade ebbe due figli: Elato e Afida. I due figli si divisero il territorio, ma il potere andò interamente a Elato, che ebbe i figli Stinfalo e Pereo; Afida invece ebbe il maschio Aleo e la femmina Stenebea, che andò in sposa a Preto.


